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L'Unione Europea alla ricerca dell'indipendenza tecnologica

L'Unione Europea alla ricerca dell'indipendenza tecnologica

La vera forza di un paese e di un continente, oggi, si misura nella capacità di saper innovare e investire in infrastrutture di telecomunicazioni avanzate

Il digitale è ormai diventato un fattore abilitante qualsiasi ambito socio-economico. La massiccia penetrazione delle tecnologie non solo nelle abitudini dei cittadini ma anche nell’organizzazione e nella produzione industriale, finanche nelle procedure di definizione e adozione di policy pubbliche ha reso l’innovazione e la capacità di progettare, produrre e sfruttare al meglio tecnologie dall’impatto straordinario come cloud, Iot, Intelligenza Artificiale, blockchain, il vero volano di sviluppo e uno strumento di forte condizionamento delle dinamiche globali.

In questa partita che sempre più si gioca sul campo dell’innovazione tecnologica l’UE, nonostante la numerosità delle strategie e delle iniziative lanciate dalle istituzioni, continua a ricoprire un ruolo tutto sommato marginale. Si tratta di un’amara constatazione che purtroppo riguarda tanto le reti di ultima generazione, 5G in particolare e, dunque, i fattori abilitanti la trasformazione digitale, sia le tecnologie come l’IA e il cloud, sia, infine, i semiconduttori, ossia la componentistica indispensabile per il funzionamento di qualsiasi device, dal più semplice al più complesso.

È questo uno dei temi al centro del report I-Com dal titolo “Fast track to EU Strategic Autonomy. Speed check for digital, green and health” presentato a Bruxelles lo scorso 6 dicembre nel quale è stato descritto il posizionamento dell’Unione Europea nel contesto globale e sono state analizzate le iniziative decise dalle istituzioni per rafforzare la competitività e conseguire l’autonomia strategica europea rispetto al resto del mondo nei settori energia, salute e digitale.

Stiamo vivendo, infatti, un momento storico – causa anche la perdurante guerra in Ucraina – molto complesso e delicato per il presente ma soprattutto per il futuro dell’UE che rende quanto mai urgente, da un lato, accelerare per recuperare il ritardo accumulato in specifici ambiti e, dall’altro, mettere in campo risorse ed azioni indirizzate a ridurre la dipendenza dell’Europa dal resto del mondo.

5G, Cloud, Ia e semiconduttori. Ue ancora ai margini

Se si guarda allo sviluppo delle reti 5G e in particolare ai brevetti relativi alle tecnologie della famiglia 5G, la prima al mondo risulta essere la cinese Huawei, seguita dalla statunitense Qualcomm e dalla sudcoreana Samsung. Tra le prime 7 aziende ne figurano solo due europee, Nokia ed Ericsson, con un numero di brevetti decisamente più basso rispetto a quello delle prime tre. A livello generale, emerge una forte rappresentanza cinese (con 10 aziende), seguita da quella statunitense (con 6 aziende), mentre l’UE è ferma alle due appena citate.

Principali possessori di brevetti per tecnologie della famiglia 5G (fonte: Who leads the 5G patent race November 2021? – IPlytics)
Brevetti su tecnologie della famiglia 5G per paese del titolare (fonte: elaborazioni I-Com su dati IPlytics)

È un dato che fa riflettere soprattutto se analizzato insieme a quello che rivela come ben il 41,4% dei brevetti relativi alle tecnologie della famiglia 5G sia detenuto da imprese cinesi, seguite da quelle sudcoreane con il 19,9%.

Si tratta di un ritardo grave che non si ferma ai brevetti, ma si registra anche rispetto all’installazione di base station che si attesta su 132 unità ogni 100.000 abitanti in Cina per crollare a 57 nell’UE e addirittura a 30 negli USA.

Il posizionamento dell’UE nel contesto globale non migliora, purtroppo, se si analizzano i dati su cloud, IA e semiconduttori. E infatti, il mercato dei servizi cloud è nelle mani di soltanto 8 aziende di cui 6 americane e 2 cinesi.

Quota di mercato globale delle vendite di servizi cloud (fonte: Digital Economy Report 2021, UNCTAD, Q4 2020)

Se si guarda, invece, all’IA e in particolare alle prime 25 aziende impegnate nella ricerca avanzata in IA con specifico riguardo al numero di pubblicazioni prodotte nel 2020, non figura alcuna azienda europea. Se a questo dato si aggiunge che soltanto il 10% dei ricercatori AI di alto livello lavora in Europa e che nel 2021 gli investimenti privati in IA nell’UE sono stati di poco più di 6 mld a fronte dei 17,21 in Cina e dei ben 52,88 negli USA, non ci sono dubbi sul fatto che l’UE ricopre un ruolo del tutto marginale nella competizione globale sull’IA.

Top 25 organizzazioni che si occupano di ricerca avanzata su AI per numero di pubblicazioni scientifiche realizzate nel 2020 (fonte: Digital Economy Report 2021, UNCTAD)

La dipendenza dal resto del mondo appare ancor più grave rispetto ai semiconduttori che rappresentano il fulcro dello sviluppo delle tecnologie emergenti come reti5G, Iot, IA e quantum computing. È vero ed incontestabile che la supply chain dei semiconduttori è altamente complessa e frammentata tra una miriade di paesi tale da non consentire di ritenere alcuna area del mondo completamente autonoma ed indipendente. Ciononostante i dati sul mercato dei semiconduttori e la quantità di tonnellate di silicio prodotte dai principali produttori a livello globale dimostrano l’assoluta marginalità dell’UE.

Mercato dei semiconduttori per area geografica (fonte: World Semiconductor Trade Statistics, March 2022)
Principali paesi produttori di silicio a livello globale in tonnellate (fonte: Mineral Commodity Summaries 2022, U.S. Department of the Interior & U.S. Geological Survey)

Conclusioni

Stiamo vivendo in un’era in cui la parola d’ordine è digitalizzazione e innovazione tecnologica. La vera forza di un paese e di un continente, oggi, si misura nella capacità di saper innovare e investire in infrastrutture di telecomunicazioni avanzate, in grado di supportare lo sviluppo di servizi ad elevata complessità e che richiedono performance di rete brillanti in termini di capacità, stabilità e latenza, in tecnologie ed infrastrutture all’avanguardia come l’Intelligenza Artificiale e il cloud in grado di rivoluzionare il business delle aziende, i processi decisionali delle P.A. e la vita di noi cittadini e nella capacità di avere un ruolo strategicamente rilevante nella supply chain dei semiconduttori, indispensabili per l’esistenza stessa di tutte le infrastrutture e tecnologie emergenti.

Nella competizione globale l’UE rischia di rimanere pesantemente indietro. Se si guarda al panorama delle iniziative introdotte e agli ambiziosi obiettivi fissati è chiara la consapevolezza del ritardo e della necessità, ormai improrogabile, di cambiare passo. Nonostante ciò, non può sfuggire come l’ecosistema normativo europeo sul digitale, sebbene al condivisibile fine di garantire uno sviluppo tecnologico in sicurezza e nel rispetto dei diritti fondamentali rischi di accrescere fortemente la complessità disincentivando gli investimenti nell’UE e rallentando addirittura la crescita delle imprese europee. Riguardo allo sviluppo delle reti 5G, in particolare, il quadro normativo europeo, composto anche da una serie corposa di atti normativi dedicati alla cybersecurity, appare fortemente articolato e bisognoso di quella chiarezza indispensabile per garantire il recupero del forte ritardo accumulato nello sviluppo delle reti e dunque nell’offerta dei servizi che ditali reti hanno bisogno.

Anche rispetto all’IA, è chiara l’intenzione europea di affermarsi con una regolamentazione, che un po’ come accaduto con il GDPR per la protezione dei dati personali, possa assurgere a modello globale ponendo al centro un – condivisibile – approccio basato sul rischio, ma è necessario che il perimetro sia chiaro e che anche la corposa data regulation sia armonizzata e per quanto possibile unificata in strumenti assimilabili ai tradizionali e ben noti codici per favorire la certezza del diritto ed evitare ostacoli agli investimenti in innovazione. Molta attenzione va riservata, infine, al Chips Package tenendo in considerazione che l’UE possiede un ruolo in singoli anelli dell’articolata catena dei semiconduttori che certamente andrebbero rafforzati ma che probabilmente un’eccessiva spinta sulla produzione potrebbe non rivelarsi vincente correndo il rischio di incorrere in una sovrapproduzione peraltro neanche competitiva alla luce dei maggiori costi legati, ad esempio, al lavoro, che l’UE registra rispetto alle aree del mondo attualmente leader nella produzione.

*Silvia Compagnucci è vicepresidente Istituto per la Competitività (I-Com)

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