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REPowerEu, l'Unione europea trova l'intesa sul piano per l'indipendenza energetica
Ursula von der Leyen

REPowerEu, l'Unione europea trova l'intesa sul piano per l'indipendenza energetica

Gli Stati membri potranno aggiungere un nuovo capitolo dedicato al REPowerEu nei loro piani nazionali di ripresa e resilienza (Pnrr) varati nel quadro del fondo di ripresa Next Generation Eu. La quota destinata all'Italia è ancora da definire, von der Leyen ha parlato di circa 9 miliardi per le tecnologie pulite

Bruxelles – Intesa Ue nella notte (14 dicembre) per aggiornare i piani di ripresa e resilienza con capitoli aggiuntivi dedicati a centrare gli obiettivi del ‘REPowerEU’, il piano presentato a maggio scorso per affrancare l’Unione dai combustibili fossili russi. Dopo neanche sette mesi dalla proposta della Commissione europei, i negoziatori del Consiglio e del Parlamento europeo hanno raggiunto nella notte un accordo provvisorio sul ‘REPowerEU’, per dare modo agli Stati membri di aggiungere un nuovo capitolo dedicato a centrare gli obiettivi di indipendenza energetica (ad esempio, aumentare l’efficienza energetica negli edifici e nelle infrastrutture energetiche critiche o aumentare la produzione di biometano sostenibile) ai loro piani nazionali di ripresa e resilienza (Pnrr) varati nel quadro del fondo di ripresa Next Generation Eu.

“Accolgo con favore l’accordo politico sul REPowerEu. Mentre l’Europa sta voltando le spalle al gas russo, REPowerEU è il nostro piano per garantire un futuro di energia pulita. Questo accordo sblocca risorse significative per implementare il nostro piano, a beneficio dell’intera Ue”, ha salutato l’accordo in un tweet la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

L’intesa tra colegislatori – che deve essere formalizzata da entrambe le istituzioni – chiarisce come il piano dovrebbe essere finanziato. Nell’idea della Commissione Europea, il piano dovrà essere finanziato con quasi 300 miliardi di euro, di cui circa 72 miliardi in sovvenzioni che arriveranno in sostanza dalla possibilità concessa ai governi (facoltativa) di dirottare fino a 26,9 miliardi di euro dai fondi di coesione e fino a 7,5 miliardi di euro dalla Politica agricola comune (Pac). Le uniche sovvenzioni fresche in senso proprio saranno 20 miliardi di euro che colegislatori dell’Ue hanno deciso di finanziare per il 60 per cento con risorse dal Fondo per l’innovazione (12 miliardi di euro) e per il 40 per cento dall’anticipazione delle quote del mercato del carbonio, il sistema Ets (8 miliardi), che oggi sono ferme nella riserva di stabilità del mercato. Tutte queste risorse saranno in maniera obbligatoria vincolate, spiegano fonti comunitarie, all’attuazione del capitolo aggiuntivo al PNRR che tutti gli Stati membri dovranno redigere per l’attuazione del REPower.

Quanto alla chiave di ripartizione dei fondi – spiega una nota del Consiglio – sarà una formula che terrà conto della politica di coesione, della dipendenza degli Stati membri dai combustibili fossili e dell’aumento dei prezzi degli investimenti. Gli Stati membri avranno la possibilità di trasferimenti volontari dalla Riserva di aggiustamento della Brexit. Oltre alle sovvenzioni, la proposta della Commissione punta a mettere a disposizione i 225 miliardi di euro di prestiti non spesi dai governi dal ‘Next Generation Eu’ e redistribuirli tra i governi. Per ora non è possibile fare un calcolo preciso di quante risorse potrebbero spettare all’Italia. Dopo l’entrata in vigore del regolamento (presumibilmente da gennaio) i governi avranno trenta giorni di tempo per dichiarare se intendono utilizzare la loro quota di prestiti non utilizzati. Una volta avanzate tutte le richieste, Bruxelles potrà calcolare quanti di questi 225 miliardi di prestiti potranno essere finalmente utilizzati allo scopo. L’Italia, che ha già usato tutti i prestiti del Recovery, potrebbe usufruire di 2,7 miliardi dalla quota dei 20 miliardi di euro di fondi aggiuntivi e per ora è l’unica cifra definita. In un discorso la scorsa settimana, von der Leyen ha detto che circa 9 miliardi di euro saranno mobilitati in Italia, ma senza chiarire nel dettaglio da quali fondi. 

Inoltre, l’accordo prevede che gli Stati membri che dispongono di fondi di coesione non spesi del precedente quadro finanziario pluriennale (2014-2020) avranno la possibilità di utilizzarli per sostenere le PMI e le famiglie vulnerabili particolarmente colpite dagli aumenti dei prezzi dell’energia. Secondo la Commissione Ue i fondi non spesi per l’esercizio finanziario 2014-2020 potrebbero arrivare fino a 40 miliardi di euro.

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