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Revoca dell'immunità a Tarabella e Cozzolino: potrebbe volerci più di un mese. Gli altri casi al Parlamento europeo
(Photo by Frederick FLORIN / AFP)

Revoca dell'immunità a Tarabella e Cozzolino: potrebbe volerci più di un mese. Gli altri casi al Parlamento europeo

L'iter per la procedura d'urgenza prevede l'annuncio ufficiale di Roberta Metsola il 16 gennaio, che poi trasmetterà il fascicolo alla Commissione giuridica del Parlamento Ue. Il voto potrebbe essere a distanza di un mese, nella plenaria di febbraio, ma la presidente preme per una decisione il 19 gennaio

Bruxelles – Potrebbe dover attendere 40 giorni, la magistratura belga, per vedersi approvata la richiesta di revoca dell’immunità parlamentare agli eurodeputati Andrea Cozzolino e Marc Tarabella. Perché anche se la presidente dell’eurocamera, Roberta Metsola, ha annunciato immediatamente l‘avvio della procedura d’urgenza che riguarda i due membri del gruppo dei Socialisti e Democratici, l’iter previsto dal Regolamento del Parlamento Ue conta diversi passaggi.

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Prima di tutto, l’annuncio ufficiale delle richieste di revoca dell’immunità – e dei nomi dei membri coinvolti- sarà solamente il 16 gennaio, alla prima riunione plenaria del Parlamento a Strasburgo. Dopo l’annuncio di Metsola, la richieste saranno trasmesse alla Commissione competente, la Commissione giuridica JURI. A quel punto, la Commissione dovrà nominare un relatore che, prima di formulare una proposta di decisione che raccomanda l’adozione o il rigetto della richiesta di revoca dell’immunità, avrà facoltà di chiedere alle autorità interessate (in questo caso la magistratura belga) di fornire informazioni ritenute necessarie per la formazione di un parere. In questa fase, potranno avere luogo le audizioni con i deputati interessati: i due membri coinvolti, in linea di principio, potrebbero prendere tempo e far slittare l’udienza non presentandosi in aula, ma al secondo rifiuto a essere ascoltati la procedura proseguirebbe senza ulteriori attese. In realtà, sia Tarabella che Cozzolino, si sono già dichiarati più volte pronti a collaborare con le indagini, e a rinunciare all’immunità nel minor tempo possibile.

Una volta discussa e votata in JURI, la proposta di decisione della Commissione verrà presentata all’aula riunita e inserita all’ordine del giorno della prima seduta successiva. Che potrebbe essere durante la plenaria di febbraio, verosimilmente il 13 febbraio. Se adottata dall’Aula ( a maggioranza semplice), la presidente Roberta Metsola chiuderà la procedura comunicando immediatamente la decisione del Parlamento al deputato o ai deputati interessati e all’autorità nazionale competente.

Metsola, che ha già chiesto che alla questione venga data la priorità assoluta, potrebbe voler cercare di velocizzare l’iter parlamentare, spingendo perché la Commissione JURI lavori immediatamente alla raccomandazione, in modo da poter votare la revoca dell’immunità giovedì 19 gennaio, nell’ultimo giorno di plenaria. Mantenere aperta la questione per oltre un mese rappresenterebbe un bel fardello, con l’opinione pubblica che potrebbe facilmente accusare di ostruzionismo l’aula di Bruxelles.

Gli altri casi di revoca dell’immunità parlamentare

Al di là del recente arresto di Eva Kaili, l’ex vicepresidente del Parlamento europeo colta in flagrante dalle forze di polizia belga con oltre 500 mila euro in contanti nell’abitazione, e per questo messa in stato di fermo senza la necessità di revocare la protezione parlamentare, in questa legislatura è già successo in altre due occasioni che l’allora presidente dell’eurocamera, David Sassoli, richiedesse la procedura d’urgenza per la revoca dell’immunità ad alcuni deputati. Nel caso di Ioannis Lagos, l’ex leader del partito greco neonazista “Golden Dawn” (Alba Dorata), fu il governo di Atene a chiedere all’Europarlamento la revoca della protezione del deputato greco, condannato in patria a 13 anni e 8 mesi di carcere per “guida di un’organizzazione criminale”. L’11 novembre 2020 David Sassoli aveva annunciato la richiesta di revoca di Atene e deferito la questione alla commissione giuridica, che impiegò più di 5 mesi a portare in emiciclo il voto: il 27 aprile dell’anno successivo, con 658 voti favorevoli, 25 contrari e 10 astensioni, Lagos fu privato dell’immunità, arrestato in Belgio e estradato in Grecia.

Diversa la vicenda dell’ex-presidente della Generalitat de CatalunyaCarles Puigdemont, e dei suoi ex-ministri Antoni Comín e Clara Ponsatí, ai quali fu proprio la commissione giuridica del Parlamento europeo a chiedere la revoca dell’immunità. Per i tre catalani le tempistiche furono molto più brevi: due settimane tra l’annuncio del presidente Sassoli in aula e la votazione, il 9 marzo 2021, con cui l’aula decise di revocare l’immunità per tutti e tre (per Puigdemont 400 voti a favore, 248 contrari e 45 astenuti, per Comín e Ponsatí 404 voti a favore, 247 contrari e 42 astenuti).

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