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Francia e Germania cercano di sbloccare lo stallo a Bruxelles sulla riforma dell'Unione europea

Francia e Germania cercano di sbloccare lo stallo a Bruxelles sulla riforma dell'Unione europea

L'asse franco-tedesco lancia un gruppo di lavoro con 12 esperti per presentare a Bruxelles proposte concrete sulla riforma istituzionale dell'Ue, per un'Europa alla prova dell'allargamento. Le prime iniziative entro l'autunno 2023

Bruxelles – Ridurre i veti nell’Ue, sviluppare idee di riforma e portare avanti il processo di allargamento. Dopo mesi di attriti, l’asse franco-tedesco torna a dirsi compatto e a rilanciare l’agenda di un’Europa “sovrana” e più agile nelle decisioni, per collocarla meglio a livello geopolitico. L’occasione è il 60° anniversario del Trattato dell’Eliseo, celebrato domenica scorsa a Parigi dal presidente francese, Emmanuel Macron, e dal cancelliere tedesco, Olaf Scholz, con cui i due leader non solo cercano di dare nuovo slancio alle relazioni tra Francia e Germania, ma cercano di dare nuovo slancio anche all’Unione europea sul piano interno e geopolitico.

Per un’Unione europea più efficiente e agile sullo scacchiere geopolitico e in vista dei nuovi allargamenti “dobbiamo lavorare per riformare le istituzioni europee”, si legge nella lunga dichiarazione congiunta adottata al termine delle celebrazioni. “Perché un’Unione europea allargata funzioni, dobbiamo mettere in atto un processo decisionale efficace e rispondere alle aspettative espresse dai cittadini europei durante la Conferenza sul futuro dell’Europa”, scrivono Parigi e Berlino, sottolineando che a breve termine, è necessario “ampliare le aree in cui si vota a maggioranza qualificata in seno al Consiglio per rompere le impasse osservate, ad esempio su alcuni punti della politica estera e di sicurezza comune e della fiscalità”.

A tal fine, l’asse franco-tedesco sostiene l’uso di clausole ponte e di astensione costruttiva come “possibili soluzioni nel quadro dei trattati esistenti”, dunque senza mettere mano per il momento alla revisione dei Trattati. A volte, concludono, anche la cooperazione rafforzata può essere uno strumento “utile che non mette in discussione l’acquis dell’UE ed è aperto a tutti gli Stati membri”.

La questione della riforma delle istituzioni dell’Ue e in particolare della revisione del sistema di voto all’unanimità in alcune materie come quella fiscale ed estera è tornata in cima all’agenda delle istituzioni di Bruxelles con l’avvio della Conferenza sul futuro dell’Europa, l’inedito esercizio di democrazia partecipativa che per quasi dodici mesi (da maggio 2021 a maggio 2022) ha portato 800 cittadini – casualmente selezionati da tutti e Ventisette gli Stati membri – a sedersi sugli scranni dell’Emiciclo di Strasburgo per discutere di futuro dell’Unione Europea e per individuare con quali priorità andare a rendere più solido il progetto di integrazione comunitaria.

Dopo aver calato il sipario sui lavori della Conferenza a maggio, spettava alle tre istituzioni comunitarie – Commissione, Consiglio, Parlamento – individuare il modo con cui dare seguito a quanto proposto dai cittadini dell’Ue, ma come spesso accade le istituzioni si sono trovate divise sugli intenti. Chiusi i lavori della COFOE, l’Europarlamento ha spinto per aprire una Convenzione, ritenendola il luogo interistituzionale più adatto a discutere di come riformare l’Ue. Al Consiglio Ue è sufficiente una maggioranza semplice (14 Stati membri, la metà più uno) per aprire una convenzione, ma anche se l’iniziativa era sostenuta da governi dal peso politico della Germania, la Francia e l’Italia, ce ne sono almeno 14 contrari. A frenare di più sono gli Stati più piccoli, che si appellano alla garanzia del potere di veto per avere più peso politico in seno al Consiglio, dove altrimenti rischiano di “sparire”.

Il processo di riforma ha dunque subito un brusco rallentamento, in particolare in seno al Consiglio dove si incontrano le resistenze maggiori dei Paesi contrari a modificare i trattati. Ma lo stallo, secondo molti, è anche dovuto al fatto che dopo la Conferenza sul futuro dell’Europa si è fatta strada a Bruxelles l’idea che la riforma delle istituzioni europee, in particolare la riforma del sistema di voto in seno al Consiglio, debba andare di pari passo con il processo di allargamento dell’Ue: più l’Unione europea si allarga, più è necessario semplificare il sistema di voto in alcune materie che sono predominanti – come la politica estera – e in cui si rischia uno stallo continuo (come ha dimostrato l’Ungheria tenendo in ostaggio per un mese l’embargo sul petrolio russo proposto da Bruxelles per inasprire le sanzioni contro il Cremlino per l’invasione dell’Ucraina). Preso atto dell’assenza di una maggioranza a sostegno della convenzione, la presidenza della Repubblica ceca che ha guidato il Consiglio Ue da luglio a fine dicembre ha semplicemente rimandato alla primavera il processo.

Per Parigi e Berlino è tempo di rilanciare l’agenda delle riforme, approfittando anche di una sostanziale apertura in questo senso dell’attuale presidenza della Svezia. Nel programma di lavoro di Stoccolma si legge l’impegno “a raggiungere un ampio consenso tra gli Stati membri su come procedere con le proposte” della Conferenza sul futuro dell’Europa e “se le circostanze lo consentiranno, la presidenza porterà avanti le discussioni su processi decisionali efficaci, compreso il voto a maggioranza qualificata in alcuni settori della politica estera e di sicurezza comune”.

Francia e Germania, in occasione del Consiglio dei ministri franco-tedesco, hanno annunciato domenica l’avvio di un gruppo di lavoro di esperti per formulare raccomandazioni per le riforme istituzionali dell’UE . Il gruppo di lavoro conterà in tutto 12 esperti non governativi provenienti da entrambi i Paesi e farà capo alla ministra di Stato per l’Europa e il clima, Anna Lührmann, e alla segretaria di Stato francese per gli affari europei, Laurence Boone. “Per includere una prospettiva europea più ampia – si legge nella dichiarazione di intenti – il gruppo di lavoro raggiungerà anche altri Stati membri e candidati” e si lavorerà su proposte concrete “affinché le istituzioni dell’Unione guadagnino in efficienza e garanzie democratiche, e siano adeguate al prossimo allargamento”. Le conclusioni elaborate dal gruppo saranno consegnate a Lührmann e Boone entro l’autunno 2023.

“È ovvio che l’UE ha bisogno di una revisione istituzionale per mantenere la sua capacità di agire. Ciò è particolarmente importante nella prospettiva di futuri allargamenti. Per identificare potenziali modi per le riforme, riuniamo esperti tedeschi e francesi a un tavolo”, ha spiegato Luhrmann. La missione del gruppo di lavoro “è elaborare, nei prossimi mesi, raccomandazioni concrete su come rafforzare la capacità di agire dell’UE, proteggere i suoi valori fondamentali, rafforzare la sua resilienza, soprattutto alla luce della guerra di aggressione russa contro l’Ucraina, e avvicinarlo ai cittadini europei”, ha fatto eco anche Boone.

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