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    Home » Economia » La Germania chiude a nuovi recovery contro l’inflazione. “Abbiamo già NextGenerationEU”

    La Germania chiude a nuovi recovery contro l’inflazione. “Abbiamo già NextGenerationEU”

    Il ministro delle Finanze, Christian Lindner, mette in chiaro che "non c'è ragione" di rispondere con nuovi soldi pubblici alle mosse degli Stati Uniti

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    30 Gennaio 2023
    in Economia
    Il commissario Paolo Gentiloni (sinistra) e il ministro delle Finanze tedesco, Christian Lindner [Berlino, 30 gennaio 2023]

    Il commissario Paolo Gentiloni (sinistra) e il ministro delle Finanze tedesco, Christian Lindner [Berlino, 30 gennaio 2023]

    Bruxelles – Niente strumenti comuni con fondi europei freschi per rispondere alle mosse degli Stati Uniti contro il caro-vita e il caro-energia. La Germania chiude a ogni ipotesi di intervento, come invece vorrebbe l’Italia, per cercare di rilanciare l’economia a dodici stelle. “Non vediamo l’esigenza economica per varare un nuovo NextGenerationEU”, l’agenda per il rilancio post-pandemico che comprende il recovery fund, scandisce il ministro delle Finanze tedesco, Christian Lindner, al termine dell’incontro con il commissario per l’Economia, Paolo Gentiloni. “NextGenerationEU è già la nostra risposta all’Inflation reduction Act degli Stati Uniti”, tiene a precisare il membro di governo tedesco.

    Ci sono almeno due aspetti del dibattito politico in corso. Il primo, riguarda la questione finanziaria. Con il meccanismo per la ripresa post pandemica sono stati messi sul piatto 750 miliardi di euro. “Ci sono grandi risorse, e non c’è bisogno di aumentarle”, taglia corto Lindner. “Semmai dobbiamo migliorare la qualità della spesa”. In secondo luogo ci sono ragioni giuridiche nazionali. “Abbiamo limiti costituzionali, e suggerisco di non insistere sull’argomento”. La linea di Berlino è dunque quella di “negoziare con gli Stati Uniti“.

    Non è questa una novità. C’è un fronte piuttosto nutrito di Stati membri contrari all’idea di sussidi e aiuti per l’industria quale risposta alle mosse di Washington. Il piano da circa 369 miliardi di dollari varato dall’ammnistrazione Biden tocca da vicino il settore delle tecnologie verdi, con l’Ue che vede minacciata la strategia politica e industriale racchiusa nel Green Deal e negli sforzi di transizione green. Ciononostante Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Irlanda, Repubblica ceca e Slovacchia hanno inviato una lettera alla Commissione Ue per esortare di evitare di procedere in tal senso. Belgio, Paesi Bassi e la stessa Germania sostengono questa visione.

    L’incontro Gentiloni-Lindner serve anche per fare un punto sulla riforma delle regole del patto di stabilità. Anche qui, riconosce il ministro tedesco, “non è un mistero che non siamo d’accordo su ogni singolo punto“. Quello che inquieta i tedeschi è l’intenzione della Commissione europea di negoziare separatamente con i governi le regole e le traiettorie di riduzione del debito. “Noi siamo a favore di regole comuni”, e in tal senso “vorremmo un quadro multilaterale più che un’architettura bilaterale”. Gentiloni prova a rassicurare l’interlocutore. “Non ci sarà una riduzione del debito à la carte“, e quindi non a libero a piacimento, sottolinea il commissario per l’Economia.

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