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    Home » Cronaca » Italia ultima nell’Ue per neo-laureati chiamati nel mondo del lavoro

    Italia ultima nell’Ue per neo-laureati chiamati nel mondo del lavoro

    Eurostat certifica le difficoltà di un Paese a fare tesoro di figure qualificate e specializzate. Nel 2023 nessuno con un tasso più basso di quello tricolore

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    21 Agosto 2024
    in Cronaca, Cultura
    Neo-laureati [foto: COD Newsroom, Wikimedia Commons]

    Neo-laureati [foto: COD Newsroom, Wikimedia Commons]

    Bruxelles – Giovani e disoccupati, comunque precari. L’Italia dello studio e del lavoro funziona poco, e funziona male se messa a confronto con i partner dell’Unione europea. Così certifica Eurostat, che nel diffondere i dati sul passaggio dagli atenei agli uffici degli under 35 mostra un Paese che arranca. I neolaureati italiani sono ultimi per ingresso nel mondo del lavoro, questo il dato che emerge. Nel 2023 il sistema Paese si colloca all’ultimo posto nell’Ue per tasso di assorbimento di uomini e donne freschi di laurea.

    I neo-laureati, secondo la classificazione dell’istituto di statistica europeo, sono tutti gli individui di età compresa tra 20 e 34 anni che hanno completato gli studi negli ultimi 1-3 anni a livello di istruzione media o terziaria. Per loro, a titolo e specializzazione acquisita, si apre però la porta dell’incertezza. Soprattutto in Italia, dove un under 35 su tre resta con le mani in mano o a tasche vuote.

    In media l’83,5 per cento dei neo-laureati all’interno dell’Unione europea trova un impiego immediatamente dopo il completamento del percorso accademico. Mentre Malta (95,8 per cento), Paesi Bassi (93,2 per cento) e Germania (91,5 per cento) si ergono a modello di eccellenza per capacità di attrarre i nuovi giovani qualificati nel mondo del lavoro, dall’altra parte della graduatoria “i tassi di occupazione più bassi sono stati registrati in Italia (67,5 per cento), Grecia (72,3 per cento) e Romania (74,8 per cento)”, rileva Eurostat.

    Per la terza economia dell’eurozona la fotografia scattata mette in luce un problema cui porre rimedio, se non si vuole intaccare la competitività presente e futura di un Paese alle prese con problemi di crescita. I dati diffusi oggi (21 agosto) sulla non partecipazione lavorativa dei neo-laureati assumono una dimensione ancor più rilevante se incrociati con i dati sui laureati. In Italia ci sono pochi laureati, e di questi ancora meno finiscono nel mondo del lavoro. Una situazione d’insieme che suona da vero e proprio campanello d’allarme per un Paese chiamato a invertire la rotta, se vuole cercare di rimanere protagonista.

    Tags: dati eurostateurostatgiovaniistruzionelavorooccupazione

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