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    Home » Economia » Nell’Unione il dilemma dei passeggini cinesi venduti come ‘made in EU’

    Nell’Unione il dilemma dei passeggini cinesi venduti come ‘made in EU’

    Comprati sottocosto dalle aziende di Pechino e poi rivenduti a costo più alto. Sefcovic: "Prodotti non soggetti all'obbligo di marchio di origine". Ma agire non è semplice

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    18 Aprile 2025
    in Economia
    [foto: Vitold Muratov/Wikimedia Commons]

    [foto: Vitold Muratov/Wikimedia Commons]

    Bruxelles – Non solo l’auto elettrica ‘made in China’ venduta sottocosto, e per cui l’Ue ha dovuto imporre dazi. L’Unione europea è invasa anche da passeggini cinesi, realizzati a costo minore e per questo acquistati dagli europei sottocosto e rivenduti a prezzo maggiorato. Una concorrenza sleale che sta mettendo a dura prova l’industria polacca, e Kosma Złotowski (Ecr), membro della commissione Trasporti e uno dei questori del Parlamento Ue, lancia l’allarme.

    Oltre alla concorrenza sleale si registra ogni giorno una truffa. Perché, spiega nell’interrogazione presentata alla Commissione Ue, gli operatori che importano prodotti dalla Cina si presentano come produttori dell’Ue e, così facendo,” sfruttano il desiderio dei consumatori di acquistare prodotti ‘Made in Europe'”. Di conseguenza, i consumatori credono di acquistare un prodotto realizzato nell’Ue, quando in realtà stanno acquistando prodotti importati dalla Cina, “la cui produzione è spesso sovvenzionata dallo Stato”.

    La Commissione prende atto. “I passeggini, importati o fabbricati nell’UE, non sono soggetti all’obbligo di marchio di origine“, riconosce il commissario per il Commercio, Maros Sefcovic. C’è in sostanza un vuoto normativo che rende il prodotto per la prima infanzia oggetto di pratiche commerciali su cui l’esecutivo comunitario può poco. Però, ricorda, il Codice Doganale dell’Unione (Cdu) stabilisce che i prodotti importati sono originari del paese in cui hanno subito l’ultima trasformazione sostanziale ed economicamente giustificata. Inoltre, “di solito, il semplice assemblaggio non conferisce l’origine”.

    Kosma Złotowski [foto: Ecr group]
    Insomma, strumenti ed elementi validi per circoscrivere i casi di falsi passeggini ‘made in Ue’ ci sono, secondo Sefcovic. Per questo motivo a Bruxelles per il momento si ritiene di non dover intervenire. Intanto, ricorda ancora Sefcovic, l’industria del settore “può contattare l’ufficio reclami della Direzione Generale del Commercio per una consulenza” ed reclami. Inoltre i passeggini non sono come l’auto elettrica. Qui, precisa Sefcovic, le tariffe sono un’opzione poco praticabile. “L’aumento dei dazi doganali Ue sui passeggini potrebbe non essere lo strumento politico appropriato“. Come spiega ancora Sefcovic, le aliquote massime consolidate autorizzate per l’Ue nell’ambito degli impegni assunti dall’Organizzazione Mondiale del Commercio per i passeggini “corrispondono alle aliquote applicate della nazione più favorita”.

    C’è una questione di diritto commerciale internazionale che impedisce all’esecutivo comunitario di avviare una guerra dei dazi ulteriore contro Pechino. La non discriminazione tra partner commerciali viene concesso tramite ‘trattamento della nazione più favorita’. Secondo le norme dell’Omc, un vantaggio negoziato con un Paese deve essere esteso a tutti i partner commerciali che sono membri dell’Omc.

    Cosa può fare quindi l’Ue? Intanto si attende l’entrata a regime del regolamento sull’Ecodesign per i Prodotti Sostenibili (Espr), che introduce un passaporto digitale per i prodotti, accessibile elettronicamente, che consente di archiviare informazioni sulla sostenibilità dei prodotti. “Il primo piano di lavoro dell’Espr sarà adottato nell’aprile 2025, ma i passeggini non sono considerati prioritari“, conferma Sefcovic. “Se la Commissione proponesse un’etichetta che certifichi l’origineUEe, potrebbe prendere in considerazione i criteri di origine stabiliti nel Codice doganale dell’Unione”. Per ora questa intenzione non c’è.  I nuovi cittadini europei dovranno essere spinti ancora su prodotti realizzati in Cina e spacciato come europei.

    Tags: cinacommercioconcorrenzaconcorrenza slealeimportindicazione origineMaros Sefcovicmercato unicoue

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