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    Home » Energia » Energia, 25 Paesi Ue si dicono pronti allo stop del gas russo. No di Slovacchia ed Ungheria

    Energia, 25 Paesi Ue si dicono pronti allo stop del gas russo. No di Slovacchia ed Ungheria

    La presidenza polacca del Consiglio dell'Ue non riesce a trovare un accordo unanime sulle conclusioni politiche relative alla sicurezza energetica. Budapest: "Mette a repentaglio la nostra sovranità". Domani la proposta legislativa della Commissione per vietare i contratti spot e a lungo termine

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    16 Giugno 2025
    in Energia
    Robert Fico Viktor Orbán

    Il primo ministro ungherese Viktor Orbán (sinistra) e il suo omologo slovacco Robert Fico (foto: European Council)

    Bruxelles – Alla vigilia della presentazione del piano con cui Bruxelles intende liberarsi definitivamente da gas e petrolio russi, il commissario Ue per l’Energia, Dan Jørgensen, incassa i no di Slovacchia ed Ungheria. In una sorta di prova generale di quel che sarà il dibattito tra le capitali, i ministri europei dell’Energia riuniti a Lussemburgo non sono riusciti a trovare un accordo unanime su un documento che conteneva un riferimento a sostegno del taglio delle forniture da Mosca.

    L’opposizione di Budapest e Bratislava alle conclusioni sulla sicurezza energetica, messe sul tavolo oggi dalla presidenza di turno polacca del Consiglio dell’Ue, erano prevedibili. I due Paesi, fortemente dipendenti dai combustibili russi, avevano promesso battaglia già lo scorso 6 maggio, quando la Commissione europea aveva cerchiato sul calendario il 2027 come termine massimo per l’interruzione delle forniture dalla Russia. “Due delegazioni non erano pronte ad approvare il testo, che era molto ambizioso e delineava chiaramente una tabella di marcia per rafforzare la sicurezza energetica dell’Ue”, si è rammaricato il viceministro per il Clima e l’ambiente della Polonia, Krzysztof Bolesta.
    Domani Jørgensen presenterà la proposta legislativa vera e propria per l’eliminazione graduale delle importazioni energetiche russe. Rispetto alla roadmap delineata a inizio maggio, che prevede anche l’interruzione delle forniture di uranio per le centrali nucleari europee, per ora Bruxelles si limiterà a guardare al gas. “Arriverà anche questo”, ha promesso il commissario, ammettendo al contempo che “la questione del nucleare è ovviamente complicata, perché dobbiamo essere sicuri di non mettere i Paesi in una situazione in cui non hanno la sicurezza dell’approvvigionamento”.

     

    Il commissario Ue per l’Energia, Dan Jørgensen

    In sostanza, la Commissione europea proporrà di vietare le importazioni nell’ambito dei nuovi contratti e dei contratti spot esistenti sul gas russo entro il 2025 e le importazioni relative a contratti esistenti a lungo termine entro il 2027. In altre parole, saranno impediti nuovi contratti con i fornitori di gas russo (gasdotti e Gnl) e i contratti spot esistenti saranno sospesi entro la fine del 2025. Significa che circa un terzo delle importazioni dovranno essere interrotti già quest’anno. Jørgensen ha chiarito che la Commissione europea non intende offrire compensazioni per lo stop delle importazioni di gas dalla Russia e che “le compagnie non avranno problemi legali” perché si tratta di una causa di “forza maggiore, come è stato per le sanzioni”.

    Per le sanzioni alla Russia, la battaglia con Viktor Orbán ormai è un appuntamento fisso, perché in quanto decisioni attinenti alla politica estera dell’Unione richiedono l’approvazione all’unanimità dei Paesi membri. La Commissione europea potrebbe in questo caso fare leva sull’articolo 207 del Trattato sul funzionamento dell’Ue, che sancisce la competenza esclusiva di Bruxelles sulla politica commerciale e prevede il via libera delle capitali a maggioranza qualificata. Una scappatoia che aggirerebbe il veto di Orbán e dello slovacco Robert Fico, anche se è evidente che l’urgenza di disfarsi dal gas russo ha a che vedere con la politica estera ben più che con quella commerciale.
    Competenza condivisa tra l’Ue e gli Stati membri è invece la politica energetica, come rivendicato dal ministro ungherese per gli Affari Esteri, Péter Szijjártó: “La politica energetica è di competenza nazionale e questo mette a repentaglio la nostra sovranità e sicurezza energetica. Data l’escalation in Medio Oriente, abbiamo proposto che tale piano non venisse affatto presentato”, ha scritto sul suo account X annunciando il veto alle conclusioni sulla sicurezza energetica della presidenza polacca.
    D’altra parte, Varsavia ha sottolineato che il documento è stato sostenuto da 25 capitali, “un chiaro segnale di consenso schiacciante”. Ora la Polonia lascia la patata bollente alla Danimarca, che subentrerà dal primo luglio nel ruolo di presidente semestrale del Consiglio dell’Ue. E che dovrà dunque guidare i lavori per ottenere un via libera alla proposta che sarà svelata domani. Il ministro dell’Energia danese, Lars Aagaard, ha promesso che “attribuirà la massima priorità a questo dossier”, che non è “solo un pacchetto energetico”, ma “il pacchetto per la libertà dell’Europa“. Anche se “consapevoli che alcuni Stati membri nutrono preoccupazioni circa l’impatto di questo pacchetto”, l’obiettivo di Copenaghen è “raggiungere un accordo politico e avviare i negoziati con il Parlamento europeo prima di passare il testimone alla presidenza cipriota”.
    Tags: commissione europeadan jorgensenenergiagas russoRePowerEU

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