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    Home » Diritti » Palestina, le 48 ore dell’Accampamento Popolare sotto la Commissione europea

    Palestina, le 48 ore dell’Accampamento Popolare sotto la Commissione europea

    Una dozzina di manifestanti si è accampata sotto la sede principale dell'esecutivo Ue a Bruxelles per chiedere di rescindere l'accordo di associazione Ue-Israele; di imporre un embargo militare completo nei confronti di Israele; di far rispettare le responsabilità e rispettare il diritto internazionale sostenendo i mandati di arresto e le indagini della Corte penale internazionale; di porre fine a ogni cooperazione economica e politica che sostenga il sistema di apartheid israeliano

    Giulia Torbidoni di Giulia Torbidoni
    21 Ottobre 2025
    in Diritti, Politica
    Attivisti per la Palestina e il diritto internazionale sotto la sede della Commissione Ue - Foto G. Torbidoni

    Attivisti per la Palestina e il diritto internazionale sotto la sede della Commissione Ue - Foto G. Torbidoni

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    Bruxelles – Qualche banana, una scatola di burro che, date le temperature, non ha problemi di riscaldamento, sacchi a pelo, sciarpe e cappelli, e tante bandiere palestinesi. La pioggia di questa notte ha bagnato e rovinato gli slogan scritti su pezzi di cartone, e qualcuno con pazienza si mette in ginocchio a riscriverli. Altri si stanno confrontando, perché mancano meno di due ore alla scandenza che la polizia belga ha dato loro per andarsene. Gli occhi sono rossi e gonfi per la notte passata a camminare avanti e indietro, anziché stazionare, perché solo in questa modalità potevano rimanere ed essere tollerati dalle autorità. Sono una dozzina di cittadine e cittadini europei, di ogni età e nazionalità. Vivono a Bruxelles, come tantissimi altri, per lavoro, studio, famiglia. Ma domenica (19 ottobre) hanno deciso di lasciare le loro case e di andare a dormire all’esterno. Non in una strada qualsiasi, bensì sotto Palazzo Berlaymont, sede principale della Commissione europea a Bruxelles che, per una strana ironia della sorte, si trova, insieme alla sede del Consiglio, in Rue de la Loi: la strada della legge. E di rispettare la legge, il diritto, è quello che questi cittadini chiedono all’Unione europea.

    “Ho partecipato a tutte le manifestazioni per la Palestina, a difesa del diritto internazionale. Ma dopo ogni protesta in strada e in piazza tutti noi torniamo nelle nostre case. Questa volta mi sono detto: ‘Perché non rimanerci, in strada?'”, spiega un ragazzo danese. “Io sono padre di due bambini molto piccoli, sono europeo. E so che se lasciamo andare quanto sta avvenendo, se non teniamo il punto, per quanto siamo tutti stanchi e sfiduciati, non potremo più parlare di rispetto del diritto internazionale e di diritti umani. Sarà qualcosa che andrà perso e non solo per i palestinesi, ma per tutti. Ognuno di noi ha una responsabilità. Certo, i politici e i vertici hanno il potere, ma noi siamo qui per esercitare il nostro pezzetto e per ricordare a chi può agire, di farlo. Non posso – non possiamo – fare altrimenti”, spiega un ragazzo danese.

    Attivisti per la Palestina e il diritto internazionale sotto la sede della Commissione Ue – Foto G. Torbidoni

    L’accampamento popolare si è installato domenica sera (19 ottobre) in modo totalmente non violento e oggi (21 ottobre) alle 12 sarà sgomberato. “La polizia ci ha comunicato che verremo sgomberati per ragioni di sicurezza, perché domani ci sarà il Vertice Ue-Egitto con il presidente al Sisi presente qui a Bruxelles, e giovedì e venerdì c’è il Consiglio europeo”, spiega un’altra ragazza. “Ma, di solito, l’area di fronte al Berlaymont è pubblica e non è soggetta a misure di sicurezza straordinarie, nemmeno durante le riunioni del Consiglio europeo”, precisa, riportando un elemento che chi scrive può confermare. “Quindi, per noi si tratta di una violazione illegittima del nostro diritto di riunione e di espressione che dovrebbero essere tutelate dal diritto belga, dal diritto Ue e dal diritto internazionale”, sottolinea.

    Le 48 ore dell’accampamento al Berlaymont stanno per scadere, ma non le richieste che questi pochi attivisti portano fin davanti agli ingressi dell’Ue a nome di milioni e milioni di cittadini, europei e non. “Rescindere l’accordo di associazione Ue-Israele in risposta alla continua violazione da parte di Israele della clausola sui diritti umani (articolo 2). Imporre un embargo militare completo nei confronti di Israele. Far rispettare le responsabilità e rispettare il diritto internazionale sostenendo i mandati di arresto e le indagini della Corte penale internazionale. Porre fine a ogni cooperazione economica e politica che sostenga il sistema di apartheid israeliano“, spiega un breve comunicato stampa.

    I manifestanti sono pacifici. Ma fermi, e “si impegnano a rimanere a Bruxelles finché queste richieste non saranno soddisfatte e l’Ue non adotterà misure concrete per porre fine alla sua complicità nel genocidio, nell’apartheid e nell’occupazione in corso in Israele”.

     

    AGGIORNAMENTO 12.30 (21 ottobre 2025)

    La polizia ha chiesto agli attivisti di lasciare il posto. Alcuni hanno deciso di farlo, per evitare l’arresto. Altri sono rimasti.

    L’Accampamento ha rilasciato un comunicato stampa dove spiega che “la polizia di Bruxelles sta sgomberando con la forza un accampamento pacifico che chiede all’Ue di porre fine alla sua complicità nel genocidio”. Secondo gli attivisti, le forze dell’ordine stanno utilizzando “intimidazioni e forza illegale”.

    I manifestanti denunciano “i preoccupanti segnali” in base ai quali “l’Unione potrebbe essere sul punto di abbandonare le misure annunciate solo il mese scorso” nei confronti di Israele – di fatto, la sospensione di alcune disposizioni commerciali dell’accordo di associazione tra l’Ue e Israele; sanzioni contro Hamas, i ministri estremisti e i coloni violenti e lo stop al suo sostegno bilaterale a Israele, ad eccezione del sostegno alla società civile e a Yad Vashem. “Ora si sollevano dubbi sulla prosecuzione di questa azione e delle ulteriori misure previste”, spiega il comunicato.

    “Tutto ciò avviene sullo sfondo di un accordo di cessate il fuoco di prima fase per Gaza. Domenica, almeno altri 45 abitanti di Gaza, compresi bambini, sono stati uccisi in attacchi aerei israeliani. Nel frattempo, i leader dell’Ue non hanno più menzionato la Convenzione di Ginevra e la responsabilità di Israele per genocidio”, ricorda il comunicato. “L’Accampamento Popolare ha dormito all’addiaccio per due notti per sollevare queste questioni con l’Ue e chiedere che vengano mantenute pressioni su Israele e sulle relative leve legali, economiche e politiche. Nonostante le pesanti restrizioni della polizia, le azioni preventive e i fermi, il sequestro di effetti personali e il divieto di esporre cartelli o di rimanere fermi, i manifestanti sono rimasti al loro posto, pacifici e determinati, esercitando i loro diritti fondamentali di riunione e di espressione, garantiti dal diritto belga, europeo e internazionale”, descrivono gli attivisti. L’Accampamento “esorta l’Ue a rispettare e ad agire in base alle proprie leggi e ai principi dei diritti umani, della democrazia e dello stato di diritto” e invita “la Commissione europea a rispondere pubblicamente a queste richieste e a spiegare perché l’Ue continui a violare i propri obblighi legali e morali invece di farli rispettare”.

    AGGIORNAMENTO 13.32

    Gli attivisti spiegano che i tre manifestanti che avevano deciso di rimanere sul posto sono stati ammanettati e caricati nei camioncini della polizia. Al momento non sanno dove saranno portati.

    AGGIORNAMENTO 15.10

    Tutti gli attivisti arrestati sono stati rilasciati.

     

    (Eunews seguirà gli sviluppi della situazione).

    Attivisti per la Palestina e il diritto internazionale sotto la sede della Commissione Ue – Foto G. Torbidoni
    Tags: commissione europeagazaisraelepalestina

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