Bruxelles – Ripresa economica post-pandemica non proprio a misura di impresa. I Piani nazionali per la ripresa (PNRR) e i soldi del Recovery Fund che li sostengono sono stati usati poco per creare un ambiente utile a far sviluppare il contesto imprenditoriale, e l’Italia non fa eccezione. E’ quanto rivela la Corte dei conti europea, in una relazione dedicata al tema, da cui emerge che i conti non tornano. In totale sono stati destinati 109 miliardi di euro a promuovere il contesto imprenditoriale europeo, nonché alla creazione, allo sviluppo e alla gestione di imprese nei paesi dell’UE. Eppure, gli Stati membri “hanno affrontato solo in parte i problemi” relativi al mondo delle imprese, rilevano i revisori di Lussemburgo.
Il problema di fondo sta nelle riforme che erano attese. Il contesto imprenditoriale è il risultato dell’insieme di diversi fattori e sfere, tra cui struttura e regole del mercato del lavoro, quadro normativo, norme fiscali e di insolvenza delle imprese, accesso ai finanziamenti, pubblica amministrazioni. Tutte aree dove occorrono cambiamenti, e che per l’Italia vuol dire procedere con quella promessa di riforma del settore pubblico che si rinnova ogni anno ormai da oltre un decennio.
A proposito di Italia, neanche il governo Meloni brilla per progressi utili a rilanciare le imprese. Le azioni relative al contesto imprenditoriale “sono affrontate marginalmente dalle riforme e dagli investimenti” a titolo degli impegni del Recovery Fund alle quali sono collegate, il giudizio della Corte dei conti incardinato della relazione di più di 70 pagine. A onor del vero il problema non è solo italiano, riguarda altri 15 Stati membri (Austria, Belgio, Bulgaria, Estonia, Francia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia), ma il dato tricolore salta all’occhio visto che il Belpaese, con un PNRR da 191,5 miliardi di euro tra sovvenzioni (68,8 miliardi) e prestiti (122,6 miliardi), è il principale beneficiario dei soldi per la ripresa post-pandemica.
Per Italia e partner europei il consiglio è lo stesso: accelerare con le riforme. “Il Recovery Fund potrebbe agevolare il mondo delle imprese, ma il suo potenziale non è ancora stato sfruttato appieno”, ricorda e lamenta Ivana Maletić, il membro della Corte dei corti responsabile per la speciale relazione. “L’UE ha utilizzato i fondi per la ripresa dalla pandemia per incentivare i paesi dell’UE a intraprendere importanti riforme connesse al contesto imprenditoriale, ma nella maggior parte dei casi non ci sono ancora risultati”. E’ dunque tempo di sostenere le imprese, anche alla luce di nuovi contesti economico-commerciale più incerti e turbolenti, e alla luce delle necessità individuate da Mario Draghi nel suo rapporto sulla competitività.
Quello realizzato dalla Corte dei conti non è il primo report sul meccanismo di ripresa e l’attuazione da parte degli Stati. Fin qui emerge una situazione generalizzata di utilizzo delle risorse slegato e lontano dagli obiettivi dichiarati. Dal rischio di duplicazione di progetti e risorse spese due volte per gli stessi motivi e carenze nell’agenda di sostenibilità, fino ai ritardi nelle riforme e nella spesa, i revisori di Lussemburgo stanno mettendo in luce una storia tutta europea che rischia di non essere un successo.
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