dall’inviato a Strasburgo – Sulle auto la prima Commissione von der Leyen ha sbagliato. Non sulla necessità di ridisegnare la mobilità in senso pulito e sostenibile, quanto “sulla valutazione d’impatto” del provvedimento che vorrebbe bandire i motori tradizionali benzina e diesel tra dieci anni. Massimiliano Salini (FI/PPE), europarlamentare membro della commissione Ambiente, non ha dubbi: sul regolamento che rimette mano al settore dell’automotive ci si è mossi troppo frettolosamente. “Era stata denunciata contrarietà” sul metodo, ricorda nell’intervista concessa a Eunews a margine dei lavori parlamentari. “Non bisogna ridurre le ambizioni”, ma una revisione dei testi appare necessaria.
Eunews: Il presidente del PPE Manfred Weber ha detto chiaramente che dopo il 2035 tutti i motori, inclusi quelli tradizionali, dovranno continuare a essere prodotti. Vuol dire che c’è stato un errore nel corso della precedente legislatura?
Massimiliano Salini: “Assolutamente sì. E’ stato commesso un errore grave, che non è sostenibile, e che ha prodotto conseguenze sul mercato. Qui non è in discussione la decarbonizzazione, ma la decarbonizzazione si deve avere con tutte le tecnologie disponibili”.
E: C’è chi sostiene che cancellare l’orizzonte temporale del 2035 finisce col penalizzare l’industria, perché si crea più incertezza. Come risponde?
M.S: “E’ un errore di valutazione, dal punto di vista industriale. I costi di attuazione del regolamento così come scritto sono superiori a quelli della revisione. Il principio di neutralità tecnologica produce vantaggi molti alti”.
E: Un’apertura ai biocarburanti è una buona notizia per l’Italia?
M.S: “Tutto l’approccio sulla neutralità tecnologica per l’Italia è una buona notizia, come l’analisi dell’intero ciclo di vita della tecnologia. All’interno di questo approccio c’è la possibilità di valutare i carburanti alternativi”.
E: L’elettrico in Europa è ancora possibile o rischiamo che siano altri a farlo?
M.S: “E’ possibile se fatto in questo modo, se accompagnato da riforme e non in modo rigido. Allora diventa possibile avere le infrastrutture adeguate e sistemi che equilibrano i costi. Diversamente quando si forza la sfida poi si delega ad altri”.
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