Bruxelles – Che siano Ilva o Acciaierie d’Italia la sostanza non cambia: avanti con gli aiuti di Stato per sostenere il polo siderurgico di Taranto. La Commissione europea ha approvato lo schema di sostegni statali da 390 milioni di euro, varata come misura ponte verso la vendita dell’impianto dopo la gara d’appalto attualmente in corso. E’ opinione dell’esecutivo comunitario che l‘importo del prestito di salvataggio “è proporzionato, in quanto limitato al previsto deficit di liquidità e strettamente limitato ai normali costi operativi”.
Non solo. A rendere possibile l’aiuto sono anche “i nuovi e sostanziali sviluppi intervenuti nei mercati siderurgici all’interno dell’UE e a livello mondiale dal 2014″. Bruxelles di fatto riconosce lo stato di crisi globale del settore dell’acciaio, sfociato nelle misure UE di difesa dalla concorrenza estera, e per questo allarga le maglie dell’intervento statale nel comparto. Nel caso specificatamente italiano, poi, il prestito di salvataggio ad Acciaierie d’Italia “evita situazioni di disagio sociale, in particolare in Puglia, una regione in cui il livello di disoccupazione è costantemente superiore alla media UE“.
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Altra condizione chiave per il via libera di Bruxelles è l’assenza di precedenti. “Né il beneficiario (Acciaierie d’Italia) né il suo predecessore (ILVA) hanno ricevuto aiuti per il salvataggio o la ristrutturazione negli ultimi dieci anni“, sottolinea l’Antitrust a dodici stelle. A ben vedere il vecchio proprietario del polo siderurgico di Taranto ha ottenuto prestiti nel 2015. Allora Ilva beneficiò di aiuti nel 2015, che l’esecutivo comunitario dichiarò illegittimi, con tanto di richiesta di recupero di 84 milioni di euro. Da quel momento in poi per le acciaierie italiane, il polo più grande d’Europa, si sono susseguite lettere di messa in mora e minacce di multe per l’inquinamento prodotto in atmosfera, l’ultima della serie a maggio dello scorso anno, per mancata trasposizione della direttiva sulle emissioni industriali.
Ad ogni modo per la Commissione europea il prestito di salvataggio da 390 milioni di euro “non incide indebitamente sulla concorrenza con altri produttori di acciaio e sugli scambi commerciali nel mercato interno”. Il responso rappresenta una vittoria politica per il governo Meloni e ancor più per il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che con l’Unione europea si è speso in prima persona per rilanciare la produzione di Taranto in linea con le nuove priorità comuni. Del resto l’impianto è strategico, e lo sanno bene anche a Bruxelles: il polo siderurgico pugliese dà lavoro a circa 8mila persone, e rifornisce i settori automobilistico e dei componenti, degli elettrodomestici, dei progetti edilizi e infrastrutturali, dell’imballaggio, dell’ingegneria meccanica e dell’energia.
![Taranto, lo stabilimento ArceloMittal Ex Ilva, l'impianto siderurgico più grande d'Europa. [Credits: Fabio Altobello/IPA agency]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_IPA19107140-750x375.jpg)


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