Bruxelles – Nel corso del 2025, l’Unione Europea ha importato 723,3 milioni di tonnellate di prodotti energetici (petrolio, gas naturale liquefatto, gas naturale allo stato gassoso e carbone), per un valore complessivo di 336,7 miliardi di euro. Rispetto al 2024, le importazioni sono diminuite sia in termini di quantità (-0,6 per cento) che in termini di valore (-11,1 per cento), confermando un doppio trend decrescente in corso dal 2022: da quell’anno il valore dell’import di energia dell’UE è diminuito del 51,4 per cento rispetto agli iniziali 693,4 miliardi di euro di quattro anni fa, mentre il volume è calato del 14,9 per cento dopo aver toccato gli 849,6 milioni di tonnellate nel 2022. Sono i numeri contenuti nel report odierno (25 marzo) di Eurostat, l’istituto di statistico europea, che sottolinea come il declino assai più significativo del valore delle importazioni rispetto a quello dei volumi sia la conseguenza dell’abbassamento dei prezzi che si è registrato dopo il picco raggiunto con l’inizio dell’invasione russa in Ucraina (febbraio 2022).
Nel complesso, nel 2025 i prodotti energetici hanno rappresentato il 13,2 per cento della totalità delle importazioni UE, mentre nel 2024 erano arrivati poco sopra la soglia del 15 per cento. I numeri delle singole fonti di energia, però, non sono omogenei: se i numeri dell’import di petrolio, gas naturale allo stato gassoso e carbone sono tutti diminuiti, quelli relativi al gas naturale liquefatto (GNL) hanno registrato il trend opposto. In particolare, rispetto al 2024, le importazioni di petrolio extra-UE sono calate del 17,8 per cento in valore e del 6,1 per cento in volume e quelle del gas naturale allo stato gassoso sono scese del 5,3 per cento in volume, pur essendo cresciute del 3,4 per cento in valore. I dati del GNL, invece, sono entrambi preceduti dal segno più: +35,2 per cento in valore e +24,4 per cento in volume. Secondo Eurostat, si tratta di dinamiche che dimostrano “il progressivo passaggio al GNL come sostituto per il gas naturale allo stato gassoso: una popolarità in aumento che può essere spiegata da fattori quali la facilità del trasporto, la maggior efficienza e l’uso più sostenibile rispetto ad altre fonti di energia”.
Il report offre anche una panoramica sui principali Paesi esportatori di energia verso l’UE nel 2025. Partendo dal petrolio, le prime tre posizioni sono occupate da Stati Uniti (15,1 per cento), Norvegia (14,4 per cento) e Kazakistan (12,7 per cento). Quote inferiori ma comunque rilevanti sono state registrate da Libia (9 per cento), Arabia Saudita (6,5 per cento), Nigeria (5,9 per cento) e Iraq (5,2 per cento). Gli USA sono stati anche il principale fornitore di GNL nel 2025, contando per oltre la metà dell’approvigionamento europeo di questa fonte di energia (56 per cento) e staccando di gran lunga la Russia (13,9 per cento), il Qatar (8,9 per cento), l’Algeria (6,6 per cento) e la Nigeria (4,2 per cento). Per quanto riguarda il gas naturale allo stato gassoso, la Norvegia conferma un primato che detiene dal 2022 (52,1 per cento delle importazioni totali verso l’UE). Seguono l’Algeria (17,4 per cento), la Russia (10,4 per cento), il Regno Unito (9,1 per cento) e l’Azerbaijan (8,1 per cento). Infine, la ‘top 3’ del carbone: Australia (36 per cento), Stati Uniti (31,2 per cento) e Colombia (12 per cento).
Secondo Eurostat, questi dati dimostrano “la significativa diversificazione dei fornitori di energia” iniziata da Bruxelles a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina. Le azioni più incisive sono state prese nei confronti del petrolio di Mosca, con l’imposizione di un divieto UE sull’importazione via mare di petrolio russo dal dicembre 2022 e l’embargo sui prodotti petroliferi raffinati dal febbraio 2023. “Queste misure”, si legge nel report, “hanno portato la Russia a uscire dalla top 7 dei principali fornitori di petrolio per l’UE, dopo essere stata al primo posto fino al 2021”. I dati, in effetti, raccontano un significativo calo delle importazioni: dal 25,9 per cento di inizio 2022 all’1,4 per cento dell’ultimo trimestre 2025. Anche il divieto europeo sulle importazioni di carbone da Mosca ha prodotto effetti rilevanti, con l’Australia e gli Stati Uniti che sono diventati i nuovi partner principali di Bruxelles. Quanto al gas naturale allo stato gassoso, Eurostat sottolinea che “dal 2022 al 2024, le percentuali della Russia sono diminuite in maniera meno sensibile perchè alcuni Paesi UE avevano esenzioni temporanee per via di limiti infrastrutturali che impedivano passaggi immediati a fornitori alternativi”. Questo spiegherebbe perchè la Russia sia ancora il terzo partner europeo in questo ambito, anche se “ci si aspetta che la percentuale diminuisca ulteriormente a seguito della roadmap lanciata dall’UE nel maggio del 2025 per eliminare gradualmente l’import di gas russo entro il 2027”. Infine, c’è il caso più complesso da gestire: quello del GNL. “Per quanto la percentuale russa sia diminuita dal 21,2 per cento di inizio 2021 all’attuale 13,9 per cento e il gap con Washington si sia allargato considerevolmente”, scrive Eurostat, “Mosca rimane il secondo partner europeo per le importazioni GNL“.



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