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    Home » Economia » L’UE non ha spazio di spesa pubblica, il caro-energia ora è un rompicapo

    L’UE non ha spazio di spesa pubblica, il caro-energia ora è un rompicapo

    Rispetto al 2022 non si può spendere in sussidi a sostegno di famiglie e imprese, altrimenti si compromette la sostenibilità del debito. Preoccupa il mercato dei bond diventato improvvisamente volatile

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    25 Marzo 2026
    in Economia
    Aumento del costo dell'energia [foto: IPA agency]

    Aumento del costo dell'energia [foto: IPA agency]

    Bruxelles – Il caro-bollette prodotto dalla guerra in Iran non sarà facile da gestire. Perché non si possono mettere sotto pressione le finanze pubbliche, e quindi il rischio è che alla fine famiglie e imprese dovranno affrontare la questione con sacrifici individuali. Il punto, riconoscono fonti UE, è che “rispetto allo shock energetico del 2022 in questo momento non abbiamo lo spazio di bilancio per poter immaginare di ripetere misure come quelle adottate in precedenza”. Se la guerra della Russia in Ucraina innescò un caro-energia a cui si rispose con allentamenti delle regole sugli aiuti di Stato e aumenti della spesa, stavolta bisogna fare più attenzione, anche perché mercati e operatori finanziari guardano.

    Non c’è solo l’aumento dei prezzi dell’energia a preoccupare, a Bruxelles adesso si inizia a considerare “la volatilità nel mercato dei titoli di debito sovrano”. Lo spread, il differenziale di rendimento tra il bund tedesco, considerato affidabile, e i titoli di debito degli altri Paesi, si muove e si muove troppo. Da una parte non sorprende perché l’Europa degli Stati resta un importatore netto di combustibili fossili, e ciò che avviene su listini e forniture di petrolio e gas spiega la volatilità sul mercato dei titoli sovrani. “Semmai bisogna mostrare credibilità dal punto di vista delle finanze pubbliche“, confidano le stesse fonti. Vuol dire non aumentare deficit e debito, e lavorare, al contrario, per ridurli.

    Ci sono governi, come quello italiano, che hanno già decretato misure per ridurre il prezzo dei carburanti. L’esecutivo Meloni ha voluto ridurre le tasse su benzina e diesel alla pompa, che però vuol dire tagli ai servizi e meno introiti per le casse di uno Stato che vanta il secondo debito pubblico più alto dell’UE e dell’eurozona. Una misura comprensibile e compresa, ma “è un momento in cui occorre agire con cautela considerando le implicazioni per la stabilità” prima di varare misure, continua il funzionario europeo. Quel poco di flessibilità sulla spesa e sulle regole di bilancio che era ancora possibile è stata ‘mangiata’ dalla difesa, nuova priorità politica dell’UE per cui è stata la data la possibilità ai governi di sospendere il patto di stabilità interno e finanziare l’industria del settore.

    Prima che gli Stati membri agiscano in modo tutto nazionale, quindi non coordinato e confuso, si vuole richiamare i governi alla calma e alla concertazione. E’ questo il motivo per cui il presidente dell’Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis, ha voluto indire una riunione dei ministri economici in video-conferenza, perché le implicazioni per l’economia della guerra in Iran vanno discusse adesso, senza indugio. “Non è un momento favorevole per fare previsioni”, riconoscono a Bruxelles confermando quanto espresso pubblicamente anche dalla Commissione europea, e proprio per questo si vuole evitare di mettere a rischio la stabilità finanziaria dell’UE.

    Tags: caro bolletteconti pubblicidebitoenergiaeurozona

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