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    Home » Politica Estera » Kallas: “Nessun doppio standard, aiutiamo la Palestina come l’Ucraina”

    Kallas: “Nessun doppio standard, aiutiamo la Palestina come l’Ucraina”

    L'Alta rappresentante per la politica estera dell'UE accusa il Consiglio per l'assenza di sanzioni contro Israele e attende il prossimo premier ungherese. Il primo ministro della Palestina: "Netanyahu vuole annetterci, stop all'occupazione"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    20 Aprile 2026
    in Politica Estera
    L'Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'UE, Kaja Kallas, tra il primo ministro palestinese, Mohammad Mustafa (sinistra) e il ministro degli Esteri norvegese, Espen Barth Eide [Bruxelles, 20 aprile 2026]

    L'Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'UE, Kaja Kallas, tra il primo ministro palestinese, Mohammad Mustafa (sinistra) e il ministro degli Esteri norvegese, Espen Barth Eide [Bruxelles, 20 aprile 2026]

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    Bruxelles – “Respingo le accuse di doppio standard: aiutiamo l’Ucraina come sosteniamo la Palestina”. L’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione Europea, Kaja Kallas, vuole rimandare al mittente le accuse che piovono sulla Commissione europea per il suo atteggiamento: ci sono aiuti, e non pochi, che vengono rivendicati. Quanto alle sanzioni, se queste mancano è colpa di altri: l’Ungheria di Viktor Orban. La conferenza stampa tenuta in occasione della riunione del Comitato di collegamento per la Palestina (Ad Hoc Liaison Committee, AHLC) diventa il teatro per accuse dirette e ripetute.

    Kallas rivendica gli oltre 1,2 miliardi di euro di aiuti umanitari concessi dal 2000 a oggi, con circa la metà degli aiuti (680 milioni di euro) concessi dal 2023. “Siamo il principale donatore. Non troverete un sostegno più forte da nessuna parte al mondo”, sottolinea. A questo aggiunge il continuo sforzo diplomatico per una soluzione a due Stati della questione arabo-israeliana che resta l’unica via da perseguire. “Dopo anni di dibattito dobbiamo riconoscere che la soluzione non ha registrato molti passi avanti”, ammette ancora l’Alta rappresentante, incalzata però su quello che porta l’esecutivo comunitario a essere accusato di doppio standard: sanzioni che non ci sono. Per l’Ucraina, la Commissione UE ha messo sul tavolo 20 pacchetti di sanzioni contro la Russia, per la Palestina neanche uno contro Israele.

    “Siamo 27 Stati membri: 26 vogliono sanzioni contro i coloni, uno Stato no“, taglia corto. È un atto di accusa contro l’Ungheria, Paese che non nomina apertamente ma che aiuta a individuare: “Questo Paese [che appone il veto] ha avuto elezioni e presto avrà un nuovo governo, e vedremo se potrà avere un nuovo approccio”. La Commissione europea attende dunque Pétér Magyar per provare a imprimere un cambio di rotta invocato anche dal primo ministro palestinese, Mohammad Mustafa.

    “La guerra non produrrà pace; l’assedio non produrrà sicurezza; l’occupazione non produrrà stabilità; gli spostamenti non produrranno legittimità: solo una soluzione politica equa può produrre tutto questo”, scandisce il premier palestinese, che accusa apertamente Israele e il governo di Benjamin Netanyahu di sabotare l’intero processo: “La situazione in Cisgiordania è senza precedenti, con violenze da parte dei coloni mai viste prima. È qualcosa di organizzato, e sostenuto dall’esercito e dal governo”, sostiene. Il motivo? “Israele vuole annettere i nostri territori“.

    Mustafa non critica l’UE, ma certamente chiede, e si attende, qualcosa di più di aiuti umanitari. Chiede un appoggio politico vero. Ci sono ancora Stati membri dell’Unione europea che non riconoscono la Palestina come Stato. “Il riconoscimento è importante”, ammette il primo ministro palestinese, che però puntualizza: “Il problema non è il riconoscimento, è l’occupazione” di Israele. Ai danni dei Territori palestinesi “c’è un’occupazione che va avanti da 70 anni”. Serve dunque che l’UE faccia di più, al netto di quanto già fatto. Le difese di Kallas sull’operato dell’UE, dunque, valgono fino a un certo punto.

    Tags: kaja kallasMedio Orientepalestinaquestione palestineseue

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