Strasburgo, dall’inviata – Al Parlamento europeo si consuma uno scontro sulla richiesta di discutere nella sessione plenaria del 27-30 aprile “le atrocità commesse da Netanyahu”: la presidente del gruppo dei socialisti e democratici, Iratxe García Pérez, ha denunciato l’opposizione del Partito Popolare Europeo (PPE) ad aprire una discussione sulle responsabilità dello Stato d’Israele nei confronti della popolazione palestinese: “In questo Parlamento siamo l’unico gruppo che ha chiesto una discussione su come affrontare le atrocità commesse da Netanyahu, compresa la pena di morte introdotta contro i palestinesi: il PPE ha votato contro questa iniziativa”.
Sulla faccenda la co-presidente del La Sinistra, la francese Manon Aubry ha dichiarato senza mezzi termini che il suo gruppo parlamentare aveva portato avanti quasi in solitudine, per più di due anni, la richiesta di discussioni e risoluzioni dopo la dichiarazione di illegalità della Cisgiordania introdotta da Israele: “È chiaro che altri gruppi staranno sempre dalla parte dello Stato di Israele e non vedo alcuna prospettiva di cambiamento da parte loro” – commenta Aubry sull’opposizione dei Gruppo dei popolari.
Valérie Hayer, presidente di Renew, prende tempo, escludendo il sostegno immediato alla richiesta di dibattito: “Non siamo pronti a sostenere questa discussione. Serve piuttosto trovare un modo per affrontare serenamente una questione così delicata”.
L’appello dei Socialisti e della Sinistra: sanzioni e sospensione dell’accordo
La più ampia posizione dei Socialisti sui rapporti dell’Ue con lo Stato ebraico, mira a ottenere “una maggioranza che renda realtà la sospensione dell’accordo di associazione con Israele, che imponga sanzioni al governo israeliano e che stabilisca una posizione comune al consiglio a favore di un embargo delle armi”. Nella sua dichiarazione, Pérez ha tracciato un bilancio critico della risposta europea alla situazione mediorientale: a due mesi della guerra lanciata da Trump e Netanyahu contro l’Iran continua a non esserci la pace e i risultati che ne derivano “solo distruzioni e crisi mondiale senza precedenti”. L’Unione Europea, secondo la leader socialista, ha “fallito in Medio Oriente: sia sulla crisi energetica che sulla crisi dell’inflazione; nel frattempo a Gaza c’è grande violenza che è aumentata anche in Cisgiordania. Oltre a ciò, il conflitto si è spostato al Libano”. Nel briefing pre-plenaria di venerdì, la portavoce degli S&D, Utta Tuttlies, aveva espresso rammarico per la decisione del Consiglio Affari Esteri di non procedere alla sospensione dell’accordo, chiedendo che la proposta venisse sottoposta al voto “senza ulteriori indugi”.
Sulla stessa linea anche il gruppo del La Sinistra: durante il medesimo briefing, il portavoce Thomas Shannon ha criticato l’assenza di un dibattito sulla sospensione dell’accordo UE-Israele, “nonostante l’introduzione della nuova legge sulla pena di morte e oltre un milione di cittadini europei che hanno firmato una petizione in tal senso”. Shannon ha inoltre accusato l’Unione di mantenere un atteggiamento ambiguo, sostenendo che “l’Ue continua a trattare Israele come un eccellente partner commerciale, rendendosi così complice del genocidio”. A margine dei lavori di oggi dell’eurocamera, Aubry ha incalzato con toni ancora più duri, affermando che “Benjamin Netanyahu non si fermerà da solo e l’unica soluzione è la pressione della comunità internazionale e dell’Unione Europea”. La copresidente della Sinistra ha denunciato una disparità di trattamento con la situazione russa: “L’UE sta decidendo un 21° pacchetto di sanzioni contro la Russia di Putin, ma non c’è ombra della minima sanzione contro il governo israeliano che, dopo aver commesso un genocidio nella Striscia di Gaza, si appresta a fare lo stesso in Libano, bombardando civili, soccorritori e giornalisti”. La deputata ha evidenziato che per adottare le sanzioni non è necessaria l’unanimità, essendo sufficiente una maggioranza qualificata, aggiungendo che sette Stati membri ne hanno già fatto richiesta, rimpiangendo che “la Francia manchi di coraggio diplomatico”.

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