Bruxelles – Quale strategia adottare per la guerra in Medio Oriente? L’Unione europea non ha ancora una visione comune in merito, frenata da prospettive divergenti che i tanti attori coinvolti faticano a mettere d’accordo. Ma una cosa è chiara: “Se leggiamo le carte del Board of Peace per Gaza è impossibile – per l’Ue – aderirvi“. Lo ha stabilito l’Alta rappresentante per la Politica estera e la sicurezza europea, Kaja Kallas, intervenendo in plenaria oggi (19 maggio) a Strasburgo durante la discussione sul Medio Oriente, dove si è trovata di fronte a un Parlamento europeo scettico nei confronti dell’operato comunitario.
Nei sessanta minuti a disposizione per il question-time sul Medio Oriente, Kallas ha subito voluto chiarire la posizione di Bruxelles. L’Alta rappresentante ha spiegato che “lo statuto del Board of Peace è impossibile da accettare, perché il Consiglio di pace previsto dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite era concepito per la Palestina, doveva essere temporaneo e prevedeva un percorso chiaro per i palestinesi“. Mentre tutto “ciò non è presente nell’attuale Consiglio di pace, che non rispetta nemmeno il principio di uguaglianza degli Stati che solitamente si applica quando si aderisce alle organizzazioni internazionali”.
E mentre gli europei continuano a dividersi sull’accordo di associazione tra l’Unione e Tel Aviv, la capa della diplomazia europea torna sui contorni più accesi del dibattito, ovvero quelli attorno alle relazioni con lo Stato ebraico. “Non ho fatto una proposta di sospensione dell’accordo di associazione UE-Israele, abbiamo fatto un’analisi sulla base dell’accordo e la conclusione è che Israele sta violando i diritti umani stipulati dall’accordo, ma non c’è sostegno per la sospensione dell’accordo”, ha scandito.
Tra le violazioni dei diritti prese in esame, Kallas ha parlato nello specifico della condanna agli attacchi contro i cristiani a Gerusalemme. L’Alta rappresentante ha ammesso i limiti dell’azione diplomatica sul terreno. “Abbiamo gli strumenti per condannare questi atti. Non siamo presenti sul campo per intervenire in modo diretto, ma questo è quello che si può fare. Ovviamente anche voi potete far sentire la vostra voce” dalle aule del Parlamento. Kallas ha poi aggiunto che “l’umiliazione di usanze religiose” in diverse parti del mondo è da considerarsi “inaccettabile” e che Bruxelles sta “sollevando queste questioni anche con gli omologhi israeliani e con quelli di altri Paesi in cui accadono questi episodi”. Inoltre, “l’antisemitismo è un problema serio che stiamo riscontrando” e “ci opponiamo a qualsiasi provocazione e tentativo unilaterale di cambiare lo status quo a Gerusalemme Est, in particolare della sua Città Vecchia, nonché dei luoghi sacri per tutti”, ha dettagliato l’ex premier estone.
Spostando poi lo sguardo sulla delicata situazione nello Stretto di Hormuz, l’Alta rappresentante europea ha ricordato che l’UE ha “già operazioni navali nella regione – come Aspides – e l’unica cosa che serve – per estendere la missione – è una modifica dei piani operativi. Non è tanto se tutti sono d’accordo. Adesso il problema di Aspides è che ha troppe poche navi. Agiamo insieme: se consideriamo il quadro geopolitico, dobbiamo essere uniti”, ha incalzato Kallas.
Infine, sempre nel corso del dibattito sulla strategia dell’UE per affrontare le attuali crisi in Medio Oriente, la riflessione dell’Alta rappresentante si è estesa alla situazione interna di Teheran, dove Kallas ha rimarcato l’impegno europeo. “Noi forniamo sostegno alla società civile iraniana. Chi opera per la pace in Iran ha paura, perché il livello delle esecuzioni è aumentato del 68 per cento rispetto al 2024. Ma gli strumenti li abbiamo per quanto riguarda, ad esempio, le sanzioni economiche. I regimi cambiano anche quando si indeboliscono a sufficienza”, ha concluso.


![La riunione dei ministri degli Esteri dell'UE [Bruxelles, 11 maggio 2026. Foto: European Council]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/05/fac-260511-350x250.jpg)









