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    Home » Green Economy » L’Italia e altri tre Paesi UE chiedono di garantire il programma LIFE nel prossimo bilancio

    L’Italia e altri tre Paesi UE chiedono di garantire il programma LIFE nel prossimo bilancio

    Secondo i quattro Stati, si rischia di subordinare "gli obiettivi ambientali ad altre priorità" poiché gli stanziamenti inizialmente previsti nel QFP 2028-2034 sono inferiori a quelli in vigore. Il punto verrà sollevato al Consiglio Ambiente di domani (25 giugno)

    Iolanda Cuomo di Iolanda Cuomo
    24 Giugno 2026
    in Green Economy
    Ruscello d'acqua. Crediti: Commissione europea

    Ruscello d'acqua. Crediti: Commissione europea

    Bruxelles – Fondere il programma LIFE, lo strumento finanziario dell’Unione Europea per l’ambiente e il clima, in capitoli di spesa del bilancio più ampi, potrebbe comportare una perdita di visibilità, finanziamenti e azioni sul campo. In breve: si rischia di subordinare “gli obiettivi ambientali ad altre priorità”. È questo il punto che Italia, Austria, Lussemburgo e Spagna (assieme ai rispettivi governi regionali e comunità autonome) solleveranno domani (25 giugno) alla riunione del consiglio Ambiente dell’Unione Europea che si terrà a Lussemburgo. La paura è duplice: da un lato gli stanziamenti previsti nel prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP) per il 2028-2034, dall’altro l’integrazione del programma in quadri più ampi del bilancio dell’Unione Europea.

    Dunque, i quattro Paesi chiederanno un confronto sulla continuità del programma LIFE nel futuro QFP 2028-2034 e sulla struttura degli strumenti finanziari dell’UE “per garantire l’efficace attuazione della politica ambientale”, dei settori della biodiversità e del ripristino della natura. Gli stanziamenti inizialmente previsti nel QFP 2028-2034 “sono inferiori a quelli attualmente in vigore” e ciò tiene conto “della diversità di prospettive in merito alla sua progettazione, al suo finanziamento e al suo coordinamento con altri programmi”. Inoltre, nel dibattito sul prossimo bilancio pluriennale dell’UE, “sussiste il chiaro rischio che gli strumenti specializzati e l’ambizione ambientale vengano indeboliti” perché “la proposta di integrare il programma LIFE in quadri finanziari più ampi, come il Fondo europeo per la competitività, potrebbe comportare una perdita di visibilità, di finanziamenti specifici e della capacità di attuazione efficace sul campo, subordinando gli obiettivi ambientali ad altre priorità”, precisano i quattro Paesi in un documento congiunto.

    Secondo i quattro Paesi, l’Unione si trova ad affrontare “una triplice crisi ambientale” – perdita di biodiversità, cambiamenti climatici e inquinamento – che incide direttamente sia sul benessere dei suoi cittadini che sulla sostenibilità del suo modello economico. Inizialmente Bruxelles si era dimostrata ambiziosa, promuovendo strumenti finanziari in grado di tradurre gli obiettivi in risultati concreti. Tra questi figurava ad esempio il Green Deal europeo, cioé il pacchetto di iniziative strategiche che hanno avviato l’UE sulla strada di una transizione verde, con l’obiettivo ultimo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

    Anche il programma LIFE si è dimostrato “uno strumento chiave per l’efficace attuazione della politica ambientale e climatica dell’Unione”. Dalla sua creazione nel 1992, il regolamento ha “co-finanziato oltre 6mila progetti e mobilitato più di 12 miliardi di euro”, generando soluzioni tangibili sul territorio e contribuendo all’attuazione delle normative comunitarie per oltre trentaquattro anni. “Il suo valore aggiunto è evidente” per i Paesi, per cui LIFE rappresenta “l’unico strumento finanziario dell’UE dedicato esclusivamente all’ambiente e all’azione per il clima”. La sua struttura “basata su sottoprogrammi che coprono la biodiversità, l’economia circolare, i cambiamenti climatici e la transizione energetica” gli consente inoltre di affrontare sfide complesse e interconnesse. Nel combinare “finanziamenti, attuazione normativa, sviluppo delle capacità e cooperazione tra le parti interessate”, il programma diventa allora “un vero e proprio motore dell’attuazione delle politiche europee sul campo“. LIFE dunque ha costituito “un pilastro della governance multilivello, facilitando la partecipazione delle autorità regionali e locali, rafforzando le capacità tecniche e promuovendo lo scambio di buone pratiche tra gli Stati membri”, con un approccio che ha permesso di “validare soluzioni innovative su scala reale e di garantirne la replicabilità, contribuendo a colmare il divario tra l’ambizione politica e la realtà dell’attuazione”.

    Pertanto, nell’attuale dibattito sul QFP per il periodo 2028-2034 – che mira a semplificare e integrare il bilancio dell’UE – esiste il rischio concreto “che gli strumenti specializzati e l’ambizione ambientale vengano annacquati“. In questo contesto anche altre istituzioni, come il Parlamento europeo, e una serie di soggetti interessati a livello regionale e locale, hanno sottolineato la sua importanza e la necessità di garantirne la continua presenza nel futuro bilancio europeo.

    Tags: ambienteaustriaclimacommissione europeaConsiglio AmbienteGreen Deal EuropeoitaliaLIFE programmeLussemburgoqfp 2028-2034spagna

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