Bruxelles – Mettere da parte le logiche di sempre. Per il non semplice negoziato sul prossimo bilancio pluriennale dell’UE (MFF 2028-2034) “dovremmo cercare di spostare il dibattito da un gioco a somma zero di spesa a un gioco a somma positiva“, guardando a soluzioni nuove come ad esempio coinvolgimento della Banca europea per gli investimenti (BEI) e investendo come si deve sulle reti ultraveloci 5G e 6G. È il suggerimento che arriva dal presidente dell’Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis, in occasione delle conferenza dal titolo ‘Potenziare l’Europa: sfruttare il bilancio dell’UE per le priorità strategiche’ organizzata dalla Commissione europea.
Pierrakakis in sostanza chiede ai Paesi cosiddetti ‘frugali’ di non fare i frugali. Quanti attorno al tavolo – Austria, Danimarca, Svezia, Paesi Bassi e Germania – chiedono di ridurre il contributo al bilancio comune e spendere il meno possibile, dovrebbero quindi cambiare approccio e impostazione. “La questione – spiega nel corso del suo intervento – non è come allocare le risorse scarse esistenti, o almeno non dovrebbe riguardare solo questo. La questione è se possiamo creare una capacità europea completamente nuova”. È qui che si gioca la capacità dell’Unione europea di rilanciarsi.
La chiave del successo per il negoziato è e resta un cambio di attitudini, e Pierrakakis vuole insistere su questo aspetto: “Dobbiamo pensare in modo un po’ più innovativo a ciò che potrebbe liberare valore a livello europeo, valore che si tradurrebbe poi in valore nazionale per tutti noi”.
Lui, Pierrakakis, un primo contributo prova a fornirlo, attraverso modifiche in materia di telecomunicazioni e nuove tecnologie. “Il 5G è una risorsa strategica, così come il 6G“, premette il presidente dell’Eurogruppo, per il quale “mentre ci prepariamo per le assegnazioni del 6G e, progressivamente, per il rinnovo delle licenze 5G esistenti, abbiamo l’opportunità di ripensare a come gestiamo una delle risorse comuni più preziose d’Europa”. Qui Pierrakakis chiede di “immaginare” di poter “sincronizzare le aste e utilizzare i proventi, o gran parte di essi, come risorsa propria per il bilancio pluriennale”, il Quadro finanziario pluriennale (QFP) per il periodo 2028-2034.
In questo scenario l’idea potrebbe essere di “utilizzare il 25 per cento” dei ricavati per “creare un fondo” specifico, e di dotare la BEI del resto dei proventi “per creare un fondo ancora più grande da investire nelle applicazioni G6 di prossima generazione”. A detta di Pierrakakis, “se lo facessimo, creeremmo qualcosa di più ampio del semplice apporto di una nuova risorsa propria al bilancio pluriennale”. Adesso la parola agli Stati.
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