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    Home » Salute » Troppo presente nel suolo e nel cibo, nell’UE il problema del cadmio

    Troppo presente nel suolo e nel cibo, nell’UE il problema del cadmio

    Il metallo pesante pone problemi seri per reni e ossa. Sul banco degli imputati le attività umane, e l'agricoltura europea continua ad alimentare una catena di intossicazione. Bambini e adolescenti sovra-esposti, mentre l'Unione europea fa acquisti in Russia per ovviare al problema. In barba alle sanzioni

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    16 Luglio 2026
    in Salute, Agrifood
    [foto: imagoeconomica]

    [foto: imagoeconomica]

    Bruxelles – L’Unione europea ha un problema serio con il cadmio, metallo pesante dagli effetti dannosi per la salute che l’uomo ingerisce ogni giorno a causa di un’agricoltura malata. È l’allarme contenuto nel documento di lavoro realizzato dal centro studi e ricerche del Parlamento europeo che mette in guardia già a partire dal titolo scelto per il mini-rapporto di nove pagine: ‘Contaminazione da cadmio nell’UE: una sfida crescente’.

    La situazione ridotta all’osso è la seguente: i dati del 2026 confermano la “sovraesposizione cronica al cadmio in tutta l’UE“. Un problema, visto che il metallo pesante è tossico per l’organismo umano, e causa “danni irreversibili a reni e ossa”. La principale causa di questo male crescente e potenzialmente dannoso è l’agricoltura: a livello UE “i fertilizzanti fosfatici sono la principale fonte di contaminazione e contribuiscono al 55 per cento del cadmio aggiunto annualmente ai terreni agricoli dell’Unione europea”. Il risultato è “l’accumulo di questo metallo pesante tossico nel 45 per cento dei suoli agricoli a una velocità superiore a quella di rimozione”.

    Quasi la metà delle superfici usate per pascoli e coltivazioni sarebbero dunque da bonificare ma non lo sono, e il settore agricolo, che pure ha ricevuto sostegni e misure come pochi altri, continua ad alimentare una catena dell’intossicazione da cadmio. Anche perché, si sottolinea, “le normative attuali sono frammentarie e scientificamente insufficienti”, e l’esecutivo comunitario, piegandosi alle richieste del settore, ha evitato di affrontare la questione: il piano d’azione sui fertilizzanti della Commissione europea di maggio di quest’anno “ha perso l’occasione di fissare obiettivi più rigorosi“.

    Ma è un po’ tutto il modello produttivo a essere messo in discussione, laddove si fa notare che l’alta concentrazione di cadmio nel suolo è spiegabile solo in parte a proprietà del suolo ed erosione. Sono le attività umane a finire sul banco degli imputati poiché “hanno avuto un impatto significativo su questi suoli, con un aumento del 50 per cento degli apporti di cadmio nel corso del XX secolo a causa dello spargimento di fanghi di depurazione, dello smaltimento dei rifiuti, delle attività minerarie e delle emissioni industriali, come quelle provenienti dalle fonderie di zinco”.

    Suoli sani entro la metà del secolo. La Commissione Ue presenta la proposta per monitorare, gestire e bonificare

    Risultato: nell’UE attualmente l‘esposizione media al cadmio degli adulti (18-65 anni) è pari a 2,04 microgrammi per chilo di peso corporeo a settimana, ovvero l’82 per cento della dose tollerabile secondo l’Autorità per la sicurezza alimentare (EFSA) di 2,5 µg/kg di peso corporeo/settimana. Tale valore viene ulteriormente superato per i bambini da 1 a 3 anni (4,85 µg/kg di peso corporeo/settimana), i bambini da 3 a 10 anni (3,96 µg/kg di peso corporeo/settimana) e gli adolescenti (2,2 µg/kg di peso corporeo/settimana).

    Per tutti il problema è il cibo ingerito, quello coltivato su terreni contaminati. Lo studio su questo è chiaro: per quanto riguarda l’ingestione di cadmio “le principali fonti alimentari sono identiche in tutta l’UE: cereali e prodotti a base di cereali (26,9 per cento), verdura (16 per cento) e tuberi amidacei/patate (13,2 per cento). Poi ci sono ‘made in’ più nocivi di altri, visto che le regioni con alcune delle più alte concentrazioni medie di cadmio si trovano in Irlanda, Germania, Spagna, Polonia e Slovenia.

    Gli aspetti geopolitici del problema cadmio

    Come si può ovviare al problema? Un’opzione potrebbe essere quella di produrre fertilizzanti agricoli da rocce a basso contenuto di cadmio. Ma, avverte lo studio, la questione non può essere risolta semplicemente passando a fonti di fosfato a basso contenuto di cadmio, poiché queste fonti possono comportare un elevato rischio geopolitico, e questo è esattamente “il dilemma strutturale che il piano d’azione della Commissione sui fertilizzanti non riesce a risolvere”.
    Nello specifico la risposta migliore al problema sarebbero i giacimenti ignei russi, fonte di fosfato con il più basso contenuto di cadmio, ma le risorse russe sono proprio quelle da cui l’UE sta cercando di ridurre la propria dipendenza in seguito all’inizio della guerra di aggressione di Mosca contro l’Ucraina. Il secondo e terzo partner per questo tipo di prodotto sono rispettivamente Marocco ed Egitto che però, a differenza della materia prima russa povera di cadmio, hanno concentrazioni alte (Marocco) e medio-alte (Egitto).
    L’UE ha adottato sanzioni anche contro i fertilizzanti russi, ma a quanto pare non per le rocce fosfatiche: i dati, rivela lo studio, indicano che le importazioni di roccia fosfatica russa nell’UE sono aumentate del 28 per cento nel primo trimestre del 2026 rispetto al primo trimestre del 2025, raggiungendo il livello più alto dall’inizio della guerra. Segno che l’UE prova a risolvere il problema di esposizione e contaminazione da cadmio foraggiando Mosca e la sua macchina bellica.
    Tags: agricolturacadmiocancrocibofertilizzantiparlamento europeoue

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