Bruxelles – Le nuove tecnologie e l’innovazione apportano solo opportunità? Oppure esistono dei rischi sociali, come la violazione della privacy, da cui è difficile sottrarsi? Si tratta di un dibattito ampio, complesso, su cui l’accademia e la politica continuano ad interrogarsi. Recentemente, il tema è tornato alla ribalta a causa dell’avvento degli occhiali IA. I cosiddetti “occhiali intelligenti” sono lenti tradizionali nell’aspetto, ma dotati di microfoni, altoparlanti, fotocamere e un assistente di intelligenza artificiale integrato. Tra i produttori principali figurano Meta e Amazon. Chi li indossa potrebbe usarli come telecamera, microfono e dispositivo e poi trasmettere il materiale su una app o un servizio di intelligenza artificiale generativa – come ChatGPT.
Le loro criticità sono state sollevate oggi (2 settembre) durante il briefing quotidiano della Commissione europea con la stampa. In particolare, è stato chiesto se l’esecutivo stia considerando i problemi di privacy che sono sorti con l’immissione di queste nuove tecnologie sul mercato e quindi di legiferare sul tema. Uno dei portavoce, Markus Lammert, ha risposto che “l’Unione europea dispone già di un solido quadro giuridico che disciplina sia l’intelligenza artificiale che la protezione dei dati personali“. Ciò consiste nella legge sull’IA – il regolamento UE che disciplina lo sviluppo, la commercializzazione e l’uso dei sistemi di intelligenza artificiale – e il GDPR – il regolamento generale dell’UE sulla protezione dei dati (GDPR) che disciplina le modalità di trattamento e trasferimento dei dati personali delle persone fisiche nell’UE – le cui regole “sono applicabili indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, come ad esempio l’intelligenza artificiale“. Ha inoltre precisato che “le autorità di protezione dei dati sono responsabili del monitoraggio e dell’attuazione” delle norme e che ai sensi del GDPR “sono anche autorizzate a produrre linee guida in materia di trattamento dei dati personali”.
Il tema è stato tirato in ballo perchè alcuni Stati hanno iniziato ad attivarsi autonomamente. Lo scorso mese, Inghilterra e Galles hanno vietato l’ingresso degli occhiali intelligenti prodotti da Meta nei tribunali. Chi entra, è tenuto a consegnarli all’ingresso per poi riottenerli al momento dell’uscita. La misura è stata promossa per il timore è che possano essere registrate le testimonianze oppure che venissero fotografati i testimoni. Sempre in Gran Bretagna, anche alcuni gestori di sale cinematografiche stanno introducendo delle politiche simili. Secondo quanto riportato da Reuters, stanno valutando di vietarli o limitarli per preoccupazioni relative alla privacy e alla pirateria cinematografica. I cittadini britannici stano raccogliendo anche le firme per una petizione indirizzata al loro Parlamento. Viene chiesto di vietare immediatamente la vendita, nonché la promozione degli occhiali che possono registrare. Il motivo? “Gli occhiali intelligenti consentono la registrazione di altri senza che questi lo sappiano o acconsentano e il caricamento di questi contenuti su Internet”.
In Germania la battaglia contro gli occhiali intelligenti è sfociata addirittura nel penale. Ad agosto, l’organizzazione per i diritti umani, HateAid, ha presentato una denuncia contro Meta, Ray-Ban, Oakley e altri rivenditori di occhiali presso l’Ufficio del procuratore Generale dello Stato di Francoforte sul Meno. HateAid sostiene che la vendita di tale dispositivi sia un reato penale. In un suo comunicato stampa, l’organizzazione ha definito il lancio degli occhiali intelligenti “una manifestazione del crescente potere e del monopolio delle società tecnologiche”, dopo che per anni, “ha documentato un numero crescente di casi di violenza digitale basata sull’immagine, in cui le donne in particolare vengono filmate e ritratte in modo sessualizzato”. Per questo “non è raro che le vittime scoprano anni dopo che il filmato sta circolando online, dopo che è già stato ampiamente diffuso”. Oltre alla denuncia è stata presentata una petizione in cui ha chiesto il divieto di vendita degli occhiali Ray-Ban Meta AI in Germania; che venga garantita la sicurezza dei dispositivi “fin dalla progettazione” e che non “si lascino le persone abbandonate a sé stesse”, quando accedono alla giustizia.










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