Bruxelles – La strategia della Commissione europea per l’indipendenza energetica, RepowerEU, è uno strumento che presenta criticità. La Corte dei conti europa le rileva nella speciale relazione che mette in mostra la frettolosità di un provvedimento dettato sì dalla situazione, ma adottato in modo poco ragionato. Risultato: “Il piano REPowerEU non dispone ancora di strumenti di governance efficaci che ne guidino l’attuazione, i finanziamenti UE hanno svolto un ruolo solo secondario nel porre fine alla dipendenza dal petrolio e dal gas russi“, e come se non bastasse “non sono stati indotti sufficienti investimenti per accelerare la transizione all’energia pulita e rafforzare le connessioni transfrontaliere”.
La strategia di risposta alla guerra della Russia e in Ucraina e la crisi energetica che ne è scaturita viene di fatto bocciata dai revisori di Lussemburgo, per quello che risulta un vero e proprio schiaffo alla Commissione von der Leyen a cui si rimprovera di aver perso tempo e soldi: “A quattro anni dal suo avvio REPowerEU è in stallo, nonostante le varie centinaia di miliardi di euro messe a disposizione”, sottolinea Mihails Kozlovs, il membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione.
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Le affermazioni di Kozlovs e la relazione della Corte dei conti smentiscono la presidente dell’esecutivo comunitario che aveva invece ostentato l’efficacia di RepowerEU raccontando verità solo parziali. Perché, sì, “l’UE ha ridotto in modo significativo la propria dipendenza dai combustibili fossili russi”, riconoscono i revisori di Lussembrugo, “ma le misure del Recovery Fund incluse nei capitoli REPowerEU possono apportare solo un contributo limitato alla capacità produttiva di energia pulita e alle interconnessioni transfrontaliere”.
Non finisce qui. RepowerEU è concepito come strumento volto a ridurre le dipendenze strategiche di energia dalla Russia e al contempo come strumento punitivo nei confronti di Mosca. Peccato che il regolamento “non contiene alcuna disposizione che imponga sanzioni dirette agli Stati membri che non rispettano il divieto” di blocco totale di importazione di gas a partire dal 2027. In più, “i combustibili fossili russi sono ancora importati indirettamente nell’UE attraverso Paesi non-UE (ad esempio, Turchia, Cina o India)”. Tuttavia, rileva la relazione della Corte dei conti, “non esistono dati affidabili sulla quantità di petrolio russo importato attraverso questi Paesi terzi”.
In estrema sintesi, l’UE ha prodotto un pasticcio. Quindi, sottolinea il responsabile della relazione, Mihails Kozlovs, “dobbiamo trarre subito i giusti insegnamenti, poiché le nuove tensioni geopolitiche e il loro impatto sui mercati dell’energia evidenziano la necessità di accelerare la diversificazione e di evitare in futuro un’eccessiva dipendenza da un unico fornitore”. Data la situazione “chiediamo sforzi coordinati per rilanciare il piano”.
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