Bruxelles – Un primo passo per provare a sboccare l’impasse tra Skopje e Sofia sulla questione del riconoscimento delle minoranze bulgare in Macedonia del Nord potrebbe arrivare la prossima settimana. Aprendo il percorso del Paese dei Balcani occidentali verso l’UE. È l’annuncio della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, durante la visita a Skopje, dove ha incontrato il primo ministro nord macedone, Hristijan Mickoski. Al centro del confronto, lo stallo del processo di adesione, fermo da anni a causa delle richieste – ancora insoddisfatte – avanzate dalla Bulgaria di modifiche alla Costituzione nord macedone nel quadro dell’intesa raggiunta tra i due Paesi.
“Abbiamo concordato di compiere un primo passo la prossima settimana per cercare di sbloccare la situazione e rimettere in moto il processo”, ha dichiarato von der Leyen in conferenza stampa. La presidente della Commissione UE ha sottolineato che alla Macedonia del Nord manca “l’ultimo passo” per poter aprire il primo gruppo di capitoli negoziali, quello dedicato ai “fondamentali”. Il nodo resta quello delle modifiche costituzionali necessarie a includere la minoranza bulgara tra le comunità riconosciute dalla Costituzione nord macedone. Una questione che ha contribuito a mantenere il processo di adesione in fase di stallo e che Skopje ha finora faticato ad affrontare.
“La Macedonia del Nord appartiene all’UE”, ha ribadito von der Leyen, assicurando però che l’ingresso dovrà avvenire “nel pieno rispetto della sua identità e della sua lingua”. “Crediamo che la cultura e la lingua macedoni non possano che arricchire la nostra Unione”, ha aggiunto, richiamando il motto europeo “uniti nella diversità”.
I rapporti tra Bulgaria e Macedonia del Nord sono segnati da una disputa identitaria storica che negli ultimi anni si è intrecciata con il percorso di adesione all’UE. Sofia contesta alcune interpretazioni di Skopje sull’identità nazionale macedone, in particolare sulla lingua e sulle figure storiche condivise, mentre chiede il rispetto degli impegni previsti dal Trattato di amicizia e buon vicinato del 2017.
Nel 2020 la Bulgaria ha bloccato l’avvio dei negoziati di adesione di Skopje, chiedendo progressi sulle questioni storiche e sull’attuazione del trattato. Il compromesso raggiunto nel 2022 prevede, tra le altre cose, che la Macedonia del Nord modifichi la propria Costituzione per includere i bulgari tra le comunità riconosciute. Quella modifica non è ancora stata approvata e rappresenta oggi il principale ostacolo all’apertura effettiva dei negoziati di adesione.
Il primo passo concreto potrebbe arrivare a giorni, proprio in Bulgaria. Mickoski ha spiegato che von der Leyen gli ha suggerito di sfruttare la visita che il ministro degli Esteri nord macedone farà la prossima settimana, a Sofia, all’interno dei progetti del Corridoio 8 – asse strategico di trasporto ed energia che collega l’Italia (partendo dai porti pugliesi di Bari e Brindisi) al Mar Nero, passando per Albania, Macedonia del Nord e Bulgaria. È quella l’occasione, per von der Leyen e Mickoski, per chiedere un incontro bilaterale con l’omologo bulgaro. “Ho chiesto al ministro di richiedere un appuntamento con il suo omologo e di avviare l’iter”, ha confermato Mickoski, annunciando l’invio di una nota diplomatica. L’obiettivo è “iniziare a far avanzare il processo” e riaprire il dialogo tra i due Paesi.
Secondo von der Leyen, una volta superato lo stallo, il percorso potrebbe procedere rapidamente. “Nel momento in cui avremo sbloccato la situazione, la mia opinione personale è che possiamo essere molto rapidi con la Macedonia del Nord, perché stiamo già lavorando intensamente sulle riforme necessarie”, ha affermato. La presidente della Commissione ha comunque avvertito che “c’è ancora molto lavoro da fare”, pur definendo “impressionante” quanto realizzato finora da Skopje sul fronte delle riforme.
L’annuncio arriva alla vigilia di un’altra tappa del percorso di allargamento: la prossima settimana la Commissione presenterà le revisioni delle politiche di pre-allargamento. Bruxelles esaminerà istituzioni, politiche e bilancio dell’UE per valutare quali cambiamenti siano necessari in vista dell’ingresso di nuovi Stati membri. “Dobbiamo assicurarci che l’UE sia pronta a diventare più grande”, ha spiegato von der Leyen, indicando tra le priorità anche la protezione dei valori democratici e dello Stato di diritto.










