Bruxelles – Tra pesce e frutti di mare l’UE dipende per il 70 per cento dalle importazioni, il surriscaldamento delle temperature marine inizia a riscrivere le logiche naturali e di pesca, e l’età media dei pescatori europei sta aumentando. La Commissione europea si rende conto di avere un problema serio e reale con il settore marittimo, e prova a correre ai ripari iniziando da una strategia di lungo periodo. Si chiama ‘Visione 2040‘, ed è il primo ragionamento che vedrà l’esecutivo comunitario produrre legislazione mirata.
L’obiettivo, spiega il vicepresidente esecutivo responsabile per Coesione e riforme, Raffaele Fitto, è definire “una rotta chiara verso un settore competitivo, sostenibile e pronto per il futuro”. La Commissione europea – assicura – intende farlo “sostenendo l’innovazione, rafforzando la capacità di resistenza, promuovendo pari opportunità e tutelando le nostre risorse naturali”. Perché a Bruxelles “vogliamo garantire che la pesca e l’acquacoltura continuino a offrire alimenti di qualità, posti di lavoro dignitosi e valore a lungo termine per i cittadini di tutta l’Unione europea”.
Una strategia di sicurezza alimentare e non solo
Con ‘Visione 2040’ si tratta di dare “prevedibilità” ad un settore soggetto a tante incertezze e troppe sfide. A Bruxelles ricordano che “il cambiamento climatico sta incidendo sugli ecosistemi acquatici, i costi dell’energia sono in aumento e la concorrenza per lo spazio marittimo si intensifica“. Al contempo, la scarsa redditività in alcuni segmenti del settore, unita all’invecchiamento della flotta e della forza lavoro, rende più difficile attrarre una nuova generazione di lavoratori.
Un aspetto su cui lavorare sarà quello diplomatico e commerciale. “La dipendenza dalle catene del valore globali e dagli stock ittici soggetti a gestione condivisa accresce l’esposizione dell’UE all’incertezza geopolitica”, rileva la Commissione. Tale situazione fa sì che sia “necessaria” la promozione di una pesca sostenibile a livello globale, rendendo essenziale un’azione esterna dell’UE coerente ed efficace.
Kadis: “Il settore della pesca europeo si trova a un bivio critico”
Flotte ‘green’ e transizione energetica
Per l’Unione europea questa strategia di lungo periodo a 15 anni si traduce in modernizzazione della flotta, transizione energetica e diversificazione dei redditi. Son queste le “priorità di investimento fondamentali” per cui si lavorerà.
Le prime misure annunciate
Per rilanciare il settore e renderlo a prova di futuro, per il prossimo anno la Commissione annuncia un’iniziativa dell’UE sull’acquacoltura sostenibile. Ancora, l’esecutivo comunitario intendere rafforzare la cooperazione con la Banca europea per gli investimenti (BEI) e con gli istituti di promozione nazionali per proporre soluzioni di finanziamento su misura. “Il capitale privato sarà fondamentale per integrare il sostegno pubblico, ampliare la portata e accelerare la transizione verso un settore della pesca e dell’acquacoltura più sostenibile, competitivo e resiliente”, sottolinea Costas Kadis, commissario per la Pesca, che annuncia un pacchetto ‘Omnibus’ per il settore.
“Lavoreremo per una proposta legislativa per una legislazione semplificata e coerente per il settore dell’acquacoltura“, anticipa il commissario per la Pesca in conferenza stampa, senza però specificare quando sarà messa sul tavolo tale proposta. “La nostra destinazione è il 2040, ma le nostre decisioni iniziano adesso”, si limita a enfatizzare.
In questa strategia si inserisce poi la proposta della Commissione per il futuro Quadro finanziario pluriennale (QFP) dell’UE, che destina almeno due miliardi di euro nell’ambito dei Piani di partenariato nazionali e regionali (NRPP), ad aree connesse alla Politica comune della pesca (PCP), tra cui la pesca e l’acquacoltura sostenibili, nonché la conservazione e il ripristino dell’ambiente marino.
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