Bruxelles – Altroché pigri o fannulloni, i giovani europei tra i 15 e i 30 anni sono coinvolti nell’impegno democratico e ben consapevoli dei problemi del loro tempo. È quanto riportato da un’indagine Eurobarometro pubblicata ieri (28 ottobre) dalla Commissione europea e che mostra anche la percezione delle principali preoccupazioni dei ragazzi. Tra queste figurano il lavoro, il costo della vita, l’impatto dell’UE sulla loro vita quotidiana, le politiche giovanili e l’equità intergenerazionale.
Lo studio sottolinea che negli ultimi dodici mesi, il 75 per cento dei giovani ha partecipato a un’attività di un’organizzazioni o più, rispetto al 64 per cento registrato nel 2024. Le attività sono state spesso organizzate da un club sportivo (26 per cento) o da un’organizzazione giovanile (20 per cento). Nell’ultimo anno, inoltre, la maggior parte (55 per cento) degli intervistati ha dichiarato di di aver partecipato ad almeno un’iniziativa volta a realizzare cambiamenti sociali, in confronto al 48 per cento rilevato nel 2024. Il 60 per cento – il 17 per cento in più rispetto a un sondaggio analogo del 2024 – ha perfino partecipato ad attività analoghe in un altro Paese UE.
L’Eurobarometro mostra che un’ampia maggioranza degli intervistati, il 75 per cento, ritiene che le azioni intraprese dall’UE abbiano un impatto sulla loro vita quotidiana. Però, i giovani si aspettano che l’UE produca dei risultati per la loro generazione: il 33 per cento degli intervistati ha menzionato il mantenimento della pace, il 32 la lotta alla povertà e alle disuguaglianze economiche e sociali e l’aumento delle opportunità di lavoro per i giovani. Questi ultimi desiderano che le politiche giovanili si concentrino innanzitutto sui “problemi reali”, come le opportunità di lavoro e il costo della vita (40 per cento). Ciò precede la necessità di garantire che i giovani e le organizzazioni giovanili abbiano voce in capitolo nelle decisioni (32), di fornire sostegno finanziario ai programmi e alle iniziative per la gioventù (32) e di garantire che i giovani siano consapevoli delle politiche e delle opportunità a loro disposizione (29). Secondo il campione di intervistati, il voto e il coinvolgimento tramite social media rappresentano i modi più efficaci per far sentire la propria voce, con percentuali pari rispettivamente al 33 per cento e al 32.
Per quanto riguarda l’Italia, alla domanda “Cosa aspetti che l’Unione europea faccia per te?”, il 40 per cento del campione ha risposto “aumentare le opportunità di lavoro”, il 35 “preservare la pace, rinforzare l’ordine internazionale e promuovere la cooperazione internazionale”, il 30 “contrastare la povertà e le ineguaglianze economiche e sociale”. Per il 41 per cento degli intervistati italiani votare alle elezioni nazionali, locali ed europee è il modo migliore per far sentire la propria voce e, similmente alle percentuali europee, il 36 per cento è coinvolto nelle attività dell’Unione europea attraverso le elezioni, mentre il 26 per cento attraverso i social media.
Secondo quanto riferito in un comunicato stampa, l’indagine fa parte della campagna “Proteggere ciò che conta – La nostra democrazia”, un’iniziativa di Palazzo Berlaymont che incoraggia i cittadini ad assumere un ruolo attivo nel plasmare la democrazia dell’UE. Un apposito panel europeo di cittadini, di cui un terzo delle persone ha tra i 16 e i 29 anni, sta inoltre elaborando raccomandazioni sulla promozione della resilienza democratica in Europa.












