Per il portavoce del commissario Rehn le dismissioni annunciate dal Governo avranno un impatto sul debito pubblico e sono positive ma restano un provvedimento “una tantum”. Intanto Letta in Italia tuona contro “gli ayatollah europei per cui il rigore non basta mai” 
Le privatizzazioni che intende mettere in atto il Governo italiano “hanno un impatto positivo sul debito” e “possono avere una efficacia anche sull’economia”, ma Roma non deve dimenticare che “il bisogno di mettere in atto riforme strutturali resta”. È quanto ha dichiarato ai giornalisti a Bruxelles Simon Ò Connor, portavoce del vicepresidente della Commissione Olli Rehn, commentando il pacchetto di dismissioni da 10-12 miliardi. Riconoscendo che le misure del governo pur essendo “una tantum” sono comunque un “bene”, Ò Connor ha ribadito che “il bisogno di mettere in atto aggiustamenti strutturali resta”, e questo è stato ricordato “nella nostra opinione sul piano di bilancio” e “sulla spending review”. È su questi provvedimento che, ha spiegato il portavoce, “aspettiamo di avere più dettagli e a febbraio, nelle previsioni d’inverno, valuteremo se il governo riuscirà ad anticipare le revisione delle spese”.
Lontano da Bruxelles invece il presidente del Consiglio, Enrico Letta intanto tuonava contro gli “ ayatollah del rigore”. Parlando all’assemblea di Federcasse Letta ha dichiarato “stiamo battagliando, perché siamo tirati sia sul fronte esterno che sul fronte interno”, e così mentre “sul fronte europeo per alcuni ayatollah del rigore questo non è mai abbastanza, ma di troppo rigore l’Europa finirà per morire e le nostre imprese finiranno per morire”, sul fronte interno invece “troppi pensano che si possa fare deficit e debito. Noi siamo in mezzo. Servono spalle solide per reggere i due fronti opposti”.
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