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    Home » Politica » Audizioni dei commissari, quando il Parlamento respinse Buttiglione, Udre e Jeleva

    Audizioni dei commissari, quando il Parlamento respinse Buttiglione, Udre e Jeleva

    In passato diversi candidati a un posto nell'esecutivo comunitario sono stati bloccati degli eurodeputati. Il più noto è il caso dell'esponente dell'Udc proposto da Silvio Berlusconi nel 2004. Ma non è stato l'unico caso

    Alfonso Bianchi</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@AlfonsoBianchi" target="_blank">@AlfonsoBianchi</a> di Alfonso Bianchi @AlfonsoBianchi
    29 Settembre 2014
    in Politica
    L'audizione di Rocco Buttiglione nel 2004

    L'audizione di Rocco Buttiglione nel 2004

    Le audizioni dei commissari al Parlamento europeo non sono una formalità. In passato più di un candidato è stato bocciato dai deputati costringendo il Presidente a sostituirlo o ad assegnargli un portafoglio diverso da quello inizialmente proposto. Il più celebre caso è sicuramente quello di Rocco Buttiglione: nel 2004 l’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, propose il suo nome a José Manuel Barroso come commissario per la Giustizia, libertà e sicurezza. Nell’audizione nella commissione parlamentare per le Libertà civili fra le tante altre cose gli furono fatte diverse domande sulla sua posizione riguardo i diritti degli omosessuali. Buttiglione, che rispose alle domande dei deputati in ben 4 lingue, italiano, inglese, francese e tedesco, affermò che a suo avviso bisognava fare una distinzione tra “morale” e “diritto” perché “come cattolico considero l’omosessualità un peccato, ma non un crimine”. Inoltre aggiunse che la parola matrimonio “deriva dal latino ‘matrimonium’, ovvero protezione della madre”, e che “la famiglia esiste per permettere alla donna di avere figli e la protezione di un uomo”.

    Queste risposta, collegata alle sue tante prese di posizione pubbliche in Italia contro l’ampliamento dei diritti agli omosessuali, gli costarono la bocciatura da parte deputati. Il responso della commissione parlamentare non è vincolante, in quanto è solo un voto indicativo, mentre il voto più importante è quello di fiducia che riguarda l’intero esecutivo e avviene in seduta plenaria. Barroso e Berlusconi insistettero per un po’ su Buttiglione ma quando fu chiaro che con lui l’esecutivo non avrebbe mai ricevuto la fiducia il suo nome fu sostituito da quello di Franco Frattini. Il voto in Plenaria fu posticipato di tre settimane a causa di questa battaglia.

    Ma Buttiglione non fu l’unica grana per Barroso quell’anno, altri due nomi fecero discutere: quello della lettone Ingrida Udre e quello dell’ungherese Laszlo Kovacs. Udre, che era stata nominata commissario alla Tassazione, finì sotto attacco da parte di Ong e opinione pubblica in seguito a delle accuse di violazioni delle regole sui finanziamenti della campagna elettorale da parte del suo partito, l’Unione degli agricoltori, e dei Verdi. Il suo coinvolgimento personale non fu provato ma anche in questo caso si preferì sostituirla, e al suo posto fu scelto Andris Piebalgs. Diverso il caso di Kovacs a cui il Parlamento non volle che venisse affidata l’Energia, portafoglio al quale non veniva ritenuto adatto, ma il commissario designato fu accettato quando Barroso gli affidò la Tassazione tolta a Udre.

    Anche nel 2010 la formazione della Commissione non fu senza intoppi. A incontrare l’opposizione dei parlamentari europei fu la nomina della bulgara Rumiana Jeleva a cui Barroso aveva assegnato la Cooperazione internazionale. Durante l’audizione la candidata non riuscì a fare sufficiente chiarezza sui suoi interessi finanziari e sui suoi rapporti con una società di consulenza bulgara, la Global Consult, e come se non bastasse non fu ritenuta abbastanza competente per il ruolo. Messa alle strette dai deputati Jeleva rinunciò alla carica e al suo posto fu nominata Kristalina Georgieva.

    Tags: Barrosocommissione europeadiritti civiligaymatrimonionomineomosessualitàRocco ButtiglioneSilvio BerlusconiUdc

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