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    Home » Politica » L’Irlanda al voto anticipato, il primo ministro Simon Harris rischia un clamoroso autogol

    L’Irlanda al voto anticipato, il primo ministro Simon Harris rischia un clamoroso autogol

    Il leader del partito di centrodestra Fine Gael aveva convocato elezioni anticipate forte dei consensi, ma al termine della campagna elettorale secondo i sondaggi è stato superato sia dagli alleati di governo di Fianna Fáil, sia dalla sinistra di Sinn Féin

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    29 Novembre 2024
    in Politica
    irlanda elezioni

    New Fine Gael leader Simon Harris speaks at a convention in Athlone, central Ireland on March 24, 2024 (Photo by Paul Faith / AFP)

    Bruxelles – Oggi (29 novembre) più di tre milioni e mezzo di cittadini irlandesi sono chiamati alle urne per rinnovare il proprio parlamento ed eleggere un nuovo Taoiseach (primo ministro). Inizialmente previste a febbraio 2025, le elezioni sono state anticipate dal premier uscente Simon Harris, leader del partito di centrodestra Fine Gael, per sfruttare l’alto gradimento registrato nei sondaggi fino al mese scorso. Ma in un mese di campagna elettorale è cambiato molto, e gli ultimi sondaggi prima dell’apertura dei seggi danno Harris addirittura al terzo posto.

    Superato sia dagli alleati di governo di Fianna Fáil, il partito guidato dall’ex premier – ed attuale ministro degli Esteri – Micheál Martin, sia dalla sinistra di Sinn Féin, storico partito indipendentista irlandese in mano a Mary Lou McDonald. I dati diffusi dall’Irish Times a inizio settimana indicano una lotta serrata, con Fianna Fáil al 21 per cento, Sinn Féin al 20 per cento e il partito del primo ministro a rincorrere con il 19 per cento. Ad inizio novembre, prima che Harris convocasse le elezioni, Fine Gael era dato al 27 per cento.

    Manifesti elettorali a Dublino, 25/11/24 (Photo by PAUL FAITH / AFP) / TO GO WITH AFP STORY by Peter MURPHY

    Con questi numeri, è altamente improbabile che uno dei tre partiti ottenga da solo i seggi parlamentari necessari per la maggioranza al Dail, la Camera Bassa del Parlamento irlandese, che conta 174 membri. Lo scenario più probabile è che i due partiti centristi (Fine Gael fa parte della famiglia del Partito Popolare europeo, Fianna Fáil dei liberali di Renew) cambino semplicemente trucco alla coalizione già in piedi e continuino a governare. Avendo entrambi escluso qualsiasi collaborazione con la sinistra radicale di McDonald – tagliata fuori anche nel 2020, quando vinse le elezioni -, dovranno cercare sostegno tra uno dei partiti minori.

    Sempre secondo lo stesso sondaggio, i Verdi – l’attuale ‘terzo polo’ della maggioranza Harris – sono entrati nella settimana elettorale con il 4 per cento dei consensi, così come i laburisti. Più avanti i socialdemocratici, al 6 per cento, mentre i conservatori di Aontú e il partito di estrema sinistra People Before Profit sono dati al 3 per cento.

    Nella partita potrebbero giocare un ruolo decisivo i candidati indipendenti – che insieme contano il 17 per cento dei consensi -, anche grazie al peculiare sistema elettorale irlandese. Dublino utilizza il Proportional Representation Single Transferable Vote (Pr-Stv), un meccanismo proporzionale con preferenze trasferibili: in pratica, su base di collegi plurinominali, agli elettori è chiesto di stilare una classifica “numerando” i propri candidati sulla scheda elettorale. Le preferenze vengono conteggiate e i Td (membri del Parlamento) sono eletti direttamente al superamento della soglia di sbarramento prestabilita.

    Il TikTok Taoiseach, com’è stato ribattezzato Harris per l’assiduità con cui utilizza la piattaforma, ha sperperato diversi punti nell’arco della rapida campagna elettorale a causa di alcune gaffe. Che, per una sorta di contrappasso, sono divenute virali proprio sui social network: la più pesante, un video in cui Harris risponde in modo piccato e scortese alla dipendente di una fondazione che assiste persone disabili. Per il quale il premier è stato costretto a scusarsi pubblicamente.

    Sul lato delle proposte politiche invece, tra i due alleati di governo non ci sono grandi differenze: il Paese è adagiato su un’economia che va a gonfie vele anche grazie ad un surplus di bilancio da 8,6 miliardi di euro maturato grazie al prelievo fiscale sulle multinazionali con sede in Irlanda. Google, Apple, Meta, Microsoft, Pfizer, Johnson&Johnson e Amazon tanto per citarne qualcuna. Anche dal punto di vista dei diritti, Fine Gael e Fianna Fáil si sovrappongono, ed entrambi hanno promesso un giro di vite sull’immigrazione irregolare, un tema percepito dai cittadini irlandesi come strettamente legato alla crisi abitativa. Forse proprio perché l’unica alternativa di fronte a due partiti che si equivalgono, la leader di Sinn Féin, Mary Lou McDonald, ci crede: “Lo slancio per il cambiamento è ora dietro Sinn Féin. Non siamo mai stati così vicini a realizzare il cambiamento“, ha dichiarato in mattinata sul suo account X, spronando gli elettori a recarsi alle urne.

    Tags: elezioniIrlandasimon harris

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