Bruxelles – Il Parlamento europeo dà la spallata definitiva al sistema d’asilo UE così com’è stato costruito negli ultimi vent’anni. In due votazioni distinte, la maggioranza di destra ed estrema destra dell’Aula ha assicurato il via libera finale alla prima lista europea di Paesi d’origine sicuri e alla revisione dei criteri di applicazione del concetto di Paese terzo sicuro. È la vittoria del ‘modello Albania’, dell’esternalizzazione delle procedure d’asilo e della protezione internazionale. A perdere sono le persone migranti, il cui diritto all’asilo – ed altri diritti fondamentali – sarà notevolmente compresso. E in definitiva l’Europa stessa, che tradisce così alcuni dei valori che l’hanno finora contraddistinta sulla scena globale.
L’elenco UE di Paesi d’origine sicuri, che comprenderà inizialmente Kosovo, Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Marocco e Tunisia, è stato approvato con 408 voti a favore, 184 contrari e 60 astensioni. La stessa maggioranza, al netto di poche defezioni, che ha confermato il regolamento più controverso, quello relativo all’applicazione del concetto di Paese terzo sicuro, approvato con 396 voti a favore, 226 contrari e 30 astensioni. L’esito dei voti era quasi scontato: i due provvedimenti, proposti dalla Commissione europea la scorsa primavera, sono già stati approvati dall’Eurocamera e confermati nei negoziati inter-istituzionali. Quello di oggi è l’ultimo passaggio dell’iter legislativo.
Oltre ai tre gruppi di estrema destra – Europa delle Nazioni Sovrane (ESN), Patrioti per l’Europa (PfE) e Conservatori e riformisti (ECR) – la stretta sui richiedenti asilo è stata sostenuta in modo compatto dal Partito Popolare europeo. I liberali di Renew si sono spaccati in entrambe le votazioni, ed anche nelle file dei socialisti e democratici una ventina di eurodeputati hanno approvato i provvedimenti. Nessuna sorpresa nelle delegazioni dei partiti italiani: a favore del pugno duro Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, mentre Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra si sono opposti.
Entrambi i regolamenti erano previsti dal Patto per la migrazione e l’asilo che entrerà in vigore il prossimo giugno. Per quanto riguarda la lista UE di Paesi d’origine sicuri, i Paesi membri saranno tenuti ad effettuare procedure accelerate o di frontiera per tutti i cittadini provenienti dagli Stati indicati da Bruxelles. Le richieste d’asilo verranno valutate in un periodo massimo di tre mesi, e non sei, e le persone migranti trattenute per tutto il periodo della procedura.
La lista UE diventa vincolante, ma non impedisce agli Stati membri di stilare liste nazionali più numerose. In realtà, i Paesi UE potranno velocizzare l’esame delle richieste d’asilo per tutti i cittadini provenienti da Paesi il cui tasso di riconoscimento delle domande d’asilo sia inferiore al 20 per cento, e potranno designare come Paesi terzi e Paesi d’origine sicuri anche quelli che non lo sono per tutti o in ogni parte del loro territorio. I Paesi candidati all’adesione all’UE saranno considerati sicuri, a patto che non vi sia una guerra sul loro territorio, che non siano state imposte sanzioni da parte dell’UE e che il tasso di riconoscimento dell’asilo non sia superiore al 20 per cento. Spetterà al singolo richiedente asilo dimostrare che la procedura accelerata (e dunque il probabile rigetto della richiesta d’asilo) non dovrebbe applicarsi nel suo caso, a causa di un fondato timore di persecuzione o del rischio di subire gravi danni in caso di rimpatrio.
La revisione del concetto di Paese terzo sicuro permetterà allo stesso modo di accelerare le procedure d’asilo. Ma aprirà anche le porte all’esternalizzazione della protezione internazionale. In sostanza, verrà eliminato l’obbligo per le autorità nazionali competenti in materia di asilo di dimostrare l’esistenza di un legame tra il richiedente e il Paese terzo sicuro in cui lo si vuole trasferire. Gli Stati membri potranno applicare il concetto di paese terzo sicuro a un richiedente asilo che non sia cittadino di quel determinato Paese, e quindi dichiarare la sua domanda di protezione a livello UE inammissibile.
Non solo il transito attraverso un Paese terzo sicuro durante il viaggio per raggiungere l’UE diventerà un elemento sufficiente per poter negare la protezione: i richiedenti asilo potranno essere deportati – con l’unica eccezione dei minorenni non accompagnati – in qualsiasi altro Paese extra-UE con cui sia stato siglato un accordo bilaterale o a livello UE, a patto che tale Paese terzo rispetti una serie di condizioni che lo qualifichino come sicuro.
Le istituzioni europee hanno già previsto una verosimile impennata di ricorsi contro trasferimenti forzati, e messo le mani alle procedure che li normano: il regolamento eliminerà l’effetto sospensivo automatico dei ricorsi, al fine di “contribuire a ridurre i ritardi procedurali nell’applicazione del concetto di Paesi terzi sicuri e prevenire potenziali abusi delle possibilità di ricorso da parte dei richiedenti”. In questo modo però, le persone migranti che fanno appello contro il diniego della loro richiesta d’asilo rischieranno di essere espulse prima ancora della decisione definitiva.
![Il centro di Gjader, in Albania [Via Imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/02/Imagoeconomica_2304882-750x375.jpg)










![La riunione dei capi di Stato e di governo che ha preceduto il vertice informale del Consiglio europeo sulla competitività [Alden Biesen, 12 febbraio 2026]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/02/2.jpeg)
