Bruxelles – L’Unione europea e i suoi Stati membri facciano attenzione e si sbrighino a trovare rimedi, poiché “le restrizioni cinesi sulle esportazioni di terre rare possono generare perdite di produzione e pressioni inflazionistiche non trascurabili nei Paesi importatori di terre rare“. È l’avvertimento della Banca centrale europea, contenuto nello speciale bollettino tematico redatto per richiamare l’attenzione sulle sfide per l’agenda di competitività europea. A essere in gioco sono la transizione digitale e il libro bianco per la difesa: come sottolinea la BCE, “la scarsa sostituibilità dei materiali a base di terre rare, in particolare i magneti permanenti, unita al predominio della Cina sulla catena di approvvigionamento delle terre rare, crea vulnerabilità nelle reti di produzione, soprattutto nei settori ad alta tecnologia e in quelli sensibili alla sicurezza”.
Le terre rare sono materiali indispensabili per la produzione di componenti chiave come i magneti permanenti utilizzati nei veicoli elettrici, nelle tecnologie per le energie rinnovabili, nelle apparecchiature mediche e nei sistemi di difesa. Attorno a essi si basa l’impianto dell’intero operato di Ursula von der Leyen, da quando ha assunto la presidenza della Commissione europea. Il Green Deal è stato il programma del suo primo mandato (2019-2024), l’agenda per la difesa la priorità della legislatura europea in corso.
Oltretutto l’UE si trova al centro di una contesa sino-americana da cui rischia di uscire schiacciata. Perché, rilevano i tecnici della BCE, nel caso in cui la Cina dovesse optare per restrizioni sull’export di terre rare “gli Stati Uniti potrebbero reagire inasprendo i controlli sulle esportazioni di semiconduttori“, indispensabili per produzione di chip, microchip, transistor, tutti componenti essenziali per il comparto tecnologico, utile in praticamente tutti i settori, dall’ambito medico-sanitario a quello industriale fino alla difesa. Mentre la Cina domina la fornitura a monte di elementi delle terre rare nella catena del valore dell’alta tecnologia, gli Stati Uniti mantengono una certa influenza a valle attraverso restrizioni sui chip avanzati e sulle principali apparecchiature di produzione, continua il documento della BCE. Uno scontro commerciale tra le due potenze rischia quindi di ripercuotersi sull’UE e la sua area euro, a cui la Banca centrale europea ricorda di promuovere una diversificazione delle fonti e ridurre quelle dipendenze da cui l’Europa rischia di restare stritolata.

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