Bruxelles – UE o non UE? I cittadini dell’Islanda sono chiamati a rispondere ad un quesito sempre più esistenziale per il Paese, soprattutto alla luce dei cambi di rotta degli Stati Uniti di Donald Trump, fattore chiave del referendum per la ripresa dei negoziati di adesione all’Unione europea. Domani (29 agosto) gli oltre 266mila elettori islandesi saranno chiamati alle urne per un voto che, comunque vada, è destinato ad essere storico. Il processo di adesione dell’Islanda sembrava definitivamente abbandonato, ma il mutato contesto internazionale lo ha riportato nell’agenda politica nazionale.
L’Islanda e il processo di adesione
Il voto del 29 agosto non serve per dire ‘sì’ o ‘no’ all’Unione europea. Non è un voto per chiedere di entrare a far parte dell’UE, e quindi candidarsi, e neppure un referendum sul modello Brexit per abbandonare l’attuale “partecipazione esterna” (attraverso lo Spazio Economico Europeo) al club a dodici stelle. L’Islanda non è membro UE, ma è un Paese candidato che ha di fatto sospeso il processo di adesione. Il referendum di domani serve solo a capire se riprendere l’iter negoziale.
Il governo di Reykjavik aveva presentato richiesta di accesso all’UE a luglio 2009, e i negoziati sono iniziati un anno dopo, a luglio 2010. A settembre 2013 però il governo scelse di bloccare il tutto, con la pesca e le restrizioni comunitarie in materia tra i principali motivi di una completa rinuncia ufficiale comunicata a inizio 2015, dopo aver completato i negoziati su undici capitoli.
Perché ‘sì’: Trump e tensioni internazionali fanno dell’UE una garanzia
Dopo un decennio all’insegna di un isolamento dorato, l’Islanda prova a voltare pagina. Certamente l’aggressione militare della Russia in Ucraina ha influito nel sentimento e negli orientamenti della classe politica nazionale. Ma sono soprattutto fattori successivi al conflitto russo-ucraino ad aver convinto i partiti a indire un referendum. Il fattore chiave di questo voto è Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti che con la sua imprevedibilità e la sua politica aggressiva ha costretto a ripensamenti strategici.
I dazi, ma soprattutto le voglie di annessione della Groenlandia, hanno spinto l’Islanda a porsi delle domande. Inoltre c’è il disimpegno USA in sede NATO, di cui l’Islanda è Paese fondatore. In un contesto di questo tipo l’Unione europea diventa una garanzia di difesa, sicurezza, stabilità e affidabilità. La crisi prodotta dalla guerra israelo-statunitense in Iran, con rincari dei prezzi dell’energia e ripercussioni sulle catene di approvvigionamento, ha inoltre prodotto fluttuazioni per la corona islandese, improvvisamente volatile. Mercato unico e moneta unica diventano dunque una prospettiva allettante.
Le ragioni del ‘no’
A frenare gli euro-entusiasmi sono, da sempre, le regole comunitarie in materia di pesca. L’Islanda ha nel settore ittico uno dei punti di forza della propria economia, e l’idea di aprire ai pescherecci ‘stranieri’ le proprie acque e le proprie zone di pesca non piaceva allora e continua a non piacere adesso. Così come piace poco l’idea di avere quote fisse di pesca.
Ma è tutto il settore primario il nodo da sciogliere. Al pari della pesca, anche l’agricoltura è un tema sensibile per l’Islanda. Sull’isola si nutrono timori circa gli impatti negativi per le produzioni locali derivanti dalla Politica agricola comune. C’è la questione più ‘nazionalista’ dell’appartenenza all’UE. C’è chi non vuole cedere o perdere troppa sovranità nazionale.
Questi timori giocheranno certamente un ruolo nel voto. Da Bruxelles sono arrivati comunque segnali incoraggianti: ci potrebbe essere la concessione di esenzioni all’adesione di tutta una serie di regole. In questo momento storico l’UE fa certamente comodo all’Islanda, ma è vero anche il contrario e la Commissione europea lo sa molto bene. Il voto di domani può contribuire a scrivere un nuovo capito di storia nazionale, internazionale ed europea. La Commissione UE, in questo momento, sceglie la via del silenzio per non interferire in un voto mai così decisivo.

![La premier islandese, Kristrún Frostadóttir, con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen [Bruxelles, 14 gennaio 2026. Foto: Dati Bendo/EC - Audiovisual Service]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/08/eu_iceland-350x250.jpg)

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