Bruxelles – “La Commissione europea non ha dato l’esempio di solidarietà che credo tutti gli spagnoli si aspettavano in quei giorni”. Al contrario, “sosteniamo che l’Unione europea si fondi su tale valore”, che si parli di “Lampedusa, Groenlandia, Isole Canarie e la città autonoma di Ceuta”. L’ha dichiarato oggi (3 settembre) il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, durante una sessione plenaria del Congreso de los Diputados – il Parlamento spagnolo. Sànchez è stato invitato per “riferire sulla gravissima situazione” vissuta dall’exclave spagnola – dove tra il 30 e il 31 luglio, sono entrati circa 60 mila migranti provenienti dal Marocco – “a causa dell’aumento degli ingressi illegali” nel territorio, nonchè per spiegare le “misure che intende adottare per garantire l’integrità delle frontiere spagnole e dell’Unione europea”.
Chi abbia la responsabilità dell’accaduto resta ancora immerso nell’ombra. E restano ancora non identificati gli attori che hanno mosso i cosiddetti “sottili indicatori di coordinamento nei messaggi telefonici” per invitare le persone ad andare in massa nell’exclave. “Ad oggi, nessuno, nemmeno uno, è stato in grado di stabilire se dietro a questi attacchi ci fossero effettivamente profili sui social media associati ai movimenti di protesta sociale marocchini, o agli Stati di Marocco, Russia o Israele“, ha evidenziato. Tale “ipotesi è esclusa dai nostri servizi segreti per ora”, perché “queste sono le informazioni di cui disponiamo al momento”. Ciò che sembra certo, invece, è “che mafie e commercianti abbiano approfittato della situazione, alimentandola, per vendere materiali e servizi legati all’assistenza alle persone al valico di frontiera”.
Ma le relazioni con il Marocco cambieranno. “Stiamo rivedendo tutti i meccanismi di coordinamento di allerta che condividiamo con lo Stato marocchino” e “costruiremo garanzie aggiuntive perché la situazione vissuta lo scorso 30 luglio non si produca di nuovo”, ha scandito il premier. Madrid continuerà “a cooperare con il Marocco” e ad avere “una buona relazione di vicinato”. Ma è “evidente” che dopo Ceuta, “questa relazione deve essere diversa”, ha rimarcato.
Nonostante le dure parole rivolte a Bruxelles e ai Ventisette – “dall’Europa non abbiamo avuto l’esempio di solidarietà che ci aspettavamo tutti” – il premier spagnolo è alla dimensione europea che guarda. Per questo motivo, ha annunciato che chiederà a Bruxelles di “riconoscere il suo status di regione ultraperiferica” (RUP) per Ceuta – un riconoscimento giuridico speciale riservato ad alcuni territori che fanno parte integrante dell’UE ma sono situati geograficamente lontano dal continente europeo. Prevede che ci siano “numerosi vantaggi ed è fondamentale per la sua identità regionale”. L’obiettivo è farla integrare “maggiormente nell’Unione europea” e far comprendere a Bruxelles “che questi territori non rappresentano un problema di confine da sopportare passivamente”. “Questi non sono gli unici due confini terrestri che l’Europa e la Spagna hanno in Africa, ma una parte integrante del passato e del futuro dell’Europa, che deve essere riconosciuta e trattata come tale”, ha affermato.
Intanto, da Bruxelles, la Commissione europea conferma di aver ricevuto “richieste da parte delle autorità spagnole – non oggi, ma già in precedenza – sia per finanziamenti d’emergenza sia per il sostegno delle agenzie” come Frontex per garantire una presenza a Ceuta e di star “procedendo in via prioritaria alla valutazione di queste richieste”. Tuttavia, “per poter completare la nostra valutazione finale, restano ancora alcune importanti questioni aperte alle quali le autorità spagnole devono prima fornire risposta”, ha spiegato il portavoce della Commissione UE, Markus Lammert. “Permettetemi di ribadire – ha aggiunto – che, fin dalle prime fasi, la presidente della Commimssione Ursula von der Leyen ha ribadito che siamo pronti a rafforzare, se necessario, la presenza di Frontex a Ceuta e in altre parti delle frontiere esterne”, ha osservato la portavoce Paula Pinho.
Infine, sul futuro dei migranti, il governo starebbe accelerando le procedure di rimpatrio e trasferimento “con l’obiettivo di ridurre al minimo il tempo che i migranti devono trascorrere nella città autonoma di Ceuta, sempre nel rispetto della legge”, rifiutando esplicitamente le espulsioni sommarie e spiega la procedura caso per caso. Non è stato fornito, però, alcun dato sul numero di migranti ancora presenti a Ceuta, nessuna distinzione tra chi verrà rimpatriato e chi verrà trasferito sulla terraferma.





![Migranti entrano a nuoto nella citta' di Ceuta, enclave della Spagna in nord Africa [foto: imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/08/Imagoeconomica_2780663-scaled-e1786714560338-350x250.jpg)






![Ricercatori in laboratorio [foto: imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/09/Imagoeconomica_2754690-120x86.jpg)