Bruxelles – L’Europa che deve imparare a governare ciò che non può più fermare. È questo il filo rosso del discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato oggi (16 settembre) da Ursula von der Leyen davanti al Parlamento europeo di Strasburgo. Due trasformazioni, in particolare, secondo la presidente della Commissione possono rappresentare altrettanti punti di svolta – i cosiddetti “tipping points” – per la sicurezza e la prosperità dell’Unione: l’intelligenza artificiale e il cambiamento climatico. Due sfide diverse, ma accomunate dalla stessa domanda: come prepararsi a un mondo che sta cambiando più velocemente della capacità delle istituzioni di adattarsi?
Intelligenza artificiale, “gestire i ritmi di avanzamento della frontiera tecnologica”
L’IA non è più soltanto una tecnologia del futuro. È già dentro le fabbriche, gli ospedali, l’agricoltura, le reti energetiche e i sistemi di difesa. E proprio per questo, secondo von der Leyen, l’Europa deve riuscire a tenere insieme innovazione e sicurezza. “L’IA ha il potenziale per migliorare radicalmente la vita delle persone”, ha detto la presidente, ma “dobbiamo assicurarci che i suoi rischi siano gestiti”.
Il passaggio più netto riguarda i cosiddetti frontier models, i modelli di IA più avanzati. “I pericoli dei modelli auto-migliorativi stanno diventando sempre più evidenti”, ha avvertito richiamando anche al rischio che sistemi sempre più potenti possano essere utilizzati per attacchi informatici o per sviluppare codice malevolo. “Se chi sviluppa questa tecnologia è consapevole dei rischi, allora dobbiamo esserlo anche noi”, è il messaggio della presidente.
Da qui l’apertura a un rallentamento dello sviluppo dei modelli più avanzati. “Dopo l’incidente che ha coinvolto HuggingFace, gli sviluppatori stanno lanciando l’allarme. E i CEO delle aziende più avanzate ci dicono che è giunto il momento di rallentare lo sviluppo dei modelli autoricorsivo. Di gestire i ritmi di avanzamento della frontiera tecnologica”, ha detto, annunciando che inviterà i principali laboratori di IA a Bruxelles per discutere di come “sostenere gli sforzi dell’industria per tenere il passo con i progressi della frontiera”.
Ma Bruxelles non vuole rinunciare alla corsa tecnologica. Al contrario. “L’AI Act è cruciale”, ha rivendicato von der Leyen, perché mette l’Unione “nella posizione di contribuire a plasmare gli sforzi globali” sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale. E l’Europa lavorerà con partner come Canada e Regno Unito su valutazione dei modelli, sicurezza e sistemi di allerta.
L’altra partita è portare l’AI dall’universo digitale all’economia reale. L’obiettivo è sfruttare i dati e la capacità industriale europea per applicare l’intelligenza artificiale alla sanità, alla manifattura, all’agricoltura di precisione, ai trasporti, all’energia, alla difesa e allo spazio. E sempre mantenendo l’essere umano al centro: la tecnologia, ha sottolineato von der Leyen, deve aumentare le capacità delle persone, non sostituirle.
Clima, “l’estate della verità”
Se l’IA rappresenta il futuro che arriva, il cambiamento climatico è invece il presente che l’Europa ha già iniziato a vivere. Von der Leyen ha definito senza giri di parole i mesi scorsi come “l’estate della verità”. Un’estate di incendi, siccità, fiumi in secca e ondate di calore che “quasi nessuna parte del nostro continente” è riuscita a evitare.
“L’impatto di tutto questo è semplicemente devastante”, ha detto la presidente, ricordando i 660 mila ettari bruciati e circa 12 milioni di tonnellate di raccolti persi. “Fiumi fondamentali come il Danubio, il Reno e la Garonna stanno scomparendo davanti ai nostri occhi”, ha aggiunto. E l’Europa, ha ricordato, si sta riscaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale. La risposta non sarà però un arretramento dagli obiettivi climatici. “Non c’è alcun dubbio: l’Europa può, deve e manterrà la rotta sui suoi obiettivi climatici”, ha scandito von der Leyen. Ma la transizione, ha ammesso, “è complessa” e Bruxelles dovrà “aggiustare il tiro e imparare lungo il percorso”.
Il cambio di passo annunciato dalla Commissione riguarda soprattutto l’adattamento. A ottobre arriverà un nuovo quadro europeo per la resilienza climatica, con l’individuazione dei 100 territori più vulnerabili dell’Unione, mentre Bruxelles preparerà un piano europeo contro le ondate di calore, con sistemi di allerta precoce, maggiore preparazione sanitaria e interventi nelle città.
E poi c’è il conto economico delle catastrofi. “Oggi solo circa il 25 per cento delle perdite da catastrofi in Europa è coperto da assicurazioni private”, ha spiegato von der Leyen. “Questo significa che, troppo spesso, i bilanci nazionali diventano l’assicuratore di ultima istanza”. Da qui l’annuncio della Climate Insurance Alliance: “Dobbiamo agire per colmare questo divario”.
La stessa logica vale per acqua, energia e incendi. Bruxelles vuole accelerare l’elettrificazione, rafforzare le reti, intervenire sulla gestione della risorsa idrica e studiare una flotta europea antincendio. Non più soltanto reagire alle emergenze, dunque, ma prepararsi prima che arrivino.
IA e clima finiscono così sullo stesso piano: due trasformazioni che l’UE non può semplicemente arrestare, ma rispetto alle quali può ancora scegliere quanto essere preparata, autonoma e capace di governare il cambiamento.


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