Bruxelles – Riconoscere il ruolo di chi, nonostante le minacce di alcuni leader politici, continua a difendere la giustizia internazionale. Oggi (22 ottobre) durante la sessione plenaria a Strasburgo, il Parlamento europeo ha assegnato il premio Sacharov per la libertà di pensiero 2026 alla Corte penale internazionale (CPI) e ai suoi funzionari. Nell’annunciare il vincitore, la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha dichiarato che “l’UE si fonda sul rispetto del diritto internazionale” e con tale premio conferito alla CPI “il Parlamento europeo riconosce l’operato di coloro che rendono giustizia alle vittime, anche attraverso indagini, azioni penali e processi”.
Istituita nel 1998 con lo Statuto di Roma, la CPI è la prima corte penale internazionale permanente al mondo. Essa indaga e, se giustificato, giudica le persone accusate dei crimini più gravi, motivo di allarme per l’intera comunità internazionale, come il genocidio, i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità e i crimini di aggressione.
In un comunicato stampa, l’Eurocamera sottolinea che il premio mette in risalto l’operato della Corte, “che comprende indagini, azioni penali, processi e l’emissione o l’autorizzazione di mandati d’arresto in casi riguardanti, tra l’altro, l’Afghanistan, la Russia, Israele, la Repubblica democratica del Congo, l’Uganda, il Mali, la Libia e la Repubblica centrafricana”.
La vittoria arriva in momento storico in cui la Corte continua a ricevere svariate minacce da parte dell’Amministrazione Trump, culminate nelle sanzioni nei confronti dei suoi funzionari. L’avversità è dovuta al mandato di arresto emesso il 21 novembre 2024 nel confronti del primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, partner degli Stati Uniti. L’Unione europea si è schierata a difesa della Corte, assicurando che adotterà tutte le misure necessarie per garantirne l’operatività. .
Il Premio Sacharov è un riconoscimento attribuito a singoli, gruppi e organizzazioni che premia gli sforzi compiuti a favore dei diritti dell’uomo. I gruppi politici dell’Eurocamera hanno presentato il primo ottobre i candidati durante una riunione congiunta. Oltre alla CPI, proposta dai Socialisti, tra i designati figuravano anche l’attivista tanzaniano, Tundu Lussu, candidato dal gruppo del Partito popolare europeo e dai Conservatori e riformisti e le gemelle iraniane, Taraneh e Romina Rahimi, arrestate dal Corpo delle guardie della rivoluzione islamica. Durante il suo intervento in Aula, Metsola li ha menzionati ricordando che Lussu “è attualmente in carcere, si è battuto per elezioni libere ed eque in Tanzania”, mentre “Taraneh e Romina dovrebbero avere tutta la vita davanti a sé, eppure una di loro rischia la pena di morte e l’altra decenni di reclusione per aver protestato”. Adesso, sono “tutti parte della nostra ‘famiglia Sakharov‘”, ha sottolineato.
A scegliere il vincitore è stata, questa mattina, la Conferenza dei presidenti del Parlamento – composta dalla presidente e dai capi dei gruppi politici. La cerimonia di premiazione si terrà il 16 dicembre, durante la sessione plenaria a Strasburgo, dove il Parlamento europeo consegnerà al vincitore una somma di 50.000 euro.
In merito alla vittoria, l’eurodeputato (S&D) – eletto con il Partito Democratico -, Marco Tarquinio, ha affermato che il suo “gruppo S&D ci aveva creduto con convinzione, perché stare al fianco della CPI significa stare dalla parte del diritto internazionale e tracciare una linea rossa: nessuno, nemmeno i più potenti e prepotenti, è al di sopra della legge“. La co-presidente dei Verdi, Terry Reintke, ha evidenziato che per “un’Unione europea che tenga testa a Donald Trump, gli autocrati e i dittatori di tutto il mondo”, è “essenziale difendere il diritto internazionale e la CPI è una delle istituzione chiave in questo senso”. Per la co-presidente de’ La Sinistra, Manon Aubry, si tratta di “un’ottima notizia”. Il suo gruppo, ha precisato, ha “sostenuto la candidatura per il lavoro contro l’impunità”. E “di fronte alle sanzioni che la colpisce, il nostro sostegno alla CPI deve essere totale”. Anche la presidente di Renew, Valérie Hayer, ha commentato l’assegnazione del premio dichiarando che se da un lato “l”atteggiamento compiacente dell’estrema destra nei confronti di Trump e Putin, che minano il diritto internazionale, è estremamente eloquente.”, dall’altro “il voto di oggi riafferma l’impegno dell’Europa verso i suoi valori fondanti: giustizia, diritti umani e stato di diritto”. Anche il presidente del Consiglio europeo, Antònio Costa, ha celebrato il premio, osservando che il riconoscimento “invia un messaggio potente al mondo: l’Europa si schiera fermamente a sostegno del diritto internazionale, della lotta all’impunità e della responsabilità per i crimini internazionali più gravi”.
La presidente della CPI, Tomoko Akane, ha espresso gratitudine al Parlamento europeo spiegando che il premio riafferma “l’importanza di istituzioni giudiziarie indipendenti e di coloro che si impegnano a far rispettare il diritto internazionale”, sottolineando “l’importanza di una costante cooperazione e di un sostegno a livello internazionale, affinché la Corte possa adempiere al proprio mandato in modo indipendente e imparziale, al servizio della giustizia e delle vittime dei crimini più gravi”. In “un mondo segnato dal moltiplicarsi dei conflitti, non può esservi pace senza giustizia, né sicurezza senza il rispetto del diritto“, ha concluso.
Il premio è stato istituito nel 1988 ed è intitolato ad Andrej Dmitrievič Sacharov, attivista russo del disarmo nucleare e dei diritti umani, che ha ricevuto il Premio Nobel per la pace nel 1975. L’anno scorso hanno vinto il premio il giornalista e l’attivista della minorità polacca in Bielorussia, Andrzej Poczobut, noto critico del regime di Aleksandr Lukašėnka, e la giornalista georgiana direttrice dei media indipendenti Batumelebi e Netgazeti, Mzia Amaglobeli.












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