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    Home » Opinioni » Sarà un novembre di fuoco

    Sarà un novembre di fuoco

    Dietro l'asetticità di un'agenda davvero nutrita, tredici punti in cinque riunioni del collegio: von der Leyen si gioca il bilancio, l'allargamento. E la tenuta della sua squadra

    Roberto Zangrandi di Roberto Zangrandi
    26 Ottobre 2026
    in Opinioni
    General view of the College. 30th September 2026. Source: EC - Audiovisual Service

    General view of the College. 30th September 2026. Source: EC - Audiovisual Service

    Venti minuti per uscire dal Rond-point Schuman nell’ora di punta, dentro un budello di asfalto e gas di scarico dove le auto elettriche restano una minoranza timida e tutte le altre ruminano in una sola colonna. Il cantiere che ha trasformato la piazza su cui si affaccia il Berlaymont, sede della Commissione UE, aperto nel novembre del 2023 e dato in chiusura entro fine anno, restituisce oggi al quartiere europeo una piazza quasi pedonale. I bus non ci passeranno più, le linee restano dirottate per sempre sulla poco lontana valletta di Maelbeek. L’auvent, la tettoia di metallo e verde che doveva coronare il centro, non è stato nemmeno ordinato: tredici milioni di sovraccosto, e il budget è andato alle strade. Si finisce con meno di quanto promesso. E il traffico ha trovato lo stesso il modo di intasarsi come solo a Bruxelles è in grado di fare.

    Metafora di un’Europa che si muove troppo piano? Può darsi. Ma chi guarda il calendario del collegio da qui a fine novembre si chiede altro: se il guaio sia la lentezza o la prudenza, un corpus legislativo tenuto al guinzaglio da un pragmatismo che a ogni incrocio pretende una valutazione di opportunità, una valutazione d’impatto, il parere dello Scrutiny Board, un occhio ai numeri della prossima maggioranza in Parlamento. Il documento è del 20 ottobre: l’elenco dei punti che la Commissione prevede di portare in riunione dal 27 ottobre al 24 novembre. Avverte di essere indicativo, di sottostare al Better Regulation e che la presidente può cambiare tutto quando vuole. Tredici punti, cinque appuntamenti, nessun aggettivo. Bisogna leggere i nomi in fondo alla riga. Quindi, quello che segue è un pezzo compilativo e un po’ noioso, ma spero reda l’idea delle difficolta reali e immaginarie che intrappolano fluidità, tempestività e belle speranze dei legiferanti d’Europa.

    La colonna indica la presidente o il vicepresidente esecutivo di riferimento, che non sempre coincide con il commissario che porta il dossier. Il 4 novembre tre dei sei punti, il programma di lavoro 2027, il rapporto sulla semplificazione e il pacchetto allargamento, hanno come responsabile la presidente: Ursula von der Leyen tiene i fascicoli vicino al petto. Henna Virkkunen, finlandese del PPE ed ex eurodeputata, ne ha quattro in tre settimane: migrazione, rapporto sull’asilo, consumatori, tecnologie quantistiche. Stéphane Séjourné, liberale, stretto collaboratore di Macron ed ex ministro degli Esteri, tre. Teresa Ribera, spagnola, socialista, ex ministra della Transizione ecologica, due, di cui uno spartito con Séjourné. Quando un nome ritorna così spesso la questione non riguarda l’efficienza. Riguarda chi, nel collegio, ha l’ultima parola.

    Si comincia il 27 ottobre, e già si capisce l’aria. Ribera porta il quadro sulla resilienza climatica: secondo le anticipazioni, un primo obbligo per le autorità nazionali di tenere conto del caldo che sale nella pianificazione delle infrastrutture e di dire chi risponde dei rischi. La stampa spagnola racconta due scuole dentro la squadra della presidente, la mitigazione, più vicina ai gruppi di destra, e l’adattamento, difeso dalle posizioni progressiste e da Ribera. Chi paga l’adattamento è una domanda che arriva dritta alle capitali, nelle settimane in cui si negozia il bilancio. Lo stesso giorno il pacchetto frontiere e migrazione, con più poteri a Frontex e la digitalizzazione dei rimpatri, è terreno di Magnus Brunner, austriaco del PPE ed ex ministro delle Finanze; nella riga dell’agenda compare però Virkkunen. Qui la Commissione arriva dopo i ministri: l’1 ottobre il Consiglio Giustizia e Affari interni ha approvato l’ordine europeo di rimpatrio, i return hubs fuori dall’Unione e un ruolo più forte per Frontex, mentre Danimarca, Germania, Grecia, Austria e Paesi Bassi spingono per aprire i primi centri nel 2027. Gli arrivi sulla rotta del Mediterraneo centrale sono calati del 55 per cento, i passaggi irregolari alle frontiere esterne di quasi il 40 nel primo semestre, e le organizzazioni umanitarie chiedono perché proprio ora. Frontex è già sotto esame per i respingimenti, Grecia in testa. Dentro il collegio la partita si gioca tra chi vuole chiudere le porte e chi ricorda che sulle porte vigila lo Stato di diritto, portafoglio di Michael McGrath.

    Il 4 novembre è il giorno più affollato, sei punti. Il programma di lavoro 2027 arriva dopo la lettera d’intenti firmata il 16 settembre da von der Leyen e Maroš Šefčovič e dopo la discussione in collegio del 20 ottobre a Strasburgo. Quello del 2026 contava 47 iniziative legislative, 25 con una forte componente di semplificazione, e 25 proposte da ritirare. Il rapporto annuale sulla semplificazione e sull’applicazione delle norme ha come custode Valdis Dombrovskis, lettone, ex premier, commissario all’Economia e alla semplificazione. Il paradosso sta qui: semplificare richiede voti, e in Parlamento i voti non sono più garantiti. L’Omnibus sulla sostenibilità inciampò in aula il 22 ottobre 2025 e si è poi sbloccato con il peso determinante delle destre, a spese della maggioranza di centro che regge la presidente. Un guinzaglio, appunto.

    L’allargamento è il punto con più futuro e più ruggine. Marta Kos, diplomatica slovena, aveva promesso un autunno dell’allargamento. Il pacchetto, già slittato dal 28 ottobre, contiene le tabelle di marcia per Albania, Moldova, Montenegro e Ucraina: riforme richieste ai candidati, tappe, tempi indicativi per chiudere i capitoli, e impegni anche per gli Stati membri, perché l’unanimità vale a ogni passaggio. L’annuncio fu della presidente, il 16 settembre, nel discorso sullo stato dell’Unione. La revisione interna in vista dei nuovi ingressi, tra salvaguardie, integrazione graduale e clausole passerella, è rimasta ferma quasi un anno prima di uscire il 6 ottobre. Il vertice del 15 e 16 ottobre ha lasciato, scrive la stampa specializzata, allargamento e riforme senza una strategia, e la lista in otto punti di Zagabria ha fatto deragliare il calendario del Montenegro.

    Poi c’è il denaro: la nuova bozza della presidenza irlandese sul bilancio taglia in media del 17,4 per cento per cento di taglio all’Azione Esterna, come riferito da questa testata il 12 ottobre scorso citando fra l’altro dall’eurodeputata socialdemocratica Tavares, e anche i fondi per l’allargamento. Promesse d’ingresso e tagli alla cassa nello stesso mese. E comunque, un taglio di 26 miliardi su 183, che equivale a un taglio del 14% Chi paga è la domanda che attraversa il collegio da una riga all’altra dell’agenda.

    L’11 novembre tocca ai consumatori, e qui la tensione è di principio. Il Digital Fairness Act, con l’iniziativa sull’applicazione delle norme, è fascicolo di Virkkunen e dell’irlandese Michael McGrath, già ministro delle Finanze. Doveva arrivare a metà 2026, poi nel terzo trimestre, poi entro l’anno: è slittato più volte. A marzo le associazioni d’impresa hanno scritto per chiedere una pausa, richiamando le riserve dello stesso Regulatory Scrutiny Board e di vari Stati membri. McGrath risponde che la legge servirà consumatori e imprese e che non duplicherà né riaprirà le norme esistenti. Dark pattern, design che crea dipendenza, influencer, profilazione: la regola nuova arriva una settimana dopo che la Commissione ha rivendicato di averne tolte. Il collegio dovrà decidere quanto fidarsi della propria retorica.

    Il 18 novembre sono tre atti industriali in un colpo. Il Circular Economy Act, di Ribera e Séjourné, vuole un mercato unico dei materiali secondari e ambisce a raddoppiare il tasso di circolarità entro il 2030. Gli ambientalisti, a cominciare dallo European Environmental Bureau, temono un’impostazione solo riciclo, che lasci intatti sovrapproduzione e design dei prodotti; l’industria teme che il riciclato costi più del vergine, soprattutto nelle plastiche. Dietro c’è Jessika Roswall, svedese del PPE, commissaria all’Ambiente, che ha ricordato come l’economia europea sia ancora quasi al 90 per cento lineare. Dove finisca il verde di Ribera e dove cominci la competitività di Séjourné è una linea che nessuno ha ancora tracciato. Lo stesso giorno Virkkunen presenta il Quantum Act e Séjourné l’Advanced Materials Act: due leggi che chiedono impianti pilota, capacità produttiva, denaro. Il denaro sta in un Fondo europeo per la competitività che i ventisette stanno ancora spartendo.

    Il 24 novembre arriva il pacchetto d’autunno del Semestre europeo, con Séjourné in agenda, nel pieno della plenaria di Strasburgo, dal 23 al 26. Il 26 e il 27 i leader si riuniscono sul bilancio pluriennale dal 2028 al 2034, con l’obiettivo, fissato a dicembre scorso, di un accordo entro fine anno per adottare gli atti nel 2027 e partire il primo gennaio 2028. Il Parlamento si oppone ai tagli a Global Europe, e c’è chi giudica ottimistico chiudere con l’Assemblea entro dicembre. Il bilancio fu proposto dalla Commissione il 16 luglio 2025: è la scommessa più grossa di von der Leyen, e tutto il resto le gira intorno. Ogni milione tolto a una rubrica è il fascicolo di qualcuno nel collegio.

    Ursula guarda con frequenza e distacco dalle finestre del suo ufficio: oggi vede accanto ai suoi pensieri una piazza finita senza tettoia, i bus esiliati, una sola via d’uscita per le auto. Tra una valutazione e l’altra l’Europa produce quasi sempre qualcosa, meno di quanto aveva disegnato e in ritardo sul traffico che nel frattempo si è accumulato. Venti minuti per uscire dalla rotonda. Per uscire da novembre, von der Leyen ha un mese scarso e, finché la maggioranza regge, anche lei, una corsia sola.

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    Risorse di rete sono state utilizzate per validare le sequenze di date, nomi e attribuzioni, certificare cifre in base a fonti pubbliche e aziendali, controllare atti e personaggi/aziende, assicurare la correttezza formale e il formato del testo. Il punto di partenza è una serie di appunti personali e una narrativa redatta in via originale dal ed esclusiva dall’autore.

    Tags: allargamentoCollegio dei commissaricommissioncommissioneeumffmigrazioneQfpresilienza climaticaRiberaSéjournéSemestre europeoueursula von der leyenVirkkunenVon der Leyen

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