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    Home » Politica » Gentiloni: “Non ci sarà fiducia nell’Ue se lascia indietro i più deboli”

    Gentiloni: “Non ci sarà fiducia nell’Ue se lascia indietro i più deboli”

    Il premier parla in un dibattito al Parlamento europeo. Juncker: "La crisi sociale perdura". Tusk: "Inviterò tutti a impegnarsi a mantenere l'unità politica tra i ventisette”

    Domenico Giovinazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@giopicheco" target="_blank">@giopicheco</a> di Domenico Giovinazzo @giopicheco
    15 Marzo 2017
    in Politica
    Parlamento europeo, Gentiloni,

    Paolo Gentiloni a Strasburgo. Sulla destra, Donald Tusk

    Strasburgo – Più democrazia, con un Parlamento europeo sempre più protagonista, condivisione delle responsabilità sulla sicurezza e l’immigrazione, un ruolo più forte nel mondo attraverso “passi avanti nella difesa comune” e, soprattutto, attenzione alla crescita, all’occupazione e alle questioni sociali, perché “se lasciamo indietro i più deboli non ci sarà fiducia nell’Unione europea” da parte dei cittadini, “e non ci sarà futuro”. Sono queste le linee lungo le quali, secondo il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, i capi di Stato e di governo dovranno declinare il futuro dell’Europa nella dichiarazione di Roma che verrà firmata il 25 marzo prossimo, in occasione del sessantesimo anniversario dei trattati istitutivi della Comunità europea.

    Intervenendo davanti all’Assemblea di Strasburgo, il premier ha spiegato che bisogna “innanzitutto rispondere alla domanda di crescita, investimenti e lavoro, perché “se non riduciamo disoccupazione, soprattutto giovanile, non ci sarà fiducia nell’Ue”. Poi bisogna “condividere la sicurezza delle frontiere e la gestione dei flussi migratori”, perché anche lasciare “soli” i paesi di primo approdo dei migranti farà calare la fiducia dei cittadini nel progetto europeo. La terza priorità è “rafforzare il nostro ruolo nel mondo, attraverso passi avanti nella difesa comune”, in questo ambito, ha indicato l’inquilino di palazzo Chigi, “se cederemo a contrapposizioni tra singoli Stati anche all’interno dell’Ue, non ci sarà futuro per l’Unione europea”. Infine, è necessario “al centro le questioni sociali”, perché la fiducia dei cittadini nell’integrazione europea passa anche dalle risposte che l’Ue darà per l’inclusione dei più deboli.

    Riguardo al percorso da seguire, il premier ha indicato che, per uscire da “uno dei momenti più incerti di questi sessant’anni”, l’Ue “non può stare ferma”. I 27 Paesi membri che rimarranno dopo il divorzio dal Regno unito “avranno ognuno le proprie ambizioni”, ammette Gentiloni riconoscendo che dunque il modo per procedere è quello delle “cooperazioni rafforzate”, alle quali ogni Stato potrà scegliere se partecipare o no. Questo sistema, assicura, “non porterà mai a un’Europa di Seria A e una di Serie B, o a un’Europa dei Paesi più grandi e una di quelli più piccoli, né a una dell’Est e una dell’Ovest.

    “Carissimo Paolo” aveva esordito il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker parlando subito prima di Gentiloni, anche lui concentrando gran parte del suo discorso sulla dimensione sociale dell’Unione. “La creazione di occupazione è notevole – ha detto – ma l’Ue non è uscita dalla crisi economica e la crisi sociale perdura”. Dopo le forti contestazioni sociali e politiche ai trattati commerciali con gli Usa, il Ttip, e il Canada, il Ceta, il presidente della Commissione europea ha poi invitato la commissaria al Commercio Cecilia Malmstrom “ad incontrarsi ancora con le parti sociali, perché dobbiamo ascoltarle”, prima della conclusione, auspicata per fine anno, dell’intesa con il Giappone. Su questo tipo di accordi Juncker ha insistito che vanno fatti, “il Mondo chiama l’Europa – ha spiegato – e dobbiamo esserci, con il Giappone andiamo avanti”.

    Nel suo discorso, diviso in capitoli, il presidente della Commissione ha poi parlato del tema della Difesa, dicendo che “sì, dobbiamo aumentare il bilancio, Donald Trump non è il primo presidente degli Usa che ce lo chiede, anche i suoi predecessori dicevano la stessa cosa, noi abbiamo preso un impegno e dobbiamo rispettarlo”. Ma, ha aggiunto ribadendo una posizione già espressa anche da Federica Mogherini, l’Alta rappresentante per la Politica estera, “sono assolutamente contrario a questa idea della difesa in senso stretto, l’azione umanitaria è altrettanto importante delle spese militari”.

    Sulle prospettive per il rilancio dell’Unione che saranno discusse a Roma in occasione delle celebrazioni per il 60 anni dei Trattati istitutivi della Comunità europea Juncker ha sottolineato che “leggere il nostro Libro bianco come un sostegno solo alle due velocità non è rendergli giustizia. Noi siamo contro una nuova cortina di ferro, ma non tutti i Paesi vogliono andare avanti insieme sull’integrazione europea, e ad esempio nelle cooperazioni rafforzate che abbiamo alcuni partecipano e altri no, come sulla Procura europea, dalla quale i Paesi Bassi si sono tenuti fuori”. Dunque, spiega ancora, “dire che vogliamo spaccare l’Unione in due non risponde a verità”. Juncker auspica infine che “tutti partecipino al dibattito, tenendo presente che lo scenario 2, quello che nel Libro Bianco riduce l’Unione al solo Mercato interno, non è la mia idea dell’Ue, che è invece molto di più”.

    Il libro bianco della Commissione europea offre cinque scenari, Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk indica il suo: maggiore integrazione a scapito di un’Europa differenziata da più velocità. “L’Unione a 27 sarà il nostro asset più prezioso” in un momento di incertezza e in tempi di negoziati di Brexit, fa notare il presidente del Consiglio europeo agli eurodeputati riuniti a Strasburgo. L’idea di più velocità è sul tavolo e sarà motivo di discussione in occasione delle celebrazioni dei 60 anni della firma dei trattati di Roma. Qualcosa che Tusk ammette di “capire”. Tuttavia, sebbene i trattati sul funzionamento dell’Ue consentano il ricorso alla cooperazione rafforzata, in base alla quale un numero ristretto di Stati può lavorare a un dossier, per il polacco appena rieletto alla testa del Consiglio europeo non è l’idea migliore. “Considerando gli interessi della comunità dei 27 paesi nel contesto dei prossimi negoziati sulla Brexit così come gli interessi strategici dell’Ue a lungo termine, inviterò tutti a impegnarsi a mantenere l’unità politica tra i ventisette”. Un concetto espresso da Tusk ai leader in occasione dell’ultimo vertice dei capi di Stato e di governo, e sintetizzato in un detto ripetuto anche oggi. “Se vuoi arrivare velocemente, vai da solo. Se vuoi arrivare lontano, vai insieme” ad altri. All’Aula del Parlamento Tusk indica la seconda opzione.

    Tags: Crisi socialeDonald TuskJean-Claude JunckerPaolo Gentiloniparlamento europeoRoma 2017

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