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    Home » Cameron incerto parla a Londra e poco a Bruxelles

    Cameron incerto parla a Londra e poco a Bruxelles

    Un discorso debole sul futuro della Gran Bretagna nell'Ue pieno di paure sulla separazione. Il referendum solo dopo un tentativo di negoziato su nuove regole e nella prossima legislatura

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    23 Gennaio 2013
    in Senza categoria

    Un discorso debole sul futuro della Gran Bretagna nell’Ue, pieno di paure sulla separazione
    Il referendum solo dopo un tentativo di negoziato su nuove regole e nella prossima legislatura 

    La Gran Bretagna potrebbe tenere un referendum sull’adesione all’Unione europea, ma non ora, meglio fra quattro o cinque anni. Intanto proviamo a rinegoziare quello che non ci sta più bene. E’ stato un David Cameron incerto e prudente, come ci si attendeva, quello che stamane ha pronunciato il suo tanto atteso discorso sulla partecipazione del suo paese all’Unione europea. A dire il vero sembra che non abbia nessuna voglia di andarsene, e lo dice anche con chiarezza: “Per noi essere dentro è un vantaggio, contiamo di più a Washingron, a Dheli, o in altri posti, è un vantaggio per la nostra economia, per l’occupazione”. Però, dice anche, che “deve essere il popolo a decidere” e che se si farà un referendum, ci metterà “tutto il cuore e tutta l’anima”. Ma intanto lo rinvia alla prossima legislatura, “alla prima metà”, precisa, aggiungendo con tono drammatico che “sarà una scelta senza ritorno, un biglietto di sola andata tralasciare e stare dentro”. Non sono i toni di chi vuol lasciare.

     E’ stato un discorso rivolto all’interno, agli euroscettici di  Londra, nel tentativo di tenerli tranquilli,  più che a Bruxelles, nel quale ha detto frasi inaccettabili dai partner come: “Il Mercato unico è la principale ragione per noi per stare nell’Unione”, come a sottolineare, nell’isola, che non intende compromettersi con i continentali su altre questioni. Ma le pressioni internazionali, il realismo internazionale si potrebbe dire, lo hanno convinto a non correre. Ha posto cinque punti sui quali vuol negoziare: Competitività, Flessibilità, Potere agli Stati, Maggior ruolo dei Parlamenti, lavoro a ventisette e non a diciassette. “Ma a Bruxelles non c’è il clima per questo negoziato”, dice Rosa Balfour, capo del programma di studi sulla politica estera dell’European Policy Centre. E quando questa questione viene posta ai conservatori britannici questi restano un poco sconcertati. Nirj Deva ha seguito il dibattito nel Parlamento eurpeo a Bruxelles, picchiando con la mano sul tavolo per mostrare approvazione a qualche passaggio di Cameron, e quando gli si chiede se secondo lui a Bruxelles ci aprirà al negoziato resta interdetto qualche istante, e poi dice che “noi lo facciamo anche per l’Europa… vorreste dire che non ci sono problemi di competitività? O che cì sufficiente flessibilità? O che stiamo ben affrontando la crisi?”.

     A Londra non ci si è posti il problema se il negoziato potrà essere aperto o meno, ci si limiterà a dire in “no” che saranno possibili (e sono in verità tanti) e a rallentare ogni spinta all’integrazione, ma non ci si aspetta che sia aperto un tavolo sull’agenda britannica. Che è a dire il vero abbastanza generica e si occupa solo di economia. “Dobbiamo poter agire con maggiore velocità”, rivendica Cameron, la cui parola chiave è stata “flessibilità” e “benvenuta diversità”. “Ci sono differenze tra i paesi membri, e dunque ci vogliono regole comuni ma anche flessibili”, ha detto, ribadendo in realtà quello che già avviene per Londra, che è fuori da molte politiche comuni, come l’euro, o Schengen, o la carta dei Diritti. Il suo obiettivo è “completare il Mercato unico, e su questo – ammonisce con grande populismo – i funzionari europei devono lavorare dalla mattina alla sera tardi”.

     Nulla di preciso,molto fumo insomma, “una nebbia pesante è scesa improvvisamente su Bruxelles”, commenta l’eurodeputato liberale britannico Andrew Duff, secondo il quale “il poveretto sembra in una grande confusione”…

    Lorenzo Robustelli

    Tags: camerondiscorsoeuropaIstituzionireferendum

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