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    Home » Politica Estera » TTIP: Negli Stati Uniti non c’è consenso politico, dice il Parlamento europeo

    TTIP: Negli Stati Uniti non c’è consenso politico, dice il Parlamento europeo

    Uno studio dei servizi di Strasburgo rivela resistenze sui capitoli agricolo, di accesso ai mercati energetico e di appalti pubblici del Trattato in discussione. Pesa anche il nodo degli Ogm. “Approvazione dell'accordo di libero scambio non è garantita”

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    16 Settembre 2014
    in Politica Estera

    Il Parlamento federale degli Stati Uniti è stato “largamente a sostegno” delle negoziazioni per un Accordo di libero di libero scambio e gli investimenti (Ttip) con l’Unione europea, ma allo stato attuale all’interno degli Stati Uniti “sembra non esserci consenso politico sulle questione chiave” oggetto del negoziato. In particolare “la cooperazione tra il ramo esecutivo e il ramo legislativo statunitensi lasciamo molto a desiderare”. E’ la conclusione a cui giunge il Direttorato generale per le Politiche esterne del Parlamento europeo nella sua analisi dal titolo “Ttip: le posizioni del Congresso degli Stati Uniti”. Stando al breve documento di sintesi dei lavori in corso, le negoziazioni tra Bruxelles e Washington sono in alto mare. Se in un primo momento Camera dei rappresentanti e Senato federale – i due rami del Congresso – avevano mostrato un forte sostegno bi-partisan ai negoziati sul Ttip, “successivamente sono seguiti impulsi più protezionistici e una maggiore cautela”. Un atteggiamento assunto su agricoltura, diritti di proprietà intellettuale, cooperazione normativa, accesso dell’Ue al mercato degli appalti pubblici statunitensi, l’accesso europeo al mercato energetico nordamericano.

    Ecco, in dettaglio, i nodi da sciogliere per gli Stati Uniti.

    Mercato dei prodotti agricoli. Gli Stati Uniti spingono – nel nome di un accordo di scambio libero – perchè l’Ue rivede la sua legislazione in tema di accesso ai propri mercati. Si chiede perciò l’eliminazione di tutte le barriere tariffarie esistenti “senza eccezione”, e di ridurre le barriere non tariffarie, soprattutto quelle fito-sanitarie.

    Diritti di proprietà intellettuale. Entrambi rami del Congresso hanno espresso preoccupazioni sui tentativi dell’Ue di usare il diritto di proprietà intellettuale per imporre le indicazioni geografiche negli Stati Uniti. Secondo repubblicani e democratici sono convinti che l’Ue, con la scusa delle indicazioni geografiche, voglia in realtà applicare restrizioni nell’uso di nomi di prodotti generici. Si chiede perciò all’Ue di “rivedere” la politica in matera di indicazioni geografiche in quanto “i nomi ‘parmigiano’ o ‘feta’ sono usati comunemente” in territorio statunitense.

    Cooperazione regolatoria. Servizi finanziari e organismi geneticamente modificati (ogm) l’oggetto del contenzioso. Il Congresso federale è diviso, con una parte di entrambi i rami a favore di un’inclusione dei servizi finanziari all’interno del capitolo negoziale del Ttip e un’altra, invece, convinta che la materia non debbe essere trattata nel Ttip ma in sede di G20. E’ divisione Usa-Ue, invece, sugli ogm. Gli Stati Uniti spingono per usare il Ttip al fine di superare le diversitò di regolamentazione e trattamento del transgenico. Una proposta a cui si oppone l’Unione europea.

    Accesso dell’Ue al mercato degli appalti pubblici statunitensi. Il Congresso intende proteggere i fornitori nazionali, e si oppone all’apertura agli europei. La questione è legale: il Ttip, per come è concepito, neutralizzerebbe il “Buy American act”, legge federale del 1933 che impone al governo degli Stati Uniti di acquistare ferro, acciaio e beni finiti ‘made in Usa’. In molti, tra democratici e repubblicani, non vogliono mettere a rischio la disposizione patriottica del 1933. A detta del Direttorato generale per le Politiche esterne del Parlamento europeo dietro questa resistenza la paura per gli operatori europei, ritenuti troppo competitivi.

    Accesso europeo al mercato energetico statunitense. Solo il 25 giugno scorso la Camera dei rappresentanti ha dato via libera a un provvedimento che consente di vendere il gas naturale liquefatto (Gnl) a paesi membri del Wto, aprendo di fatto le porte a un export verso l’Ue. Le nuove tensioni geopolitiche sono alla base di questa decisione, ma l’approvazione in Senato “resta incerta”.

    Nella delicata e complessa partita del Ttip molto dipenderà da cosa deciderà di fare – o non fare – l’interlocutore dell’Ue. Il Direttorato generale per le Politiche esterne del Parlamento europeo avverte: “un’eventuale firma dell’accordo non deve essere considerato come garantito”.

    Tags: appalticommercioconsumatorideputatidiritti autoreenergiaogmparlamento europeoprodotti agricoliscambitransatlanticoTtipueusa

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