Quelli che stanno meglio sono di gran lunga lussemburghesi e tedeschi, rimangono nella media gli italiani, mentre le difficoltà maggiori sono riscontrate dai cittadini bulgari. È quanto si evince da un’indagine di Eurostat, che rileva, nei Ventotto Stati membri, i Consumi individuali effettivi, indice che misura il benessere materiale delle famiglie e dà l’idea dei beni e servizi realmente acquistati dal cittadino.
La situazione nel Vecchio continente è poco omogenea: nel 2013, i Consumi individuali effettivi, espressi in termini di potere d’acquisto nei diversi Stati membri sono andati dal 49% al 136%. Nello specifico, il Granducato guida la classifica con un più 35% sopra la media europea dei consumi. Ben posizionati anche Germania e Austria che registrano un più 20%. L’Italia tiene la posizione attestandosi intorno alla media comunitaria ma nell’ultimo biennio ha perso terreno, e i consumi individuali sono passati dal 106 al 100% della media Ue. Ultima è la Bulgaria, in cui risulta un consumo reale al di sotto del 50% della media dell’Unione.
Discorso simile per le cifre riguardanti il Pil pro capite. Il Lussemburgo è ancora davanti agli altri Stati membri con una percentuale che sfiora il 260% sempre rispetto la media Ue. Un risultato che, come spiega Eurostat, è dovuto anche alla presenza di un grande numero di lavoratori transfrontalieri. La Bulgaria, registrando un Pil individuale che vale circa il 45% della media comunitaria, si conferma maglia nera in Europa anche su questo fronte. Sempre costante l’Italia (99%), anche se in lieve calo rispetto al 2012 e 2011.

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