Ancora non è stato presentato ufficialmente, ma già il programma di lavoro della Commissione europea per il prossimo anno, che Juncker illustrerà la prossima settimana alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, crea non poche perplessità. Secondo le indiscrezioni, l’esecutivo comunitario avrebbe deciso di stralciare dalle priorità su cui lavorare nei mesi a venire alcune proposte della vecchia Commissione, a cui molti non sono pronti a rinunciare.
È il caso del pacchetto Aria pulita, presentato a dicembre 2013 dalla Commissione Barroso per ridurre le emissioni nocive provenienti dall’industria, dal traffico, dagli impianti energetici e dall’agricoltura, limitando così anche l’impatto dell’inquinamento sulla salute dei cittadini: il precedente esecutivo Ue parlava di 58 mila decessi prematuri da qui al 2030. L’attuale Commissione avrebbe deciso di ritirare la proposta e modificarla in vista del pacchetto Clima ed energia per il 2030.
Soltanto la possibilità che il pacchetto per la qualità dell’aria venga ritirato ha già causato la rivolta delle associazioni ambientaliste che stanno facendo pressione sull’esecutivo Ue affinché riveda l’intenzione. Ma contro la possibile iniziativa si sono già espressi anche diversi Stati membri. I ministri dell’ambiente di undici Paesi tra cui Italia, Francia e Germania, hanno già indirizzato una lettera a Juncker e al suo braccio destro, Frans Timmermans, per chiedere di ripensarci e continuare a perseguire l’obiettivo di un’economia efficiente dal punto di vista delle risorse, verde e a basso contenuto di carbone, così da salvaguardare i cittadini europei da pressioni ambientali e rischi alla salute e al benessere.
Nella lettera, gli Stati chiedono anche alla Commissione di continuare a sostenere un’altra proposta su cui invece l’esecutivo comunitario sembra intenzionato al dietro front e cioè quello sull’economia circolare e il riciclo. Gli obiettivi fissati dalla Commissione Barroso a luglio prevedevano il riciclo del 70% dei rifiuti municpali e dell’80% di quelli d’imballaggio entro il 2030, oltre al divieto di mettere in discarica i rifiuti riciclabili entro il 2025. Secondo le stime, la realizzazione di questi obiettivi potrebbe creare quasi 580mila nuovi posti di lavoro. Per questo gli Stati hanno scritto alla Commissione di analizzare attentamente le opportunità offerte dal pacchetto, non solo come unica strada verso la crescita sostenibile ma anche come mezzo adeguato per realizzare l’agenda Ue per la crescita e l’occupazione. Ma la Commissione, almeno secondo le indiscrezioni, sarebbe intenzionata a non andare avanti su questa strada non vedendo il necessario accordo tra gli Stati membri sulla proposta che, come anche quella sulla qualità dell’aria, è in fase di negoziato tra Parlamento e Consiglio.


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