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    Home » Politica Estera » Ucraina, salta la fase due degli accordi di Minsk: nessuno ritira le armi pesanti

    Ucraina, salta la fase due degli accordi di Minsk: nessuno ritira le armi pesanti

    Sempre più vacillante il fragile accordo per la tregua raggiunto la scorsa settimana: dopo le numerose violazioni del cessate il fuoco, gli schieramenti rifiutano di ritirare l'artiglieria pesante. Kiev: "Non ci sono le premesse, si combatte ancora"

    Letizia Pascale</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LetiziaPascale" target="_blank">@LetiziaPascale</a> di Letizia Pascale @LetiziaPascale
    17 Febbraio 2015
    in Politica Estera
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    Se per il rispetto del cessate il fuoco si era fatto per lo meno qualche sforzo, il secondo punto degli accordi di Minsk che dovrebbero riportare la pace in Ucraina è già stato apertamente violato da entrambi gli schieramenti. Oggi sarebbe dovuta scattare la fase due del programma, che prevede l’inizio del ritiro delle armi pesanti per creare una zona di sicurezza larga da un minimo di 50 a 140 chilometri a seconda della gittata dei pezzi di artiglieria e dei lanciarazzi, ma né ribelli né forze ucraine hanno iniziato il ritiro né sembrano avere alcuna intenzione di farlo.

    Per ora “non ci sono le premesse per il ritiro delle armi pesanti” dal fronte sud-est ucraino perché la tregua non è rispettata, ha chiarito il portavoce delle forze armate di Kiev, Andrii Lisenko, all’agenzia Interfax: “Il ritiro delle armi pesanti – dice – può essere effettuato solo dopo la realizzazione del primo punto dell’intesa di Minsk, il cessate il fuoco”. Primo passo che invece non è stato del tutto compiuto. Continuano i combattimenti, soprattutto nella sacca di Debaltseve, snodo ferroviario cruciale tra le roccaforti separatiste di Donetsk e Lugansk dove i militari ucraini sono stati circondati. Qui, secondo quanto denunciato da un portavoce delle forze armate di Kiev, solo nella notte i separatisti hanno lanciato 15 attacchi contro le posizioni dei militari ucraini. A Debaltseve “ci sono aspri scontri” e “si combatte per ogni quartiere, per ogni strada”, conferma anche il vice capo della polizia regionale di Donetsk, Ilià Kiva alla tv ucraina.

    Oltre ai combattimenti nell’area di Debaltseve, scontri e bombardamenti più o meno sporadici si continuano a registrare anche in altre aree, e forze governative e ribelli si accusano a vicenda delle violazioni della tregua. Il portavoce del ministero della Difesa dell’autoproclamata repubblica di Donetsk, Eduard Basurin, non esclude comunque che il ritiro delle armi pesanti possa iniziare in certi punti della linea di contatto “dove le parti hanno già cessato il fuoco completamente”.

    Secondo quanto riferito da una nota del Cremlino, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il leader russo Vladimir Putin e il presidente ucraino Petro Poroshenko ne hanno discusso nel corso di una conversazione telefonica, dedicata in particolare alla fragile tregua e alla situazione a Debaltseve, dove i combattimenti proseguono. Merkel avrebbe premuto per il rispetto degli accordi di Minsk e, ha spiegato il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert, ha fatto appello al presidente russo affinché usi la sua influenza per fermare il fuoco dei separatisti. I tre leader avrebbero anche “concordato passi concreti per rendere possibile una missione di controllo da parte dell’Osce”.

    Tags: accordiarmicessate il fuocoKievMinskmoscarussiatreguaukraine

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