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    Home » Politica » Commissione Ue: Italia terzultima per lunghezza processi, danni all’economia

    Commissione Ue: Italia terzultima per lunghezza processi, danni all’economia

    Il quadro dell'esecutivo Ue sulla giustizia per l'Italia parla di tempi lunghi, scarsa percezione di imparzialità, alto numero di casi pendenti. Per una sentenza in prima istanza ci vogliono in media 608 giorni. Peggio di noi solo Cipro e Malta

    Simone Aazami</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@simoneaazami" target="_blank">@simoneaazami</a> di Simone Aazami @simoneaazami
    9 Marzo 2015
    in Politica

    Terzultima per i tempi della giustizia civile, ventiduesima sui ventotto Paesi dell’Unione per percezione di imparzialità dei giudizi, al terzo posto tra gli Stati europei con il maggior numero di cause civili pendenti. Non è lusinghiero il ritratto del sistema giudiziario italiano tracciato dalla Commissione europea, che oggi ha pubblicato il quadro di valutazione Ue della giustizia 2015: una rassegna di qualità, indipendenza ed efficienza dei sistemi giudiziari degli Stati membri. Con in media 608 giorni necessari per arrivare ad una sentenza di primo grado in una causa civile o commerciale, l’Italia è il Paese più lento, prima solo di Cipro e Malta. E la situazione continua a peggiorare: nel 2010 erano necessari 493 giorni, nel 2012 già 590.

    “La lunghezza dei processi danneggia l’economia” anche perché “un principio del diritto romano è: una giustizia ritardata è una giustizia negata”, mette in guardia parlando del nostro Paese la commissaria Ue per la giustizia, Věra Jourová. Procedimenti lenti, secondo Jurova, significano che “il sistema giudiziario non è ‘business friendly’ e che danneggia l’economia di un Paese”. Per questo, anticipa, all’Italia saranno date indicazioni nelle “Raccomandazioni specifiche per Paese, che sono il nostro strumento”. In quest’occasione, assicura Jurova, “non saremo aggressivi ma forti se le nostre valutazioni sono che servono riforme strutturali”.

    Dai dati della Commissione europea emerge anche che nel nostro Paese, in rapporto alla popolazione, il numero degli avvocati è il terzo più alto, mentre quello dei giudici ci vede posizionati al quintultimo posto. Per quanto riguarda l’accesso alle sentenze tramite internet l’Italia è solamente penultima prima della Svezia (i criteri sono gratuità, accesso al database e suo aggiornamento, effettiva disponibilità di consultare le sentenze in rete).

    In generale a livello europeo, l’Eu Justice Scoreboard riscontra un generale miglioramento dei sistemi giudiziari dei Paesi membri. La maggior parte degli Stati membri sta mettendo i cittadini in grado di poter accedere gratuitamente da internet alle sentenze; e in materia di imparzialità, a livello generale, la percezione che se ne ha pare cresciuta o comunque rimasta stabile.

    “Un sistema giudiziario efficiente è un pilastro fondamentale per ogni democrazia”, commenta Jourová, commissario europeo per la giustizia, secondo cui “le riforme in questo settore giocano un ruolo chiave nel rafforzare i valori comuni dell’Ue, creando un ambiente favorevole agli investimenti, di cui abbiamo bisogno per una crescita solida”.

    “Nel 2014 la maggior parte degli Stati membri è stata impegnata nella riforma del sistema giudiziario”, aggiunge Jourová, che ha poi sottolineato come “ciò conduca a una maggiore fiducia tra i Paesi”. Senza dimenticare che “le riforme della giustizia impiegano molto tempo prima di dare i loro frutti”, dice anche la commissaria, “possiamo comunque dire di vedere segnali incoraggianti, e confidiamo che i Paesi dell’Ue perseguano le riforme con impegno e determinazione”.

    Tags: giudicigiustiziariforma della giustiziasistema giudiziario

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