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    Home » Editoriali » Se a Philadelphia in una notte di mezza estate …

    Se a Philadelphia in una notte di mezza estate …

    Virgilio Chelli di Virgilio Chelli
    11 Febbraio 2016
    in Editoriali
    Sanders

    Ma come fa il quasi 75enne Bernie Sanders a sembrare giovane davanti a Hillary Clinton che ha sette anni di meno? Se lo chiede il Boston Globe dopo che il sessantottino più amato da ventenni e trentenni ha stracciato l’ex first lady in New Hampshire. Sembra giovane, diciamo noi, perché è realista: chiede l’impossibile. Lo slogan più fortunato della protesta studentesca di quasi cinquant’anni fa il realtà il vecchio-giovane Bernie non l’ha mai pronunciato, ma è come se fosse lo slogan della sua campagna. Ed è quello che fa la differenza con Hillary. Lei sta con i piedi per terra. Ha esperienza. Conosce la differenza tra i sogni e la realtà. Ma il messaggio che passa alla fine è: dobbiamo rassegnarci e accontentarci, stare dentro le compatibilità di bilancio e dell’economia, tenere conto degli equilibri globali. Mentre quello che passa di Sanders è che invece si può immaginare un mondo e una società completamente diversi da quelli che conosciamo. E ai Millennial piace. Così come Donald Trump piace ai bianchi maschi tra i 40 e i 50. Perché lascia intravvedere un ritorno al passato, al sogno americano, probabilmente impossibile. Fermiamoci qui. La stagione delle primarie è appena iniziata. Le prossime tappe sono Nevada e South Carolina, ritenuti territori più amici per la Clinton. E poi il primo marzo c’è il SuperTuesday, il super martedì in cui votano per le primarie Alabama, Alaska, Arkansas, Colorado, Georgia, Massachusetts, Minnesota, Oklahoma, Tennessee, Texas, Vermont, Virginia, e Wyoming. Di solito è la tornata che decide il candidato di entrambi i partiti alle presidenziali di novembre, che quest’anno cadranno martedì 8. Come andrà a finire non lo sa davvero nessuno. Sanders e Trump sono stati i vincitori del 2015, partiti senza che nessuno ci scommettesse e arrivati all’appuntamento delle primarie in pole position. Dureranno?

    Una delle tantissime cose strane di queste elezioni è che nessun candidato del partito del presidente uscente ha il suo endorsment ufficiale. Non ce l’ha Hillary, ma non ce l’ha neanche Bernie. Obama sembra disinteressarsi profondamente delle elezioni e anche dell’America. Si sente cittadino, e forse anche in qualche modo presidente del mondo. I suoi otto anni di presidenza li ha vissuti guardando alla platea mondiale, non a quella americana. Sembra che alle ultime vacanze alla Hawaii si sia portato il libro Three-Body Problem del cinese Liu Cixin, un romanzo di fantascienza che racconta di una popolazione extraterrestre, i Trisolari, che conquistano la terra per portarci la loro civiltà superiore. In attesa che dalla Galassia arrivino i salvatori dell’umanità e magari gli affidino la presidenza del pianeta, cosa può importargliene delle baruffe tra tre vecchietti (anche The Donald non scherza, viaggia verso i 69) che vogliono a tutti i costi il suo posto alla Casa Bianca? Sullo sfondo intanto si muovono personaggi potenti e inquietanti,come Michael Bloomberg, ex sindaco di New York per i repubblicani (ma non si candidò come democratico solo perché la schiera degli aspiranti era troppo affollata), miliardario, padrone di uno dei media più influenti del mondo (l’agenzia internazionale Bloomberg, nata e cresciuta in un incestuoso conflitto di interessi con la banca d’affari Merrill Lynch), che avrebbe un miliardo di dollari pronto da mettere sul tavolo per finanziarsi la campagna alla presidenza. Bloomberg è stato un sindaco apprezzato dai newyorkesi, che sono tuttavia una razza totalmente diversa dagli americani che eleggono il presidente e vivono nella sterminata pancia che si estende tra le due coste.

    Continuiamo a seguire su Eunews.it la corsa alla Casa Bianca più pazza della storia americana per cercare di capire cosa c’è dentro le sorprese che sicuramente arriveranno di qui a novembre. Sapendo che il rischio è quello di un partito democratico sempre più diviso tra l’anima dell’establishment e quella sognatrice e socialisteggiante che arrivi alla scelta finale stremato da una guerra civile. Per questo ci piace immaginare che in una notte di mezza estate, tra il 25 e il 28 luglio al Wells Fargo Center diPhiladelphia la Convention democratica, di fronte allo stallo tra Sanders e Hillary, in un tentativo disperato di non consegnare l’America a The Donald, chieda in ginocchio a Joe Biden di prendere in mano situazione e partito e finalmente candidarsi. Sarebbe un Sanders con i piedi appena un po’ più per terra e quella dose di esperienza che tutto sommato non guasta per governare la prima potenza del pianeta –ma senza strafare, come certamente sarebbe tentata di fare Hillary.

    Tags: Hillary ClintonprimarieSandersusa

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