Roma – Disuguaglianza e povertà in crescita all’interno dell’Unione europea. La disuguaglianza, tra il 2013 e il 2014, è cresciuta in quasi tutti gli Stati membri (salvo che Francia, Croazia, Lussemburgo, Ungheria e Malta). I dati sono leggibili nel dossier del Servizio Studi di Montecitorio e Palazzo Madama, dedicato alle previsioni economiche della Commissione Ue, pubblicato in occasione della recente audizione di Valdis Dombrovskis (Lettonia, PPE), Commissario competente per l’euro e il dialogo sociale, davanti alle Commissioni riunite Bilancio, Lavoro e Politiche Ue di Senato e Camera.
Nonostante i recenti miglioramenti, la disuguaglianza continua ad essere un problema particolarmente preoccupante anche in Bulgaria, Estonia, Grecia, Spagna, Lettonia, Lituania, Portogallo e Romania. Nel 2014 era considerato a rischio povertà e esclusione sociale, ai fini della verifica dello stato di attuazione della Strategia Europa 2020, il 24,5% della popolazione dell’UE-28. Tale percentuale, calcolata come media ponderata dei dati nazionali, nasconde rilevanti differenze tra gli Stati membri dell’UE. In tre Stati membri, ossia Romania (40,2 %), Bulgaria (40,1 %) e Grecia (36 %), oltre un terzo della popolazione era considerato a ischio povertà e esclusione sociale. La quota meno elevata di persone a rischio di povertà era registrata nella Repubblica ceca (14,8 %), nei Paesi Bassi (16,5 %) e in Svezia (16,9 %), comunque in crescita rispetto al 2013..
E per quanto riguarda l’Italia, i numeri chela contraddistinguono non sono certo idilliaci. Anzi, L’italia, infatti, con un indice di rischio povertà pari al 28,3% si pone ben al di sopra della media Ue-28, che e’ del 24,5 per cento. Peggio dell’Italia, oltre alle già citate Romania, Bulgaria e Grecia, solo Lettonia, Ungheria, Croazia e Spagna. E numeri non consolanti per Roma anche in rapporto alla condizione lavorativa della popolazione. In Italia più di un occuato su 10 (11%) era a rischio povertà nel 2014. E uno su 10 tra i pensionati. .
Alcuni numeri per l’ex treno Germania. A rischio povertà un lavoratore su 10, e il 16,6% tra i pensionati, a fronte di una media europea del 12,7%



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