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    Home » Politica Estera » La campagna pro Brexit rivela i “segreti” europei

    La campagna pro Brexit rivela i “segreti” europei

    L'eurodeputato conservatore Hannan, fautore del Leave, ha fatto una lista dei futuri provvedimenti Ue a cui Londra dovrebbe sottrarsi scegliendo di lasciare l'Unione mentre nei sondaggi cresce il consenso all'addio

    Alessandro Ricci</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@Alessandricc" target="_blank">@Alessandricc</a> di Alessandro Ricci @Alessandricc
    14 Giugno 2016
    in Politica Estera

    dal nostro inviato

    Londra – Quando mancano nove giorni al referendum su Brexit e il fronte del Leave domina di 7 punti percentuali, secondo l’ultimo sondaggio di YouGov, la campagna si fa più serrata e iniziano ad arrivare i primi colpi bassi.

    I Leavers hanno iniziato a lanciare dichiarazioni che assomigliano ad un “Euroleaks”, in cui mettono in luce i “piani segreti” che l’Ue terrebbe nascosti prima del voto del 23 giugno.

    Fonte YouGov
    Fonte YouGov

    Secondo Daniel Hannan, parlamentare europeo del Partito Conservatore favorevole alla Brexit, l’Unione Europea starebbe preparando un piano in dieci punti che potrebbe convincere quell’11% di indecisi che quotidianamente appare nei sondaggi a schierarsi per il Leave.

    La Commissione avrebbe intenzione di bandire le lavastoviglie ad alto consumo e gli asciugacapelli. Questo secondo Hannan sarebbe dovuto alla pressione delle Lobby tedesche, e in generale lo scopo della misura sarebbe quello del risparmio energetico. Una misura non ancora confermata e che verrà discussa in autunno, che per altro sarebbe in linea con le regolamentazioni per la protezione del clima e per il risparmio energetico che da anni e anni l’Unione sta perseguendo.

    Poi il deputato afferma che il Regno Unito dovrebbe aggiungere 2,4 milioni di Sterline al budget dell’Ue. Al momento il contributo britannico ammonta al 12,5% del totale.

    Inoltre a suo avviso votare il Remain significherebbe accettare l’apertura delle frontiere a Serbia, Albania, Montenegro, Turchia, Macedonia. Questo è il punto forte della campagna del Leave che spaventa milioni di cittadini britannici e probabilmente sarà l’ago della bilancia del voto per Brexit.

    La Gran Bretagna, afferma ancora Hannan, sarebbe costretta a pagare i costi di un probabile aiuto economico di Italia e Francia, simile a quello greco dove fu “costretta” a pagare 600 milioni di sterline. La cosa secondo alcuni “esperti” del Leave dovrebbe avvenire entro 3 anni.

    Secondo Hannan, nonostante l’Uk sia fuori dall’euro e da Schengen verrà in ogni caso trainata all’interno di questi accordi e le verrà imposta maggiore integrazione e armonizzazione in primis nel campo della tassazione, nell’armonizzazione dei bilanci e nella politica economica e fiscale. Affermazioni false in quanto la Gran Bretagna ha già siglato accordi che le permettono di restare fuori per sempre da queste politiche, ribaditi nel documento approvato dai Ventotto dopo il negoziato con il premier David Cameron nel febbraio scorso.

    La Corte Europea di Giustizia avrebbe sempre più poteri diventando di fatto un ulteriore grado di giudizio nella giurisdizione britannica non limitandosi semplicemente a questioni economiche ma anche a quelle dei diritti umani. Anche questo è un punto molto controverso. Recentemente Theresa May, segretario di stato per gli Affari interni, ha proposto di uscire dalla Convenzione Europea dei Diritti Umani.

    Daniel Hannan
    Daniel Hannan

    Hannan denuncia che verrebbe introdotta una tassa sulle importazioni, che “metterebbe a dura prova l’economia inglese” in quanto limiterebbe di fatto il commercio con gli stati all’esterno del Mercato Unico Europeo.

    E anche una riforma dei porti commerciali britannici che introdurrebbe l’obbligo di avere più di un gestore, aprendo di fatto alla concorrenza. Secondo Hannan, questa misura metterebbe a dura prova la sopravvivenza dei porti britannici come Bristol, Belfast e Glasgow, in quanto porti a gestione privata. Secondo il parlamentare europeo, la misura avrebbe senso solo negli stati membri con una gestione pubblica dei porti.

    Si punta poi il dito contro l’introduzione di una quota del 20% di programmi di produzione europea all’interno delle Tv on demand e l’istituzione di un esercito comunitario che sarebbe la naturale evoluzione del processo di integrazione europea, seguendo di fatto la tassazione comunitaria, l’inno e la bandiera.

    Le “rivelazioni” di Hannan son in buona parte inventate di sana pianta, altre non sono  un segreto, in quanto in discussione da tempo. Renderle evidenti però riuscirà a spostare certamente alcuni voti, facendo breccia sul nazionalismo britannico di alcune fasce generazionali, in particolare quegli anziani che sognano ancora il Grande Regno Unito e sperano nella “libertà” dall’Unione Europea vista come l’oppressore.

    Tags: brexitHannanLeaveueUk

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