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    Home » Politica Estera » Il governo di Varsavia vuole mettere le mani sul potere giudiziario

    Il governo di Varsavia vuole mettere le mani sul potere giudiziario

    Desta preoccupazione in Europa l'ennesima riforma in Polonia, al Parlamento il compito di nominare i funzionari che poi sceglieranno i giudici e al ministro della Giustizia quello di decidere quali membri della Corte suprema possono restare in carica

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    18 Luglio 2017
    in Politica Estera
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    Bruxelles – Continuano a fare discutere le riforme proposte in Polonia dal partito di maggioranza, Diritto e giustizia (PiS) di Jaroslaw Kaczynski. È i discussione al Parlamento una riforma che metterebbe il potere giudiziario sotto il diretto controllo di quelli legislativo ed esecutivo, compromettendo così la separazione dei poteri. Il primo provvedimento è un emendamento alla legge sul Consiglio nazionale della magistratura (Krs), organo costituzionale che ha il compito di salvaguardare l’indipendenza dei magistrati e dei giudici e che nomina e decide le promozioni. La nuova legge scioglie il Consiglio e assegna al Parlamento, e non ai giudici stessi, il potere di nomina di 15 dei suoi 25 membri.

    Un secondo disegno di legge cambierebbe il modo in cui vengono nominati i presidenti dei tribunali distrettuali e delle corti d’appello, rendendo il ministro della Giustizia il solo responsabile di tali decisioni. Infine, sono previsti delle modifiche alle regole per la nomina dei giudici della Corte suprema, i suoi membri potrebbero essere mandati in pensione e verrebbe lasciato al ministro della Giustizia, Zbigniew Ziobro, il potere di decidere quelli che possono restare. Questi tre interventi insieme metterebbero a serio pericolo l’indipendenza della magistratura e voci di protesta si sono levate sia nel Paese che nel resto d’Europa.

    Domenica scorsa a Varsavia migliaia di manifestanti hanno protestato di fronte al Parlamento e alla sede della Corte suprema. I leader dei principali partiti di opposizione, Piattaforma civica (Po), Nowoczesna (Moderna) e del Partito popolare polacco (Psl), solitamente molto litigiosi, hanno fatto fronte comune contro il provvedimento. “Abbiamo concordato di coordinare le nostre azioni, e da ora in poi ci incontreremo ogni mattina e sera per discutere delle prossime misure che adotteremo”, ha dichiarato Katarzyna Lubnauer, capo del gruppo parlamentare di Nowoczesna al termine di una riunione tra i tre partiti. “Abbiamo accettato di continuare a mantenerci costantemente in contatto per fermare questo attacco alla Corte suprema”, ha detto Lubnauer ai giornalisti.

    I sostenitori del PiS criticano invece i tribunali polacchi per le tempistiche lunghe dei processi e hanno accusato diversi magistrati di essere esponenti di un’élite non in grado di comprendere i problemi dei cittadini. La magistratura polacca “soffre di due malattie gravi: la prima è il crollo dei principi morali, della morale professionale e della morale generale”e la seconda “è un problema di inefficienza enorme, oltre che i ritardi nei processi che causano molte persone a soffrire in modi diversi”, ha attaccato il leader del PiS Kaczynski

    Contro il provvedimento si è espressa Amnesty International secondo cui “questo livello di interferenza politica con il potere giudiziario può sol portare a una diminuzione della fiducia nella correttezza dei processi”. “Queste nuove leggi minano il rispetto dello stato di diritto in Polonia mettendo in pericolo gli equilibri tra i diversi poteri”, in quanto “danno al Parlamento il potere di scegliere i membri del consiglio nazionale della magistratura” e “questo viola palesemente il principio dell’indipendenza della magistratura e minaccia gravemente la separazione dei poteri nel Paese”, ha denunciato Bernd Fabritius, relatore tedesco dell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Per Fabritius “preoccupa anche il disegno di legge riguardante la Corte suprema, presentato frettolosamente in Parlamento, perché avrà l’effetto di soggiogare la magistratura all’esecutivo”.

    I leader dei principali gruppi del Parlamento europeo, Manfred Weber del Ppe, Gianni Pittella dell’S&D, Guy Verhofstadt del liberali, Gabi Zimmer della Sinistra Unita Gue e Philippe Lamberts e Ska Keller dei verdi hanno scritto una lettera al Presidente del parlamento europeo, Antonio Tajani. I capigruppo chiedono di agire per fermare la riforma e affermano che “democrazia e Stato di diritto sono in pericolo nel Paese”. Il tema sarà discusso nella riunione del collegio dei commissari di domani, con Frans Timmermans che farà il punto della situazione.

    Tags: commissione europeaPoloniastato di diritto

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