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    Home » Politica » L’INTERVENTO Puigdemont scappa come i ragazzini che suonano il citofono di notte

    L’INTERVENTO Puigdemont scappa come i ragazzini che suonano il citofono di notte

    Non era mai capitato che un presidente di regione, che aspirerebbe per sé al ruolo di capo di Stato, dopo aver iniziato una battaglia, almeno a suo dire epocale, se la desse a gambe levate

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    31 Ottobre 2017
    in Politica

    di Federico Sinopoli

    Puigdemont ricorda quei suonatori notturni di citofoni che prima ci strappano dal sonno e poi scappano via, correndo, protetti dall’oscurità. Una bravata, quella del citofono, che – più o meno – abbiamo fatto tutti, da ragazzi e, talvolta, anche da adulti durante una serata goliardica tra vecchi amici; magari non abbiamo premuto noi il pulsante, l’abbiamo lasciato fare al più temerario, al più guitto del gruppo ma, poi, via di corsa tutti assieme, a nasconderci nel buio.

    A che cosa serve una marachella di questo genere? Forse, a far sapere che esistiamo anche a chi non ci conosce, dando un senso a una serata altrimenti un po’ noiosa.

    Puigdemont, allo stato dei fatti, ha fatto lo stesso: ha svegliato di soprassalto Rajoy e l’intero condominio spagnolo – chissà gli altri governi regionali che ne pensano… – ha messo in allarme tutta la strada (Europa) e poi è scappato via, timoroso delle conseguenze del suo stesso gesto: dietro di lui, guitto o temerario non fa poi tanta differenza, i suoi sodali, tutti via di corsa, scalpicciando sul selciato per girar l’angolo e tirare il fiato, mentre Rajoy si affaccia alla finestra e urla in una strada deserta “Delinquenti! Chiamo i Carabinieri!!”.

    Già perché anche Rajoy, grazie alla pavida fuga, può permettersi ora di lanciare strali che, in realtà, sarebbero stati smisurati, in quanto i Carabinieri non verranno mai ad arrestare un suonatore di citofoni notturno.

    La politica, specie nostrana, non è che ci avesse abituato a tanto di meglio: ai nostri citofoni suonavano spesso quei noiosi soggetti in cravatta e camicia (politici), che ci proponevano domande impossibili sugli angeli consegnandoci opuscoletti con mielosi disegni ed illeggibili farneticazioni. Eravamo ormai rassegnati a questo bassissimo livello di elaborazione, alle varie sette (partiti) che si scindevano all’infinito ricomponendosi, dopo, più tra ex nemici che tra ex amici e giustificandosi con noi dicendo “Dio ce lo ha detto”. Molti di noi, infatti, hanno anche iniziato a lasciare il citofono staccato…

    Ma ancora non era capitato che un presidente di regione, che aspirerebbe, per sé, al ruolo di capo di stato, dopo aver iniziato una battaglia, almeno a suo dire, epocale le cui conseguenze non potevano non essergli ben chiare fin dall’inizio pena la futilità del tutto, se la desse a gambe levate.

    Chissà se si ricorda di Santiago Carrillo che rimase dignitosamente seduto sul suo scranno di deputato mentre il golpista Tejero Molina sparava dai banchi della presidenza e tutti si gettavano a terra terrorizzati: era la Spagna del 1981, erano altri democratici, forse; erano anche altri golpisti, magari; di certo erano tutti, nel bene e nel male, conviti di ciò che facevano, delle proprie idee, del valore come della dignità dei propri atti. Aveva 19 anni, era abbastanza grandicello per capire.

    È altrettanto convinto Puigdemont delle sue azioni, di ciò che avrebbe e ha scatenato? A meno che, come un suonatore di citofono notturno, non l’abbia fatto solo per far sapere che esiste e per dare un senso a un’azione politica altrimenti noiosa e stagnante.

    Un nuovo modo per prendere voti.

    Tags: Carles PuigdemontCatalognaspagna

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