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Partecipare al dibattito politico, quali garanzie di pluralismo?
Donald Trump e Hillary Clinton durante il lorpo primo Presidential Debate

Partecipare al dibattito politico, quali garanzie di pluralismo?

La competizione politica, oggi articolata su più piattaforme partecipative, non può prescindere da regole certe, nel rispetto del pluralismo e della trasparenza

di Michele Valente

Per rafforzare l’assetto politico-istituzionale di un Paese, nella “società dell’informazione”, occorre assicurare parità d’accesso a tutti gli attori coinvolti negli spazi di confronto pubblico. Estendere il pluralismo come garanzia di equilibrio nella partita elettorale, “apertura alle diverse tendenze politiche” (l.103/1975), come prescritto dalla Fairness Doctrine, è fondamentale per regolare la competizione democratica. Negli Usa, il ruolo informativo dei “media tradizionali”, in particolare la televisione, influenza l’orientamento di voto dell’elettorato, incidendo sulla visibilità di candidati e issues nella fase di avvicinamento alle urne.

La Federal Communications Commission (FCC), basandosi sul principio dell’equal time, fissa limiti alle apparizioni televisive dei candidati, ostacolando possibili pressioni delle lobby sul mercato degli spot e regolando il meccanismo di finanziamento delle campagne elettorali in nome del principio di trasparenza, funzionale ad un corretto processo di decision making. In Gran Bretagna, Ofcom (authority indipendente per la comunicazione) vigila sul rispetto del Communication act (2003) che, fondato sul principio dell’impartiality, regolamenta gli spazi mediatici riservati al dibattito politico. Correttezza, equilibrio ed imparzialità sono i requisiti richiesti ai programmi televisivi e radiofonici d’informazione politica, tenuti a destinare un congruo spazio gratuito agli esponenti dei partiti maggiori e, proporzionato al numero di candidature presentate, per le formazioni politiche minori. Solo l’emittente BBC gode di un’autonoma regolamentazione.

“Il pluralismo è il fondamento della democrazia”, ribadisce il Consiglio costituzionale francese: nel Paese transalpino, il Csa (Consiglio Superiore dell’audiovisivo) è preposto al rispetto del Code electoral (l.55/1990) e della legge sulla libertà d’informazione (l.1067/1986). Tra le disposizioni previste dal codice, il divieto, nei tre mesi precedenti al primo giorno del mese in cui si terrà lo scrutinio e, fino al termine del suo svolgimento, di pubblicità elettorali su stampa e mezzi di informazione audiovisiva; inoltre, le comunicazioni politiche devono assumere carattere non propagandistico, informando in modo neutrale, come previsto per i siti web, gli elettori nel corso della campagna elettorale. Il Csa vigila sulla ripartizione di tempi e spazi gratuiti, concessi dalle emittenti pubbliche e private ai candidati alla presidenza della Repubblica, all’Assemblea nazionale, al Parlamento europeo nel rispetto della parità di trattamento.

In Germania, gli esponenti dei partiti concorrenti hanno pari opportunità d’accesso ai programmi d’informazione politica, ponderate sulla rappresentatività elettorale degli stessi (anno di fondazione, numero di iscritti, radicamento territoriale), estese anche alla messa in onda degli spot elettorali (autogestiti dalle formazioni politiche, di durata non superiore ai due minuti e mezzo e separati dagli annunci pubblicitari di carattere commerciale). La competizione politica, oggi articolata su più piattaforme partecipative, non può prescindere da regole certe, nel rispetto del pluralismo e della trasparenza, per tutelare l’integrità del processo democratico.

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