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    Home » Politica » Ema, l’Italia prova a prendersela. Gentiloni: “La partita non è chiusa”

    Ema, l’Italia prova a prendersela. Gentiloni: “La partita non è chiusa”

    Governo, Regione e Comune compatti a sostegno dei ricorsi (leggi il testo) contro la decisione di assegnare l'Agenzia europea del farmaco ad Amsterdam. Ma le possibilità sono quasi nulle. Maroni: “Questione al 99% politica e all'1% giurisdizionale”

    Lena Pavese di Lena Pavese
    31 Gennaio 2018
    in Politica
    Ema, Milano, Amstedam, sede, ricorso

    Un momento della campagna #Ema2Milano

    Bruxelles – La politica italiana fa quadrato e tenta il colpo di coda per prendersi l’Agenzia europea del farmaco (Ema), dopo che si è accertato che la sede scelta, Amsterdam, non sarà pronta per tempo. La leva italiana per i ricorsi presentati alla giustizia Ue è in sostanza un’informazione ritenuta “incompleta” , o per lo meno “non accurata” sulle caratteristiche di ospitalità della città olandese fornita ai governi dei 27, che hanno scelto dove spostare i 900 dipendenti dell’Unione dopo la Brexit dunque su basi che possono aver depistato la decisione.

    Tribunale e Corte di Giustizia dell’Ue confermano che sono stati presentati due ricorsi (per annullamento della decisione di assegnazione): davanti al Tribunale Ue: Comune di Milano / Consiglio (T-46/18)  e davanti alla Corte di Giustizia Ue: Italia/Consiglio (C-59/18).

    “Dobbiamo provarci, sapendo che l’Ema è importantissima, interessa la salute di tutti i cittadini. C’è stata la gara tra 27 Paesi, noi abbiamo fatto un figurone perché siamo arrivati primi e poi abbiamo perso il sorteggio ma poi è emerso che ci sono informazioni incomplete nel dossier di Amsterdam”, ha spiegato oggi il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni intervenendo alla trasmissione Rai Uno Mattina. “Chiediamo alla Corte di Giustizia e poi al Parlamento Ue di valutare – ha aggiunto il premier -. La partita non è chiusa ma non dobbiamo farci illusioni che sia facile riaprirla – ha ammonito – perché le procedure sono state seguite”.

    Sul Corriere della Sera il sottosegretario alle Politiche europee Sandro Gozi spiega che il ricorso “è un atto doveroso del governo, anche se – avverte anche lui – il caso è molto difficile… i vari consiglieri giuridici hanno evidenziato le difficoltà di un percorso che potrebbe durare pochi mesi nel caso fosse giudicato inammissibile e molti mesi se si dovesse entrare nel merito. Ma, senza il ricorso, non sapremmo mai se l’Agenzia potrà funzionare senza soluzione di continuità. Non potevamo non presentarlo”.

    Secondo Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia, intervenuto oggi a Radio Rai “quando ci si accorge di aver fatto un errore, pur nel rispetto delle procedure, bisogna intervenire. Può farlo il Parlamento Europeo e la Commissione”. Per l’esponente della Lega “bisognerebbe riprendere in mano il dossier; a novembre c’era il rischio che Amsterdam non fosse pronta ora c’è la certezza. Io non faccio tanto affidamento sulla Corte di Giustizia, perché le procedure sono state rispettate, quindi non c’è stato dolo. Serve far ricorso per porre la questione sul tappeto ma quello che è più importante è l’azione che il governo italiano deve fare”. Con lucidità Maroni chiarisce che “la questione è al 99% politica e all’1% giurisdizionale”.

    “Ho chiamato Gentiloni e gli ho detto che è il momento di essere aggressivi, facciamolo, proviamoci, fino in fondo”, ha detto ieri il sindaco di Milano Beppe Sala. “Il Comune di Milano, con a supporto la Regione Lombardia ha presentato un ricorso avanti al Tribunale Ue in Lussemburgo per l’annullamento della decisione adottata dal Consiglio dell’Unione Europea”, ha annunciato ieri sera Palazzo marino. “Tale ricorso sarà indipendente da quello presentato dal governo italiano – precisa una nota – pur in garanzia del necessario coordinamento”.

    Tags: amsterdambrexitEmaGentiloniGoziMaroniMilanoricorsosede

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