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    Home » Economia » Mini, Range Rover, Nissan e Toyota: rischi Brexit sulla domanda delle auto ‘made in UK’

    Mini, Range Rover, Nissan e Toyota: rischi Brexit sulla domanda delle auto ‘made in UK’

    Secondo uno studio del Parlamento europeo l'aumento delle tariffe all'import-export può ridurre la richiesta di vetture britanniche nel continente. I britannici prevedono 2,7 miliardi in più all'anno per gli acquisti Ue

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    19 Marzo 2018
    in Economia
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    Bruxelles – I costruttori europei dell’auto (Acea) vogliono regole chiare per continuare a poter vendere vetture tra Regno Unito e Unione europea anche dopo la Brexit. Una richiesta che arriva a pochi giorni dal vertice dei capi di Stato e di governo dell’Ue, e che vuole dare certezze ad un settore dove i costi dell’addio britannico al mercato unico sono già stati calcolati. Molto dipenderà da cosa si riuscirà a raggiungere in sede negoziale, ma è già stato accertato che il settore automobilistico non uscirà indenne dalla Brexit.

    La Society of Motor Manufacturers and Traders (Smmt), la più importante associazione industriale di categoria del Regno Unito, ha calcolato che in caso di future relazioni commerciali tra Londra e le altri capitali basate sulle regole dell’Organizzazione mondiale per il commercio (Wto), si avrebbe un costo del 10% in più nelle importazioni e nelle esportazioni di auto. Tradotto in cifre, Smmt stima un aumento di almeno 2,7 miliardi di sterline (pari a circa 3,1 miliardi di euro) all’anno per le quattro-ruote prodotte nell’Ue, e un aumento annuo di 1,8 miliardi di sterline (circa 2 miliardi di euro) per le vendite ‘made in Uk’ oltre Manica. Numeri relativi al solo mercato dell’auto, che possono aiutare a capire quanto c’è in gioco a livello economico.

    Uno studio del Parlamento europeo realizzato per conto della commissione Mercato interno sottolinea che a un eventuale aumento dei prezzi del 10% per via di scambi regolati in regime di Wto, si aggiungerebbe anche “un ulteriore aumento dei costi non tariffari per gli scambi dell’ordine del 3%” dovuto all’uscita di Londra dall’unione doganale. Questo rischia di “scoraggiare” rifornitori delle filiera che, in caso di tassi di cambio invariati, “potrebbe comportare una considerevole perdita di domanda nel continente per Mini, Range Rover, Nissan e Toyota prodotte nel Regno Unito”. Insomma, c’è lo spettro di una batosta commerciale per il Regno Unito. Ma l’Ue non può stare meno tranquilla. Lo stesso studio ricorda come in termini di affari chi ha più in ballo è il mercato a dodici stelle. Se si guarda il flusso di scambi di veicoli stradali (dati 2015), si vede che gli Stati membri dell’Ue hanno venduto in Regno Unito modelli per complessivi 58,8 miliardi di euro, acquistando dai partner d’oltre Manica per ‘soli’ 19,9 miliardi di euro.

    Ma non ci sono soltanto scocche, motori e accessori in gioco. Il settore auto contribuisce al dibattito tutto politico sul rispetto dei diritti dei cittadini, linea rossa invalicabile per l’Unione europea impegnata nelle difficili trattative per le future relazioni. Almeno il 10% delle persone impiegate nel settore automobilistico britannico è composto di cittadini europei provenienti dai diversi Stati membri dell’Ue. La Smmt ha sottolineato la necessità di “garantire che si possa ancora assumere persone dall’Ue per soddisfare le nostre urgenti necessità di competenze che non possiamo trovare a livello locale”.

    Tags: autoautomobilebrexitcommerciominimotoriNissanrange roverscambitoyotatrasportiueWto

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